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Alessandro Enriquez crea il suo marchio omonimo

Pubblicato il
today 7 lug 2018
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Il vulcanico stilista siciliano prosegue nelle sue tante collaborazioni creative e decide di utilizzare il proprio nome e cognome come suo nuovo brand.

Un giubbotto di jeans con Woody Woodpecker by Alessandro Enriquez


Il primo marchio fondato da Enriquez, 10x10AnItalianTheory, si è concentrato ormai esclusivamente sull’abbigliamento donna, ed è distribuito in Italia, Cina, Corea del Sud, Giappone, USA, Germania, Francia e qualche altro Paese europeo in una quarantina di punti vendita d’alto livello (come Biffi, Banner, 10 Corso Como, Parisi, Blu Capri, Malibu, HP France, Mercis by Edith e Le Bon Marché), ma lo stilista ha appena presentato la prima collezione di prêt-à-porter con il suo nuovo marchio eponimo, che punta alla medesima distribuzione. Una proposta di una sessantina di capi unisex realizzati con la fibra naturale Tencel, che deriva dall’eucalipto, e lavati senza l'utilizzo di agenti chimici.
 
“Il marchio Alessandro Enriquez diventa il contenitore di tutti i miei progetti, mentre 10x10AnItalianTheory ne diventa un’appendice interna”, rivela lo stilista. All’interno della collezione trova spazio anche una capsule in collaborazione con la casa di produzione cinematografica Universal, con protagonista il personaggio dei cartoon Woody Woodpecker, ultima di una serie di collaborazioni che Alessandro Enriquez ha avviato con le major americane (nell’elenco anche MGM, Disney, Warner Bros…).

Quattro Ugly Dolls rivisitate nell'ambito del progetto“Fashion Comics”. Da sinistra:Fun & Fun,I’M Isola Marras,10x10AnItalianTheory, Goganga.


“Queste vantano ricchi portafogli di property di cartoni animati e si affidano a me, che da sempre mi trovo a mio agio con le grafiche e l’estetica vintage, per una ‘rispolverata’ di questi personaggi iconici. La Universal ci supporta mediaticamente a livello mondiale, ma cede l’utilizzo della property intellettuale, tanto che la parte riferita alle mie creazioni è ad appannaggio del mio commerciale. Per ora è una licenza stagionale”, racconta il designer basato a Milano.

Ma Enriquez lavora da tanti anni anche nel kidswear. Pitti Bimbo ha fatto da cornice a una serie di progetti nati anni fa. Il primo è “Fashion Comics”. Si tratta di “un contenitore che mette a disposizione di alcuni brand dei personaggi di cartoni animati. I designer creano degli artwork o addirittura dei look interi. Nel caso dell’edizione appena conclusasi sono state utilizzate le “Ugly Dolls”, inventate da David Horvath e Sun-Min Kim nel 2001, per realizzare delle capsule ‘mini-me’”, dice lo stilista. Enriquez ha ideato questa iniziativa e l’ha sviluppata in collaborazione con CPLG Italiy, l’agenzia di licensing nata nel 1974 con sede a Londra, che gestisce il brand Ugly Dolls in Europa, ma che rappresenta anche marchi come Chupa Chups, Mentos, Space Invaders, Felix the Cat, Peanuts, Pink Panther, Star Trek, Doctor Who o Top Gear.

Lo spazio "Kid's Evolution" a Pitti Bimbo 87. Tutto a destra, seduto in maglia verde, Alessandro Enrique - Pitti Immagine


Ognuno dei brand coinvolti nell’iniziativa (Mimisol, Simonetta, Gallucci, Péro, I’M Isola Marras, 10x10AnItalianTheory, Bad Deal, Fun & Fun, Mimida, Leontine Vintage, Goganga) ha vestito un plush di Ugly Dolls e ha realizzato una t-shirt stampata dalla romagnola Camac. “Tutto il ricavato della vendita dei peluche personalizzati dagli stilisti, e sottolineo tutto, verrà devoluto all’Oxfam in favore dei bambini più bisognosi, società di cui seguo da vicino i progetti nonostante lo scandalo emerso qualche mese fa nel Regno Unito. Non è per una mela marcia che tutto il sistema diventa corrotto, e quindi continuerò a seguirli e a controllare in loco (come ho fatto lo scorso anno per la “Casa delle Culture”, che si occupa di accoglienza di migranti a Scicli) dove vanno i soldi che versiamo”, puntualizza Enriquez.
 
È continuato poi all’ultimo Pitti Bimbo il progetto “Kid’s Evolution”. È “un contenitore nato ai tempi in cui lavoravo da Condé Nast in “Vogue Bambini”. Vi coinvolgo miei colleghi designer che hanno sempre fatto ricerca nel mondo dell’adulto, che invito a sperimentarsi in una capsule bambino”, continua Enriquez. “Un progetto, dal quale sono partiti brand come Stella Jean o Vivetta, con il quale supportiamo i talenti per tre stagioni, mettendo loro a disposizione spazi espositivi, passaggi di buyer e sostegno mediatico. E sono contento che il Pitti l’abbia capito a seguito delle mie sollecitazioni, perché le start-up molto spesso non durano neanche una stagione”, chiosa Enriquez. In questo caso i marchi coinvolti sono stati I’M Isola Marras, Bad Deal, Mimida, Leontine Vintage, Jimi Roos e The Dots.

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