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Pubblicità

Vivarte, o lo smantellamento di un grande gruppo francese di moda

Versione italiana di
Laura Galbiati
Pubblicato il
today 7 nov 2018
Tempo di lettura
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Continuano le cessioni dei marchi di Vivarte. Se nel 2017, prima dell’accelerazione della sua “cura dimagrante”, il gruppo francese raggruppava 14 insegne di moda e impiegava circa 20.000 persone, tra qualche mese conterà solamente due brand nel suo portfolio, La Halle e Caroll. La società ha infatti annunciato il 5 novembre di essere alla ricerca di acquirenti per San Marina, Minelli e Cosmoparis. Sebbene non fosse previsto, evidentemente la direzione ha dovuto rivedere alcune decisioni, anche se scritte nero su bianco.

Vivarte ha dichiarato di aver registrato un fatturato di 1,8 miliardi di euro nel 2017, contro 3,1 miliardi nel 2012 - Vivarte - André


Dopo aver dichiarato con fermezza che non avrebbe ceduto André e Naf Naf, e, successivamente alla loro vendita, aver confermato energicamente che avrebbe mantenuto cinque dei suoi marchi, Vivarte ha deciso oggi di concentrarsi su La Halle e Caroll, con l’obiettivo di focalizzare i propri investimenti su questi due brand. Non si può fare a meno di pensare a uno smantellamento totale, visto lo storico a dir poco “fluttuante” delle comunicazioni del gruppo.
 
Ora un’altra questione si presenta: la messa in vendita di tutte queste insegne, e quindi lo smembramento del gruppo, era già stata decisa da circa due anni dalla direzione? Alcuni sindacati sostengono questa ipotesi. “Stiamo entrando nella fase finale dello smantellamento di Vivarte, come una macchina che viene trasformata in tanti pezzi separati”, ha rivelato Jean-Louis Alfred, delegato sindacale CFDT (Confédération française démocratique du travail) del gruppo, che si stupisce del silenzio dei politici sulla vicenda. “Patrick Puy sapeva che al suo arrivo avrebbe venduto tutto”.

Specialista del risanamento di aziende in difficoltà, Patrick Puy ha assunto a fine 2016 il ruolo di CEO di Vivarte. Alcune fonti, che sostengono che il manager non voglia essere associato a livello mediatico alla possibile fine del gruppo, lo danno già vicino alla francese Bourbon (impianti petroliferi). Ma la comunicazione di Vivarte sostiene invece che resterà.
 
La congiuntura economica del settore abbigliamento non è certo delle migliori, come ha precisato il gruppo, ma la vera causa di queste cessioni multiple è innanzitutto la scadenza del rimborso del suo debito, fissata a ottobre 2019. Fino ad allora, un massimo di cash dovrà essere reso disponibile per soddisfare gli azionisti. E in quest’ottica, anche Caroll potrebbe essere ceduto nel corso del prossimo anno.
 
Nel 2017 c’era già stata una rinegoziazione del debito, diminuito di 846 milioni, a circa 600 milioni di euro. Grazie soprattutto alla vendita di Besson e Naf Naf, restano ancora 400 milioni, ma le cessioni di Minelli e San Marina difficilmente raggiungeranno tale cifra…
 
Questa situazione critica è stata causata progressivamente dagli LBO operati sulla società nel 2004 e soprattutto nel 2007. Flashback: il gruppo si è creato attorno ad André (oggi passato nella mani di Spartoo), player storico della calzatura che ha avviato la sua attività nel 1896, per diversificare poi nell’abbigliamento creando La Halle nel 1984 e inanellando una serie di acquisizioni negli anni ’80 e ’90 fino a raggruppare 24 marchi. Nel 2004 il primo passaggio di mano, con l’acquisizione da parte del fondo PAI Partners, che rivende il gruppo nel 2006 a Charterhouse, con un’incerta operazione a effetto leva che ha causato un debito abissale.
 
Dal quel momento si sono susseguiti alla guida della società una serie di manager che non sono riusciti a risolvere la situazione, finché la crisi economica del 2009 ha dato un ulteriore scossone al colosso. Nel 2014, i suoi creditori (i fondi Alcentra, Babson, GoldenTree e Oaktree) hanno preso il controllo di Vivarte, accettando di cancellare 2 miliardi di euro di debito e consentendo di immettere 500 milioni di euro di liquidità. Sotto pressione dal punto di vista finanziario, è allora che le cessioni dei marchi hanno cominciato a prendere forma.
 
Dovendo ripagare degli interessi alquanto elevati, nell’ordine del 13,4% secondo la CFDT, Vivarte non sarà quindi più un gruppo se la vendita di Caroll venisse confermata e alla fine non rimanesse che un solo brand, La Halle.

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