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Trump minaccia ritorsione contro la web tax italiana

Di
Reuters
Pubblicato il
16 ott 2019
Tempo di lettura
2 minuti
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Il presidente Donald Trump dovrebbe ventilare la possibilità di una ritorsione degli Stati Uniti per la tassa italiana sulle aziende digitali durante l’incontro, in programma il 16 ottobre, con il presidente Sergio Mattarella, secondo un alto funzionario dell’amministrazione. 

Reuters


Parlando con la stampa in vista della visita di Mattarella alla Casa Bianca, il funzionario ha detto che Trump esprimerà probabilmente il desiderio di risolvere la questione fiscale presso l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), aggiungendo però che gli Stati Uniti sono pronti a opporsi a qualsiasi imposta di questo tipo. 

Trump “crede si tratti di un’ingiusta discriminazione nei confronti delle aziende statunitensi, dal momento che sono le principali aziende che sarebbero colpiti da questa tassa”, ha detto il funzionario. “Se le aziende statunitensi venissero prese di mira in questo modo, non avremmo altra scelta che quella di rispondere per difendere i business USA”. 

Il decreto fiscale approvato dal governo italiano all’alba di oggi insieme al Documento Programmatico di bilancio, prevede una nuova “web-tax” con aliquota al 3% sulle imprese digitali. Secondo quanto emerge dalla bozza del decreto, la nuova tassa mira a raccogliere circa 600 milioni di euro all’anno. 

L’imposta si applicherà da gennaio alle società con un fatturato globale annuo superiore a 750 milioni di euro e almeno 5,5 milioni di ricavi in Italia da servizi digitali. 

I membri dell’Unione Europea da molto tempo si lamentano di come Facebook, Google, e altre grandi aziende digitali generino ingenti profitti nei loro Paesi pagando tasse pari, al massimo, a qualche milione di euro l’anno. 

Ad agosto, la Francia e gli Stati Uniti hanno raggiunto un accordo per porre fine a un impasse in merito alle tasse francesi sulle grandi aziende digitali. La Francia ha rimborsato le aziende per una somma pari alla differenza tra l’imposta francese e un meccanismo in bozza presso l’Ocse. 

Gli Stati Uniti si erano lamentati che l’imposta danneggiava ingiustamente società come Facebook, Google e Amazon. Al momento queste aziende possono contabilizzare gli utili in Paesi con fiscalità agevolata, come l’Irlanda e il Lussemburgo, al di là del Paese dove i ricavi vengono generati. 

Il piano italiano è in larga parte coerente con le proposte dell’OCSE, che la settimana scorsa ha raccomandato ai governi di ritirare le norme per la tassazione di grandi multinazionali.

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