Tomaso Trussardi (AD di Trussardi): “Nel 2014 lanciamo la linea Casa e gli orologi”

Da pochi mesi Tomaso Trussardi (30 anni) ha preso in mano le redini della maison di moda milanese fondata nel 1911 dal suo bisnonno, e che dirige oggi insieme alle sorelle, Beatrice (41 anni) nel ruolo di amministratore delegato e presidente del gruppo e Gaia (34 anni) nel ruolo di direttrice creativa. Il giovane imprenditore svela oggi a FashionMag.com i nuovi progetti per il 2014 e le strategie dello storico marchio, che ha fatturato oltre 150 milioni di euro nel 2013.
Tomaso Trussardi, AD di Trussardi

FashionMag: Qual è la situazione odierna del gruppo Trussardi?
Tomaso Trussardi: Abbiamo chiuso il 2013 con un fatturato di 152 milioni di euro, in calo rispetto ai 166 milioni del 2012, perché abbiamo deciso di razionalizzare la distribuzione wholesale nel sud dell’Europa, quindi in Italia, Spagna e Grecia, chiudendo i rapporti con clienti multimarca che si erano dequalificati. È stato fatto un grande lavoro di riposizionamento e ribilanciamento del brand. Potevamo compensare aprendo nuovi negozi, ma abbiamo preferito mantenere l’equilibrio finanziario. Vogliamo mantenere un livello alto e proseguire con tre posizionamenti ben precisi: premium luxury con Trussardi, un prodotto bridge con Tru Trussardi e una collezione diffusion con Trussardi Jeans, a cui si aggiunge come complemento la linea Bambino.

FM: Come sta andando il retail?
TT: La distribuzione retail è in crescita. Le vendite nei nostri 10 negozi monomarca Trussardi, di cui 5 sono situati in Italia, sono balzate del 40% nel 2013, mentre sono salite del 9% nei nostri negozi Tru Trussardi, che sono circa 140. Dove il gruppo interviene con una gestione diretta, siamo in crescita. La strategia oggi consiste nello sviluppare un modello di ‘retailizzazione’ stringendo ulteriormente i rapporti con i partner storici, offrendo loro supporti di visual merchandising, servizi di consegne e riassortimento, con dei flash per le seconde linee.

FM: Quali sono i nuovi progetti per il 2014?
TT: Nel 2014 lanciamo la linea Casa e gli orologi. L’obiettivo è di ampliare il concetto di lifestyle Trussardi. Rilanciamo quindi la linea Casa che è stata creata dieci anni fa, e proposta in questi anni soprattutto attraverso delle collaborazioni su dei singoli pezzi. Sarà in occasione del prossimo Salone del Mobile, ad aprile, che sarà presentata una vera e propria collezione dedicata alla Casa, realizzata in partnership con Club House Italia, l’azienda fondata da Alberto Vignatelli, che produce anche le home collection di Fendi e di Kenzo. In seguito lanceremo nel quarto trimestre una linea di orologi Trussardi nel segmento premium luxury con un partner italiano, il cui nome verrà svelato nei prossimi mesi.

FM: L’anno scorso il gruppo si è riorganizzato. In che modo?
TT: Abbiamo unificato tutta la parte produttiva mantenendo solo la separazione tra l’Uomo e la Donna, con un polo di progettazione in cui si sviluppano tutte le nostre collezioni, dalla terza linea alla prima. Gaia ha preso in mano la direzione creativa. Con lei stiamo tornando alle nostre radici con la giusta contemporaneità. Beatrice è l’AD e la presidente del gruppo e si occupa anche del settore arte, mentre io ho ripreso l’intera gestione del gruppo. Due anni fa avevo preso in mano la parte business, vendite e merchandising attraverso la società Trs Evolution, ora mi occupo anche della parte delle licenze e della comunicazione insieme a Gaia.

FM: Quali sono i vostri principali mercati esteri?
TT: L’estero rappresenta il 60% delle vendite. Al primo posto ci sono Russia e Cina. In Russia e nei Paesi dell’ex URSS stiamo andando molto bene. Abbiamo 10 negozi in gestione diretta e 14 in franchising. In Cina contiamo 50 negozi, di cui 5 in gestione diretta. Abbiamo inoltre una distribuzione fortissima in Francia con Tru Trussardi e Trussardi Jeans. In questo mercato abbiamo due negozi e circa 250 clienti multimarca. L’obiettivo è di mantenere la nostra posizione in Europa e di proseguire con l’espansione in Russia, Asia e Medio Oriente, mentre negli Stati Uniti siamo presenti nei department store. Il brand è distribuito inoltre a livello mondiale in oltre 1.100 punti vendita multimarca.

FM: Aprirete nuovi negozi nel 2014?
TT: Quest’anno faremo dei cambi di location e riqualificheremo certi negozi monomarca. Sono programmate quattro aperture in Cina, mentre è stata inaugurata da poco a Shanghai una boutique presso il mall Hong Kong Plaza, proprio di fianco a Cartier.

FM: State rafforzando anche l’attività di ristorazione?
TT: Ho ripreso in mano la ristorazione due anni fa. Da attività complementare è diventato un piccolo business che fattura 5 milioni di euro. Il sogno mio e della famiglia è di replicare la formula che abbiamo sviluppato a Milano nel flagship store in Piazza della Scala con un’attiguità tra negozio, bar, ristorante stellato e ora anche un lounge bar aperto da settembre. Ci piacerebbe prendere in gestione, per esempio, nei department store in cui ci inseriamo, degli spazi food per una durata temporanea con l’idea di veicolare il nostro lifestyle. Stiamo valutando anche delle location per aprire ristoranti targati Trussardi da soli o in partnership.

FM: Come si sta evolvendo l’industria della moda?
TT: La battaglia si gioca oggi sul ritmo del ciclo produttivo. Il modo di comprare è cambiato, fortemente influenzato dalle catene di fast fashion e da Internet. Le stagioni si sono accorciate. Le griffe saranno costrette sempre più ad adattarsi a questi nuovi ritmi. Bisogna lavorare in maniera dinamica. Questo è il futuro. Per esempio, dalla prossima stagione, diminuiremo da 10 ad 8 mesi il ciclo della produzione, dal disegno della collezione all’arrivo in negozio.

FM: Dove sono prodotte le vostre collezioni?
TT: La prima linea è prodotta tutta in Italia, mentre le seconde linee sono realizzate in Europa. Siamo rimasti uno dei pochi marchi a produrre ancora in Europa. Se tutti portassero in Italia le produzioni fatte all’estero, creerebbero un indotto incredibile. Il problema è che il governo italiano non aiuta il settore. Non sostiene le attività della moda, anzi le rallenta con complicazioni burocratiche e legislative sempre più numerose.

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