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13 ott 2020
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Web Tax rinviata al 2021

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Ansa
Pubblicato il
13 ott 2020

L'Ocse lancia un nuovo accorato appello alla comunità internazionale affinché si giunga alla tanto sospirata web tax mondiale sui colossi del web come Amazon, Google o Facebook. I 137 Paesi membri dell'organismo internazionale con sede a Parigi hanno fatto flop. L'obiettivo era quello di giungere ad un'intesa entro fine 2020, la data limite indicata dal G20, ma niente. L'accordo non c'è. A questo punto si spera in una fumata bianca a metà 2021.

Ansa


"In assenza di una soluzione mondiale fondata sul consenso, il rischio di nuove misure unilaterali e non coordinate è reale e aumenta di giorno in giorno", avverte il segretario generale dell'Ocse, Miguel Angel Gurria, secondo cui "condurre questi lavori a buon fine è un imperativo: un fallimento rischierebbe di portare controversie fiscali che rischiano di degenerare in guerre commerciali, in un momento in cui l'economia mondiale è in grande difficoltà".

L'Ocse evoca, tra l'altro, lo scenario nero di un conflitto commerciale di portata globale scatenato dall'adozione di tasse unilaterali sui servizi digitali. Una prospettiva che, secondo l'organismo, potrebbe portare un taglio del Pil mondiale di oltre l'1% annuo.

Secondo l'Ocse, la comunità internazionale ha comunque compiuto "progressi sostanziali" verso la conclusione di una soluzione di lungo termine fondata sul consenso multilaterale. "Il bicchiere è mezzo pieno: il pacchetto è quasi pronto ma manca un accordo politico", ha commentato il responsabile per le politiche fiscali dell'Ocse, Pascal Saint-Amans, che spera in un accordo il prossimo anno.

La road map adottata in sede tecnica - che verrà presentata mercoledì ai ministri delle Finanze del G20 - prevede anche l'instaurazione di un tasso minimo mondiale di imposizione che potrebbe essere fissato al 12,5% .

"Il lavoro realizzato al livello tecnico costituisce una base solida per ottenere finalmente una decisione politica", si è rallegrato il ministro francese dell'Economia, Bruno le Maire, mentre il suo omologo tedesco, Olaf Scholz, vede in questa 'road map' "un enorme passo in avanti".

Intanto, secondo quanto scrive il Financial Times, l'Unione europea sta stilando una lista di una ventina di grandi società di internet, che probabilmente includeranno giganti statunitensi come Facebook e Apple, che saranno soggetti a regole più stringenti nel tentativo di frenare il loro potere sul mercato. Le piattaforme dovranno rispettare un regolamento più severo nei confronti dei concorrenti più piccoli e saranno obbligate a condividere i dati con questi, oltre a essere più trasparenti sulla raccolta delle informazioni. In casi estremi, l'Ue cercherà di affrontare i problemi strutturali scindendo le società o costringendole a vendere unità, se non rispettano le regole sulla concorrenza. L'elenco verrà compilato in base alla quota di ricavi sul mercato e al numero di utenti e potrebbe includere anche società che costringono i concorrenti a utilizzare le proprie piattaforme per commerciare. L'iniziativa da parte di Bruxelles potrebbe accelerare le misure da intraprendere per riequilibrare il mercato dei big tech più rapidamente obbligandoli a condividere i dati con i concorrenti.

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