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Pubblicato il
14 nov 2021
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7 minuti
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Varcotex: record di clienti e giro d’affari

Pubblicato il
14 nov 2021

Azienda integrata verticalmente, l’unica in Europa a ciclo produttivo completo per etichette tessute, cartellini, etichette stampate, in pelle, a microiniezione e ad alta frequenza, la carpigiana Varcotex ha battuto tutti i suoi record quest’anno, tanto che nonostante gli effetti della crisi pandemica incrementerà il fatturato fino a 12 milioni di euro a fine 2021 e ha acquisito un 10% di clienti in più.

Etichette tessute con QR Code di Varcotex


“Grazie alla strada analitica che abbiamo intrapreso per far luce sulla condizione strutturale della produzione ed al percorso dedicato alla sostenibilità, ci riteniamo soddisfatti per aver raggiunto in questi mesi un +50% rispetto al fatturato del 2020, a 12 milioni di euro, per il 90% generato in Italia”, puntualizza Paolo Munari, CEO e titolare di Varcotex, durante una visita alla sede di 7.000 metri quadrati della sua azienda in Via Edison a Carpi.
“Siamo in crescita del +10% anche rispetto al 2019, quando il giro d’affari aveva rappresentato il record assoluto per la società dalla sua nascita avvenuta nel 1982”.
 
Come dimostra Varcotex, il ruolo e la funzione del labelling nell’abbigliamento, nella pelletteria e nella calzatura è diventato sempre più rilevante, abbracciando estetica, marketing e innovazione. Un’azienda moderna di etichette che si voglia distinguere sul mercato deve essere in grado di produrre RFID in cartellini ed etichette tessute lavabili, NFC in cartellini e etichette tessute, ologrammi, fili microscritti in tessuti ed etichette tessute, etichette tessute con codici alfanumerici, QR code univoci, inchiostri invisibili.

“Producendo tutto internamente (in un mercato globale nel quale un 60-70% delle etichette prodotte per moda e lusso viene fatto in Cina), siamo in grado di sviluppare soluzioni non solo produttive, ma anche tecnologiche e creative per moda e lusso. In questo modo integriamo totalmente la filiera del Made in Italy”, tiene a sottolineare Munari. “Ad esempio, Gucci, per cui realizziamo tutte le etichette, ha ideato e sviluppato un progetto realizzato sul campo da noi: l’inserimento di una RFID (identificazione a radiofrequenza, ndr.) nelle etichette per gestire meglio la logistica e tracciare i percorsi dei capi. Lo stesso procedimento lo stiamo realizzando per Moschino, Ferragamo e altri marchi importanti. Sempre Gucci, per alcune sue calzature, ci ha chiesto etichette in stile vintage ricreato o un’altra label con base tessuta, impreziosita da fiori in rilievo applicati che abbiamo confezionato nel reparto serigrafia; una vera e propria integrazione di prodotto”, rivela il proprietario dell’azienda carpigiana. “Le nostre etichette che contengono RFID invisibili al loro interno sono tutte tracciabili, inserendosi totalmente nel mondo dei prodotti anti-contraffazione”.

Paolo Munari, durante la visita alla sua azienda, mostra un esempio di calendario in tessuto ispirato al famoso cartello di Greta Thunberg - G.B. - FashionNetwork.com


E a proposito di creatività, l’azienda carpigiana ha sviluppato tessuti in poliestere. utilizzati da Vuitton o Ferragamo. per l’esterno delle borse o per le tomaie di alcune calzature, un prodotto di nicchia in tessuti jacquard ad alta definizione, filati sottilissimi solitamente poco redditizi da produrre per i tessutai. Anche Lacoste, ha rivelato Munari, ha recentemente chiesto alla società di produrre le proprie etichette più particolari. “Le cose più semplici le fanno realizzare in Cina. A noi lasciano quelle che richiedono ricerca sul prodotto”, dice.
 
Questo know-how interno è tutto Made in Italy, e Munari l’alimenta con l’acquisto di un macchinario diverso ogni mese (oggi ne ha più di 100) per restare aggiornato alle ultime tecnologie; una spesa da quasi 150.000 euro mensili. Varcotex possiede inoltre macchine digitali, serigrafiche o litografiche, con le quali si possono realizzare cataloghi. La progettazione grafica e di ricerca su nuovi tessuti e materiali viene compiuta negli studi interni della società, composti da una quindicina di dipendenti, con Margherita Paganini come responsabile del campionario e della parte creativa.
 
“In azienda abbiamo tre blocchi produttivi: tessitura, pelle e tipografia/stampa”, racconta la stessa Paganini a proposito di come si svolge la produzione. “Nei filati, il poliestere è alla base di tutte le etichette tessute, ma deriva dal petrolio. La soluzione è il poliestere riciclato, che ora va per la maggiore, ma attenzione: riciclarlo per creare altri fili è complicato, perché va pulito con processi di sbiancatura poco ecologici. Il poliestere buttato negli scarti di produzione, tinto in pasta, non è più riciclabile, può essere solo smaltito”. Un problema superabile puntando su filati a base vegetale/naturale, come cotone organico, iuta o lino. Inoltre, le fibre naturali devono essere tessute sui telai cimosati, ad ago. “Il loro problema è che non si riescono a tagliare col calore, perché brucerebbero. Per questo motivo abbiamo lanciato la Biolabel, fibra artificiale termotagliabile che deriva dalla pasta di cellulosa”, precisa Paganini.

Reparto tessitura - Varcotex


“Abbiamo speso molto denaro in ricerca e sviluppo della Biolabel. Tuttavia, per ora, ci tengo a sottolinearlo, quest’etichetta l’ha comprata solo Herno”, si rammarica Paolo Munari. “Il materiale della Biolabel somiglia all’acetato, ma è un’altra cosa. È interessante notare che prima dell’avvento del poliestere, ai tempi della fondazione di questa azienda, tutte le etichette erano fatte come la Biolabel. Il poliestere è molto più facile da lavorare, perciò prese il sopravvento. Abbiamo dunque recuperato l’etichetta antica, tornata ad essere d’avanguardia per il suo lato ecologico, avendo il filato fatto con la polpa di legno”.
 
Nella parte produttiva a stampa, attualmente quasi tutte le carte usate da Varcotex sono certificate FSC. “Stiamo andando alla ricerca di altre carte di derivazione naturale che non usino gli alberi”, continua Margherita Paganini, “che siano riciclate al 100% o parzialmente riciclate con fibra vergine al loro interno. Altrimenti stiamo cominciando a usare carte che derivano dagli scarti tessili del cotone, o che mescolano scarti agroalimentari o della lavorazione del pellame. Esiste poi una carta totalmente tree free, fatta col carbonato di calcio, con mano superliscia ed idrorepellente. Sono carte che hanno ancora alcuni limiti di stile, che non garantiscono sempre di raggiungere le precise richieste dei clienti, quindi stiamo intervenendo sulle loro texture. Poi per stampa e litografia usiamo tinture vegetali, e inchiostri a base acquea per la serigrafia”, spiega.
 
Nel terzo blocco d’attività, quello delle etichette e cartellini in pelle, Varcotex usa la vera pelle, che però inquina per l’acqua utilizzata, le tinture o la concia al cromo, e quindi punta a presentare pellami conciati al vegetale. Oppure propone similpelli derivanti dalla buccia delle mele e dalle vinacce o il piñatex derivante dall’ananas, mentre quella creata dai miceti dei funghi non tiene ancora bene i lavaggi nel tempo. “Spesso è ancora il problema di questi materiali vegetali: una volta lavati si restringono”, spiega ancora Margherita Paganini. “Alcuni studenti di Amsterdam stanno sviluppando un progetto con le bucce dell’albicocca. Ne esce un coagulato simile al poliuretano, ma c’è ancora molto da lavorare per far durare nel tempo e dare funzionalità a queste innovazioni. Per fortuna”, aggiunge “alcuni fornitori sono recentemente riusciti a rendere tali prodotti lavabili, consentendoci di stampare la pelle a caldo, per realizzare salpe con texture superficiali molto simili alla grana della vera pelle e che consentono un ciclo di vita normale”, spiega. “Anche nei materiali a base poliuretanica ci sono grosse novità, con derivazioni che provengono dalle proteine, dai polioli del mais o dall’acido lattico”.

Tutte le etichette di Gucci vengono realizzate da Varcotex - G.B. - FashionNetwork.com


L’attenzione di Varcotex per la sostenibilità si può tranquillamente definire spasmodica, viste le certificazioni Oeko-Tex Standard classe 1, GRS (Global Recycle Standard), e quelle di qualità ISO 9001 e ambientale ISO 14001 che ha ottenuto. Paolo Munari ha anche creato il Varcobosco, nato nel 2019 a Carpi per una riqualificazione del territorio industriale. “Vuole essere il bosco di quartiere che compensa le emissioni di CO2 dell’azienda nell’ambiente”, spiega. “Ormai contiene oltre 500 alberi (ma diventeranno più di 600). Ritengo che al giorno d’oggi le aziende dovrebbero investire una parte degli utili per tutelare l’ecosistema. Io sto cominciando a comprare delle foreste intere. Con gli stessi soldi serviti per il Varcobosco si possono acquistare fino a 70-80.000 metri quadri di bosco in natura sull’Appennino tosco-emiliano, di cui nessuno si occupa, riforestando quelle zone. Sarà il mio prossimo progetto green”.

Varcotex sta anche per dotarsi dello strumento del “Bilancio Sociale” per informare sulla propria eco-sostenibilità e inizierà il processo per certificarsi B-Corp. Inoltre, il parco macchine aziendale ora è interamente composto da auto elettriche e sta per montare 200 kilowatt di pannelli fotovoltaici sul tetto.
 
L’azienda ha circa settanta dipendenti, il 55% donne, e produce ormai 1.300.000 di etichette tessute, 1.000.000 di etichette stampate e 1.100.000 di cartellini al giorno, arrivando a 1.000 clienti (tra i quali nomi come Gucci, Bottega Veneta, Dolce & Gabbana, Aeffe, Dior, Lanvin, Moncler, Moschino, Max Mara, Ferragamo, Bulgari, Givenchy, Rossignol, Valentino o Paul & Shark), un 10% in più rispetto all’anno scorso. Varcotex realizza oltre 100.000 articoli differenti, circa il 20% dei quali riservati a calzature e pelletteria. “Pensate che ci sono delle etichette di Gucci che sono declinate in 16.000 varianti…”, precisa Munari. “Il tutto in un fenomeno di reshoring, di ritorno alla produzione nei propri Paesi d’origine, sia per motivi legati a ricerca e qualità, sia per il fatto che in Cina è diventato più complicato spedire i prodotti. La nostra crescita è proprio dovuta al fatto che abbiamo creduto nel produrre tutto in Italia, che ha rappresentato un plusvalore aggiunto”.

Una macchina per il taglio delle etichette in pelle - Varcotex


Ripartire dalla filiera corta verticale a zero chilometri è infatti un altro obiettivo di Varcotex. “Intendiamosensibilizzare stakeholder e clienti sull’importanza fondamentale di controllare tutta la filiera, per evitare passaggi e sub-forniture non sempre adeguatamente tracciati e tracciabili”, spiega il CEO. “Si pensi che soli 50.000 cartellini importati dalla Cina, che pesano 80 kg, impattano sull’ambiente per 3.000 kg di CO2, pari a 150 alberi, secondo uno studio di Il Sole 24 Ore. Produrre è un problema, ma non producendo si perdono le competenze. Gli imprenditori di questo segmento devono stare attenti, perché i cinesi sono diventati bravissimi”, sottolinea Munari, entrato in Varcotex come impiegato nel 1997, e che tra il 2001 e il 2002 ha finito per acquisire il 100% della società.

Varcotex vanta anche filiali in Cina (a Guangzhou) e Turchia (a Istanbul), dove sviluppa la distribuzione del prodotto per clienti globali. Inoltre, ha acquisito uno spazio di 140 metri quadri in Corso Como 9, a Milano, in cui intende aprire un hub creativo. Proprio in questo senso, ha allo studio una partnership coi ragazzi della milanese Ferrari Fashion School di Via Savona.

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