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AFP
Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
15 ott 2020
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Tiffany vede salire le vendite, LVMH limita i danni grazie a Moda e Pelletteria

Di
AFP
Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
15 ott 2020

In piena battaglia giudiziaria, il gioielliere statunitense Tiffany e il colosso francese del lusso LVMH mostrano un percorso diametralmente diverso anche nei propri dati economici. Tiffany ha indicato giovedì che le sue vendite hanno continuato a riprendersi nonostante l'impatto della pandemia. LVMH le ha invece viste scendere, ma ne ha limitato l’erosione grazie alla sua divisione di punta.

Un gioiello Tiffany - Tiffany & Co


Mentre LVMH gli rimprovera di non aver saputo sufficientemente resistere agli effetti della crisi economica, Tiffany assicura che il suo giro d’affari, anche se resta inferiore allo stesso periodo del 2019, ha continuato a risalire in agosto e settembre dopo il crollo della primavera. E il “trend positivo” è continuato ad ottobre.
 
Il suo utile operativo è aumentato di circa il 25% in un anno nei mesi di agosto e settembre, spiega un comunicato. L'azienda ora prevede un calo delle vendite di circa il 5% per il periodo da novembre a gennaio, suo quarto trimestre fiscale, e un incremento di circa il 5% dei profitti operativi.

“Anche se ci aspettavamo che i risultati dell'anno sarebbero stati significativamente influenzati dal Covid-19, siamo molto soddisfatti del modo in cui l'attività è rimbalzata dopo il primo trimestre e continua a crescere nel terzo trimestre, soprattutto nella Cina continentale, e che si stia riprendendo negli USA”, ha commentato il CEO del gruppo, Alessandro Bogliolo.
 
LVMH, proprietario fra l’altro di Louis Vuitton, Dior o Moët & Chandon, aveva annunciato a fine 2019 l’intento di acquistare Tiffany per 16,2 miliardi di dollari. Ma la storia d'amore ha cominciato a prendere una brutta piega quando il gruppo di Bernard Arnault ha stimato all'inizio di settembre di non essere “più in grado” di acquisire Tiffany “come è”, ovvero alla luce delle nuove condizioni di Tiffany, che chiedeva di rinviare la scadenza della finalizzazione del deal dal 24 novembre al 31 dicembre 2020, e dopo aver ricevuto una lettera dal governo francese che in risposta alla minaccia USA di nuovi dazi sui prodotti d'oltralpe chiedeva a LVMH di differire il closing oltre il 6 gennaio 2021. Da allora, il colosso francese ha cercato di rompere il loro contratto e una battaglia legale è in corso negli Stati Uniti.
 
LVMH sostiene in particolare che le prospettive di Tiffany siano state modificate in modo profondo e devastante dalla pandemia, il che costituirebbe una buona ragione per il passo indietro. 

Un borsa della sfilata PE 2021 del marchio Louis Vuitton - © PixelFormula


Proprio LVMH ha reso noti i risultati economici del suo 3° trimestre d’esercizio, in cui ha generato 11,955 miliardi di euro di fatturato, superando le aspettative e limitando l'erosione causata dalla pandemia, grazie al dinamismo della divisione ‘Moda e Pelletteria’.
 
Con vendite in calo del 7% a dati organici, la società “ha visto un significativo miglioramento delle tendenze nel terzo trimestre rispetto al primo semestre, in particolare il ritorno alla crescita delle divisioni ‘Cognac’ e ‘Moda e Pelletteria’”, sottolinea in una nota il gruppo di Bernard Arnault.
 
Questo fatturato è superiore al consensus stabilito dalle agenzie Bloomberg e Factset, che puntavano rispettivamente su 11,698 e 11,397 miliardi. A dati pubblicati, il calo risulta essere del 10,22%.
 
Nei primi 9 mesi dell’anno, la prima capitalizzazione borsistica francese totalizza 30,348 miliardi di euro di vendite, per una diminuzione del 21% (a dati organici e pubblicati).
 
“Gli incoraggianti segnali di ripresa osservati a giugno per alcune delle attività del gruppo si sono confermati nel terzo trimestre in tutte le regioni, in particolare negli Stati Uniti e in Asia, che nel periodo risulta nuovamente in crescita”, aggiunge il gruppo nel comunicato.
 
Per settore d’attività, la ‘Moda e Pelletteria’ – sua divisione di punta – si distingue con un balzo del 12% a dati organici nel 3° trimestre.

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