Versace passa a Michael Kors, famiglia conserva ruolo in azienda

Il gruppo americano Michael Kors, a cui fanno capo Michael Kors e (dal 2017) la griffe di calzature di lusso Jimmy Choo, ha raggiunto un accordo per rilevare il controllo di Versace. Lo dicono tre fonti vicine alla situazione, confermando indiscrezioni stampa che citavano lo stilista statunitense tra i possibili acquirenti. Secondo due delle fonti interpellate, il marchio italiano è stato valutato almeno 2 miliardi di dollari (circa 1,7 miliardi di euro).

Donatella Versace - REUTERS/Stefano Rellandini

La famiglia Versace, che oggi detiene l’80% della società, continuerà a mantenere un ruolo in azienda con una quota minoritaria, mentre uscirà completamente il fondo Blackstone, entrato nel 2014 con il 20% del capitale. 
 
Michael Kors avrebbe quindi avuto la meglio su Tiffany, altro gruppo del lusso che, stando a quanto riportato dal Corriere della Sera, era in lizza per aggiudicarsi il controllo della casa della Medusa.
 
Tra i pretendenti interessati a rilevare il marchio italiano figurava anche la francese Kering, che tuttavia avrebbe trovato il prezzo troppo alto, sempre secondo indiscrezioni del CDS.
 
In una recente intervista rilasciata al quotidiano nazionale, il CEO di Versace, Jonathan Akeroyd, aveva affermato di voler raggiungere, “a breve termine”, l'obiettivo di un miliardo di euro di giro d'affari, sottolineando – senza precisare il periodo –  che le vendite erano aumentate “del 18% in un anno e il risultato di gestione (EBITDA) del 50%”.
 
Nel 2016, la griffe del lusso aveva realizzato ricavi per 686 milioni di euro, con un risultato netto negativo di 7,4 milioni di euro, prima che tornasse positivo raggiungendo i 15 milioni di euro nel 2017.
 
Un altro pezzo del Made in Italy passa quindi in mani straniere: stessa sorte era toccata anche ad altri big del comparto come Gucci, Valentino, Loro Piana e Krizia. Ma non si ferma qui il lungo elenco dei grandi nomi della moda nazionale rilevati da big esteri, a cui occorre aggiungere anche Pucci, Fendi e Bulgari (passati a LVMH), Bottega Veneta, Brioni e Pomellato (ora sotto Kering), e poi l’e-tailer del lusso YNAP, recentemente acquisito dall’elvetica Richemont per 2,7 miliardi di euro, e il marchio di lingerie La Perla, finito sotto il controllo del fondo olandese Sapinda.
 
Delle griffe italiane dell’alta moda ancora indipendenti resistono, tra tutte, Armani, Prada e Ferragamo. E se le prime due hanno categoricamente escluso qualsiasi possibilità di cessione (la prima attraverso l’istituzione di una Fondazione che ne garantirà la successione, la seconda con l’annuncio del prossimo passaggio di consegne tra Patrizio Bertelli e il figlio), la terza potrebbe riservare qualche sorpresa. Nonostante le nette e ripetute smentite arrivate dalla famiglia fondatrice, recenti rumors descrivono la casa fiorentina sul punto di cedere parte delle sue quote ad una società di private equity.
 
Il 2017 è stato l’anno del ventennale della morte del geniale stilista reggino, Gianni Versace, che ha fondato il marchio a Milano, nel 1978. La società di moda Versace è controllata con una quota maggioritaria dalla holding di famiglia Givi, posseduta al 20% da Donatella Versace (Vice presidente e direttore creativo della griffe), al 50% da sua figlia Allegra e al 30% dal fratello Santo (Presidente del CdA).
 
Ad oggi, il gruppo Versace distribuisce i suoi prodotti attraverso un network di oltre 200 monomarca diretti e più di 1.500 punti vendita multibrand.

La redazione con Reuters

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