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Versione italiana di
Laura Galbiati
Pubblicato il
22 feb 2018
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Albino, Vanotti, Arbesser: spazio alla nuova generazione del made in Italy

Versione italiana di
Laura Galbiati
Pubblicato il
22 feb 2018

Prima di lasciare posto ai “tenori”, come Gucci, sono stati tre designer della nuova generazione del made in Italy ad aprire le danze, la mattina del 21 febbraio, nella prima giornata di sfilate milanesi. Albino Teodoro, Lucio Vanotti e Arthur Arbesser, che hanno svelato ciascuno il loro stile ben definito con tre collezioni per l’autunno/inverno 2018-19 molto interessanti.

il cappotto-vestito di Albino Teodoro - PixelFormula


Il più grande di loro, Albino D’Amato, ha fatto il suo ritorno sulle passerelle milanesi lo scorso anno con la sua linea di prêt-à-porter ribattezzata Albino Teodoro. Dopo aver creato la Maison Albino nel 2004, lo stilista passato per la Camera Sindacale della Moda ha ristrutturato nel 2014 la sua attività, riprendendo il controllo della sua produzione e distribuzione. Il suo marchio è venduto oggi da circa 70 clienti multimarca. La sua collezione si distingue per la maestria dei tagli e mixa abilmente classico e contemporaneo.
 
“Mi sono ispirato ai movimenti d’arte contemporanea che decontestualizzano le opere del passato ricollocandole in un contesto moderno. Sono quindi partito dalle mie basi della moda giocando sui volumi e le forme e sul mix di materiali, con tessuti maschili, satin doppi, jacquard”, ha spiegato lo stilista nel backstage.

In effetti i contrasti si trovano ovunque in questa collezione, dove donne con i guanti portano sandali con i tacchi con calze in tartan. Le martingale dei cappotti sono smisurate e in toni contrastanti, ampi abiti drappeggiati in satin che risplendono di una grande semplicità si alternano a completi in broccato stile tappezzeria con maniche a sbuffo.
 
Bretelle interne permettono di sospendere alle spalle degli abiti dei maxi piumini, ma anche ricchi cappotti jacquard, trasformati così in vestiti con bretelle. “C’è da un lato un lavoro di costruzione per permettere un doppio utilizzo dei vestiti, ma soprattutto ho voluto offrire alla donna delle altre modalità di usare gli abiti, donando un aspetto più giovane ad alcuni pezzi”, ha sottolineato Albino D’Amato.

L'outfit "denim" in lana inglese di Lucio Vanotti - PixelFormula


Lucio Vanotti, che lo seguiva nel calendario milanese, ha sorpreso utilizzando per questa stagione una palette molto colorata. E con successo! Noto per la sua moda senza costrizioni di un’eleganza naturale, con vestiti unisex dallo stile minimalista, il creativo ha proposto per la prima volta una serie di pezzi monocromi dai toni vivaci: arancio, rosa shocking, blu elettrico, ruggine, giallo.
 
È l’uniforme, in tutte le sue declinazioni (sportiva, di lavoro, abito classico, ecc.), che il designer ha voluto reinterpretare, come ha raccontato a FashionNetwork.com dietro le quinte: “Ho ripreso i codici più immediati delle differenti uniformi, come il colore e il comfort dello sport, l’eleganza e la ricerca dei tessuti dell’universo classico, ma esacerbando tutto, dalle forme ai colori”.
 
Il guardaroba per uomo e donna concepito dal designer rivede quindi la classica combinazione del gioco del meccano, con zip sul davanti e sulle tasche, soprabiti tipo o ancora tradizionali abiti principe di Galles. In questo caso, le proporzioni dei pantaloni sono riviste con un cavallo molto basso per l’uomo, mentre la donna porta una sopra gonna che altro non è che la parte bassa dell’abito principe di Galles. Per lui e per lei si impone la camicia in cotone a righe blu, mentre le scarpe sono rigorosamente bianche.
 
Quanto al tradizionale vestito in velluto a coste, si trasforma in un tailleur pantalone marrone per la donna con una giacca dalle proporzioni maschili senza risvolti. Interessante anche la rilettura del jeans, con quattro pezzi effetto denim nei toni dell’arancio (la salopette, la gonna mezza lunghezza, il pantalone e il giubbotto) realizzati in realtà in un tipo di lana inglese. Pullover e giacche in felpa scivolano sul corpo in un cromatismo esplosivo.

Arthur Arbesser rende omaggio a Vienna - DR


L’ultimo designer del trio, Arthur Arbesser, fa parte dei nuovi talenti stranieri che hanno preso domicilio a Milano, dove ha creato il suo brand di prêt-à-porter donna nel 2013 e dove sfila. Per questa stagione, ha voluto dedicare la sua collezione a Vienna, sua città natale, ispirandosi ai dipinti della Secessione.
 
Questo abbigliamento viennese scintilla con stivali in vernice colorata o dorati e con numerosi pezzi in lurex a effetto metallico. La collezione si compone di abiti a media lunghezza leggermente svasati, di lunghe gonne plissettate o con lo spacco e di tailleur a stampe geometriche (righe, losanghe, strisce) ispirate a dettagli architettonici e ad altri oggetti sviluppati nelle arti applicate alla fine del 19esimo secolo a Vienna, dalle ceramiche ai mobili, dai vetri soffiati alle tappezzerie.
 
Grandi fiori astratti si impossessano di un abito o si stagliano su una giacca caratterizzata da grandi pennellate. “Ogni look fa pensare a un quadro che combina eleganza e gusto artistico”, ha commentato al termine dello show lo stilista, che ha utilizzato la maglia, la lana stampata, così come le stoffe tipiche della Secessione. L’azienda tessile Backhausen, specializzata in tessuti per l’arredo, ha reinterpretato per l’occasione alcuni tessuti dei suoi archivi, come la lana o la seta, per adattarli all’abbigliamento.

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