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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
16 nov 2018
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3 minuti
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Victoria's Secret pesa sui conti di L Brands e la CEO Jan Singer dà le dimissioni

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
16 nov 2018

La CEO del marchio statunitense di lingerie Victoria's Secret, Jan Singer, ha dato le dimissioni, a pochi giorni di distanza dall’emblematico défilé dell’azienda (le cui vendite ristagnano), e da una polemica sulle diversità delle modelle.

Uno store di Victoria's Secret


Una fonte vicina all’azienda ha confermato all’agenzia AFP la partenza di Jan Singer, prefigurata da numerosi mass media americani, senza precisarne le ragioni. La CEO era in carica da settembre 2016. L Brands, la casa madre di Victoria's Secret, non ha voluto commentare questa notizia.
 
La polemica cui si è accennato è stata causata dall’intervista rilasciata dal direttore marketing di Victoria's Secret, Ed Razek, al sito della rivista Vogue, nella quale il responsabile ha categoricamente scartato la possibilità di far sfilare nel défilé degli ‘angeli’ del marchio, la cui ultima edizione si è tenuta giovedì scorso a New York, delle modelle transgender o donne formose.

Inoltre, Ed Razek ha accusato la cantante Rihanna di aver fatto del politically correct con la sua linea di lingerie Savage X Fenty, la cui sfilata comprendeva delle modelle curvy.
 
Queste dichiarazioni hanno suscitato un'ondata di critiche sui social network, al punto che il direttore marketing ha dovuto scusarsi pubblicamente, assicurando che Victoria's Secret non avrebbe problemi a far sfilare una modella transgender.

Victoria's Secret 2018 - Primavera-Estate 2019 - Womenswear - New York - © PixelFormula


Oltre alla polemica, la partenza della CEO Jan Singer va ad inserirsi in una congiuntura difficile per il marchio, che in questi ultimi anni ha sofferto di un rallentamento delle vendite, contrattesi dell’8% nel 2017.
 
Nel primo semestre del 2018, L Brands è riuscito a stabilizzare il fatturato del suo marchio di biancheria intima, grazie soprattutto all’apertura di molti negozi in Cina e allo sviluppo delle vendite online.
 
Infatti, mentre le vendite del gruppo dell'Ohio hanno raggiunto gli 860,5 milioni di dollari (757,89 milioni di euro) in ottobre, crescendo dell’8% rispetto allo stesso mese dello scorso anno, e del 4% su base comparabile, quelle di Victoria’s Secret sono rimaste disperatamente piatte.

Lo 0% di crescita a negozi comparabili della griffe di intimo contrasta con l’impressionante +11% registrato da un altro marchio di L Brands, Bath & Body Works, specializzato invece nei prodotti di bellezza.
 
Nel terzo trimestre, chiuso il 3 novembre 2018, le vendite del gruppo statunitense sono arrivate a 2,775 miliardi di dollari (2,44 miliardi di euro), +6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (+4% su base comparabile).

Elsa Host indossa il "Fantasy Bra 2018" di Victoria’s Secret, creato in collaborazione con Atelier Swarovski - Instagram: @victoriassecret


Le vendite di Victoria’s Secret sono state di 1,529 miliardi di dollari (1,35 miliardi di euro), con vendite su base comparabile diminuite del 2%. Il marchio si trova a combattere contro una crescente concorrenza e il cambiamento nei gusti dei consumatori, che oggi preferiscono prodotti più semplici e più abbordabili. Perciò, punta sui mercati esteri per compensare le sue performance deludenti sul territorio americano, tanto che presto dovrebbe anche aprire un flagship a Parigi.

Nei primi 9 mesi del 2018, le vendite del gruppo L Brands sono aumentate del 7%, a 8,385 miliardi di dollari (7,39 miliardi di euro), e del 3% su base comparabile. Ma anche in questo caso le vendite su base comparabile di Bath & Body Works, in salita del 3%, hanno difficolta a compensare il calo dell’1% di quelle di Victoria’s Secret.

Alla luce di questi risultati, L Brands ha annunciato perdite di 0,17 dollari (0,15 euro) per azione nel terzo trimestre. Queste previsioni tengono conto di un esborso di cassa al lordo delle imposte per 20 milioni di dollari (17,62 milioni di euro) a causa della chiusura dell’attività dei negozi della sua catena Henri Bendel, oltre che a una svalutazione di 80 milioni di dollari (70,46 milioni di euro) relativa ad alcuni asset di Victoria’s Secret.

Con AFP

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