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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
6 lug 2020
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Un Dior surrealista presenta il nuovo “Théâtre de la Mode”

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
6 lug 2020

Maria Grazia Chiuri ha svelato la sua ultima collezione d’alta moda per Christian Dior nel pomeriggio di lunedì in un cortometraggio straordinariamente bello che sembra destinato a diventare istantaneamente un classico del cinema surrealista.

Lo show d'alta moda di Dior, Autunno-Inverno 2020/21


Girato tra antiche rovine nelle campagne attorno a Roma, e diretto da Matteo Garrone, il corto ha per protagonisti una serie di ninfe, sirene, fauni e creature mitologiche in un giardino elegiaco, e fa riferimento al “Théâtre de la Mode”, quando gli stilisti francesi alla fine della seconda guerra mondiale svilupparono dei manichini in miniatura e li mandarono in giro in Europa e negli Stati Uniti per rilanciare l'industria della moda di Francia.
 
Nel film di Garrone, le fantasticherie di meravigliose creature silvestri vengono silenziosamente interrotte da due facchini d’hotel che portano un voluminoso baule realizzato con il design del flagship parigino di Dior su avenue Montaigne. Immediatamente incuriosite, le bellezze occupate a bagnarsi semivestite sotto un antico ponte romano abbandonano i loro giochi in acqua per scoprire nel baule una serie di creazioni sartoriali in miniatura.
 
La collezione figura nel programma ufficiale della settimana della Haute Couture di luglio a Parigi. Tuttavia, anche se abbiamo visto solo la prima mezza giornata di questa stagione dell'alta moda più unica che rara – una Settimana della Moda interamente digitale di tre giorni e 33 eventi – questa opera di Dior sembra già rappresentarne il momento clou.
 
L'immagine di apertura ha come protagoniste le sarte – o petit mains – del famoso atelier Dior di Parigi, intente a lavorare alla collezione; estraggono l’orlo di un abito di raso con un ago molto sottile, o posano delicatamente una striscia di tessuto plissettato su bambole alte una quarantina di centimetri.
 
Intitolato Le Mythe Dior, il film di 10 minuti racconta come queste magiche bellezze si innamorino degli abiti. Come quando uno dei facchini tenta una bellissima ragazza dentro una conchiglia gigante invitandola ad uscire per ordinare un abito a colonna in stile greco. Il fattorino le prende attentamente le misure con un metro da sarto, mentre riecheggia la colonna sonora lunare di Paolo Buonvino.

“Durante la Seconda Guerra Mondiale, artisti e couturiers si sono uniti per creare questo teatro della moda – mini bambole e costumi costruiti per essere inviati in un tour mondiale. Io ho voluto trasformare questo concetto, questa vanità, ed esprimerlo in versione odierna”, ha spiegato Chiuri.
 
La designer è stata anche influenzata dalle “figure magnificamente ispiratrici” del movimento surrealista: donne come Lee Miller, Dora Maar, Dorothea Tanning, Leonora Carrington e Jacqueline Lamba. Muse in ognuno dei campi da loro scelti.

“Non stavamo cercando di realizzare qualcosa di simile a una sfilata, ma più a raccontare una storia. Per me è Roma a chilometro zero. Inoltre, mi piace il fatto che Matteo Garrone faccia film come un artigiano – che è la mia maniera di fare moda”, ha aggiunto.

La collezione è così affascinante che anche un paio di spiriti della foresta intenti a baciarsi appassionatamente all'interno di un albero rinunciano al loro abbraccio perché la ragazza possa provare un abito nero in pizzo a rete e plissé mimetico. Gli abiti così eleganti risvegliano un'antica statua di pietra di una dea, che tocca bramosa con le dita un tubino. Sia la ragazza della conchiglia che l'antica divinità ricordano Maria Grazia, con la sua attuale capigliatura bianca.

Uno degli abiti dalla collezione Autunno-Inverno 2020/21d'alta moda di Dior - Dior


Anche chi se ne infischia altamente della moda non può non ammirare questo bellissimo film. Dopo i giorni bui del lockdown, è parso un generoso dono di Dior al mondo. Un tempestivo promemoria dell'importanza della fantasia in tutte le nostre vite.
 
La Chiuri, romana di nascita, ha trascorso il blocco nella sua città natale, che è dove ha disegnato questa collezione e dove ha girato il film con Garrone. Il regista è conosciuto soprattutto per il brillante Dogman, storia cupa di squallore malavitoso nello scenario sordido dello spaccio di droga che ha vinto la Palma d’Oro a Cannes nel 2018, quindi un’opera ad anni luce di distanza dallo stile di Le Mythe Dior.

Dove Dogman ritraeva i bassifondi dell'Italia post-industriale, il lavoro di Garrone per Dior conferma quella qualità unica dei cineasti italiani nell’evocare fantasie sognanti. Un po’ un Sogno di una notte di mezza estate sui Colli Albani. Lo splendido film di Dior è sembrato ancor più appropriato visto che è uscito nel giorno in cui l'Italia ha perso un altro grande romano, Ennio Morricone, il più importante compositore del cinema italiano.

Solo Narciso, incapace di smettere di ammirare il proprio riflesso in un ruscello non riesce a notare i vestiti, in un chiaro commento femminista sulla vanità maschile.

Camminando attraverso una foresta di bambù, una musa dai capelli rossi infila un diafano abito nero plissettato a forma di pagoda, e si gira verso il suo Pan dalla testa cornuta, che le concede il permesso di ordinare il vestito. Un acquisto che poi celebra danzando in un ruscello, con l’effetto della luce che filtra tra gli alberi a creare un'immagine di rara finezza, dovuta alla brillante fotografia di Nicolaj Bruel.

“Gli abiti sono una collezione che rispetta l'artigianato della moda. E l'eredità di Dior; dalle linee nobili allo speciale plissé di seta che mantiene i volumi. Inoltre, le miniature sono tutti abiti completi”, ha puntualizzato Chiuri.

Alla fine del film, si scopre che anche la sirena si è presa un abito color pietra, con il quale nuota in mezzo a un fiume muschioso nei Colli Albani; mentre le ninfe che pettinano le gigantesche trecce delle loro acconciature sono ormai vestite con abiti di raso dal colore dell’oro brunito.
 

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