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Pubblicato il
8 ott 2021
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Vendite d'agosto fiacche, si teme il caro-prezzi

Di
Ansa
Pubblicato il
8 ott 2021

Per i consumi degli italiani si conferma il trend di segno positivo. Ma nel commercio la dinamica delle vendite appare ancora troppo fragile per poter intravedere un ritorno ai livelli pre-Covid, soprattutto per lo spettro incombente dei rincari, tra bollette e fiammata dei costi energetici, che rischia di innescare un surriscaldamento generale dei prezzi e 'bruciare' la capacità di spesa delle famiglie.

Ansa


Le vendite al dettaglio ad agosto hanno registrato una performance incoraggiante trainata prevalentemente da elettrodomestici e televisori. Rispetto al mese di luglio si è avuta una crescita dello 0,4% (sia in valore sia in volume) e l'Istat ha certificato che a incidere maggiormente è stato l'aumento delle vendite dei beni non alimentari (+0,7% in valore e +0,8% in volume) a fronte di una sostanziale stazionarietà per gli alimentari (+0,1% in valore e -0,1% in volume).

Rispetto ad agosto 2020, le vendite al dettaglio sono cresciute dell'1,9% e anche in questo caso l'andamento dei beni non alimentari è positivo (+3,2% in valore e +2,0% in volume) mentre gli alimentari crescono in valore (+0,5%) ma flettono leggermente in volume (-0,3%). Sempre rispetto ad agosto 2020, il valore delle vendite al dettaglio cresce in tutti i canali distributivi: la grande distribuzione (+1,2%), le imprese operanti su piccole superfici (+1,2%), le vendite al di fuori dei negozi (+2,3%) e il commercio elettronico (+20,7%).

Ma su questa fase di recupero pesa la minaccia del caro-prezzi. Anche oggi i listini dei carburanti hanno subito revisioni al rialzo, da benzina e diesel a gas e metano. E anche accantonando il fattore energia, è il generalizzato aumento dei costi delle materie prime che rischia di surriscaldare l'inflazione e minacciare il potere di acquisto mettendo a repentaglio una solida ripartenza della domanda interna.

Così, se la macchina dei consumi si è rimessa in moto si tratta però di "una ripartenza fragile, non ancora sufficiente a riportare la domanda interna a livello pre-pandemico" - avverte Federdistribuzione e "occorre prestare attenzione ai possibili effetti inflazionistici derivanti dal rincaro dei beni energetici e di alcune materie prime".

Anche per Confcommercio i dati Istat "confermano le difficoltà di passare da una fase di recupero dei consumi ad una di vera crescita" cosicchè "il dato del 2021 sarà presumibilmente ancora inferiore al 2019", mentre cresce la preoccupazione per gli effetti che la ripresa dell'inflazione, prevista su valori superiori al 3% entro fine anno, potrà avere sui comportamenti delle famiglie".

Il Codacons vede "il rischio concreto" di un "brusco stop delle vendite a causa dei rincari che si stanno verificando in tutti i settori e che comporteranno una sensibile erosione del potere d'acquisto dei cittadini".

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