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APCOM
Pubblicato il
8 gen 2009
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USA: dicembre nero per le principali catene commerciali

Di
APCOM
Pubblicato il
8 gen 2009

Le vendite comparate di dicembre delle principali catene commerciali degli Stati Uniti hanno confermato tutta la debolezza dei consumi anche nella stagione più attesa, quella dello shopping festivo: che nel 2008 ha sofferto infatti la performance più debole in ben 40 anni. Perfino Wal-Mart, da sempre meta preferita dei consumatori americani a caccia di risparmi negli acquisti, ha riportato a dicembre risultati deludenti. Ed è stata costretta a lanciare un allarme sugli utili del suo quarto trimestre fiscale.



Continua a soffrire, insomma, il comparto delle vendite al dettaglio made in Usa: e neanche i forti sconti sono capaci di garantire risultati se non in crescita almeno accettabili. Anzi, proprio per l'effetto boomerang degli sconti - che possono convincere i potenziali acquirenti a entrare nei negozi, ma che vanno a incidere sui margini di profitto -, molti dettaglianti sono costretti a rivedere le loro previsioni al ribasso.

Forti cali delle vendite comparate - ovvero dei negozi aperti da almeno un anno - sono stati incassati da Wal-Mart, ma anche da Sears Holdings, di cui fanno parte le catene dei negozi Kmart e Sears, dal colosso degli articoli di lusso Saks, e da Gap e Abercrombie & Fitch. I risultati di quest'ultima confermano anzi come anche un settore che si è sempre messo in evidenza per la sua crescita negli ultimi anni - quello degli articoli di abbigliamento rivolti al pubblico più giovane - non sia scampato alla crisi dei consumi.

Ma la sorpresa nel mese di dicembre è arrivata per l'appunto da Wal-Mart. I suoi risultati dimostrano in particolare che "gli appartenenti alle fasce più basse di reddito stanno avvertendo la crisi più di quanto avessimo anticipato", ha commentato Ken Perkins, numero uno della società di ricerca RetailMetrics. Le sue vendite comparate sono cresciute infatti di appena l'1,2% - o dell'1,7% escludendo l'impatto delle vendite di benzina -, decisamente meno rispetto al +2,8% atteso.

Il colosso dei grandi magazzini Usa numero uno al mondo, ha tagliato così le stime sugli utili del quarto trimestre fiscale, prevedendo ora un utile per azione compreso tra 91 e 94 centesimi, in ribasso rispetto alle stime precedentemente formulate, che parlavano di un attivo per azione tra 1,03 e 1,07 dollari. Ancora, per il mese di gennaio Wal-Mart stima vendite comparate piatte o in rialzo al massimo del 2 per cento.

"Il contesto economico attuale rimane denso di sfide per tutte le imprese, e i dettaglianti hanno già assistito alla decisione di molti consumatori di ritirarsi dalle spese discrezionali - ha commentato Tom Schoewe, direttore finanziario del colosso - I consumatori sono molto attenti al valore e ai beni di prima necessità". E infatti i suoi negozi hanno venduto soprattutto beni per la cura personale e per la salute, mentre le vendite di prodotti elettronici, di articoli di abbigliamento e di gioielli sono state deboli.

Tra le sue rivali, male anche CostCo, che ha assistito a una flessione delle vendite comparate del 4%; tuttavia, escluso l'impatto delle fluttuazioni nel mercato dei cambi e dei prezzi più bassi della benzina, la performance è stata di un rialzo del 4 per cento. Il risultato è stato negativo per Sears Holding, che ha accusato un calo del 7,3%, causa il tonfo registrato nei suoi punti vendita Usa Sears, pari al 12,8 per cento. Il fatturato di Kmart ha contenuto invece la perdita all'1,1 per cento.

A soffrire è stata poi Macy's, che a dicembre ha fatto sì meglio delle stime, con un ribasso delle vendite comparate pari al 4%, dunque meno del -5,3% atteso. Tuttavia nel periodo compreso tra novembre e dicembre la flessione è stata del 7,5 per cento, tanto che la catena di grandi magazzini ha tagliato le stime sugli utili sia del quarto trimestre che dell'intero anno e ha annunciato la chiusura di 11 punti vendita.

Riguardo al comparto del lusso, Saks ha incassato un tonfo delle vendite di ben il 19,8%, decisamente peggio del -10% stimato. Il colosso ha scontato in particolare la massiccia ondata di licenziamenti che ha colpito il mondo di Wall Street, e che ha lasciato in mezzo alla strada anche i più ricchi. Ma i numeri da bollettino di guerra non finiscono qui. Male infatti Gap (-14%, peggio del -9,3% atteso), che ha anch'essa tagliato le stime sugli utili; giù anche le vendite di Limited Brands (-10%, contro il -7,8% stimato).

Infine, per l'appunto, anche il comparto dell'abbigliamento per i più giovani è stato travolto dalla recessione. Le vendite comparate di dicembre sono andate male infatti per Abercrombie & Fitch (-24%) e per Wet Seal (-12,5%). E, curiosità, i consumatori americani hanno acquistato anche meno articoli per la cucina, come dimostrano i risultati di Williams-Sonoma, che non ha comunicato i numeri di dicembre ma ha reso noto che, nelle otto settimane complessive che sono terminate il 28 dicembre scorso, il calo delle vendite è stato superiore al 24 per cento.

E che dunque è stata costretta anch'essa a lanciare l'allarme sugli utili del suo quarto trimestre, che si confermeranno probabilmente nella fascia bassa delle sue precedenti stime.

Fonte: APCOM