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Pubblicato il
2 feb 2022
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The Woolmark Company porta a Milano Unica e Pitti Filati il suo Wool Lab

Pubblicato il
2 feb 2022

The Woolmark Company, l’associazione no profit australiana che rappresenta 66mila allevatori di pecore da lana merino (per un totale di circa 70 milioni di pecore) torna a partecipare alle fiere in presenza, Milano Unica 34 e Pitti Filati 90, con l’edizione fisica di The Wool Lab, strumento che raccoglie e presenta ai brand l’offerta di tessuti e filati in lana merino di circa 150 produttori da tutto il mondo, con una partecipazione importante di aziende italiane, in particolare del biellese.
 

Francesco Magri, Regional Manager Europe, C&E di The Woolmark Company


“The Wool Lab, che quest’anno compie 10 anni, è uno strumento di divulgazione e informazione sui benefici della lana e ogni anno presenta circa 450 proposte di tessuti e filati a un migliaio di brand di tutto il mondo, con incontri 1-to-1. La pandemia ci ha spinto a creare lo scorso anno una piattaforma digitale che si è rivelata molto utile, in quando consente ai marchi di avere una visione completa dell’offerta online, per poi approfondire in modo fisico ciò che interessa di più. Inoltre, grazie alla velocità delle nuove tecnologie abbiamo superato la classica stagionalità, inserendo nuove proposte anche 4/6 volte l’anno”, ha spiegato a FashionNetwork.com Francesco Magri, Regional Manager Europe, C&E di The Woolmark Company, incontrato in occasione del salone milanese. “Oltre a prodotti 100% in lana merino, presentiamo diversi blend (soprattutto con altre fibre naturali come lino, cotone e seta), in particolare per il mondo dello sport ma anche per quello del nuovo businesswear, che non è per forza formale nel senso tradizionale del termine, e predilige tessuti confortevoli, elastici e naturali”.
 
Questa edizione di The Wool Lab presenta quattro macro-trend che riflettono la situazione attuale e la richiesta del mercato. Ogni tema suggerisce le innovazioni di tessuti e filati più adatte a generare opportunità di business per l’industria. Per realizzare i temi sono state prese in considerazione le nuove abitudini e lo stile di vita: la domanda per un abbigliamento meno formale e più casual, compreso quello da lavoro, la crescente tendenza outdoor, la richiesta di colori più vivaci e l’importanza della casa quale luogo intimo e accogliente. 
 

Lo stand di The Woolmark Company a Milano Unica 34 - Photo: FNW/Laura Galbiati


The Woolmark Company ha inoltre presentato a Milano la seconda collezione realizzata in partnership con Shima Seiki Italia e il suo Direttore Artistico Vittorio Branchizio, che trae ispirazione dall’abbigliamento da lavoro tecnico protettivo che incontra la maglieria urbana in lana merino. La capsule si compone di 4 outfit, pensati in particolare per le generazioni più giovani e realizzati ognuno in collaborazione con un partner diverso: Loro Piana Yarns, Suedwolle Group, Tollegno 1900 e Zegna Baruffa Lane Borgosesia. 

“La capsule esplora una tendenza oggi molto forte, il workwear e protectionwear, declinati nel mondo urbano, con materiali performanti in ottica di protezione. Presenta uno stile urbano ma con elementi molto tecnici, come ad esempio l’inserimento di kevlar, un filato particolarmente resistente. Oggi i più giovani richiedono questo, un abbigliamento performante per il loro movimento in città”, prosegue Magri.
 

La capsule realizzata in collaborazione con Shima Seiki Italia - Photo: FNW/Laura Galbiati


Per quanto riguarda l’andamento del mercato, il manager evidenzia: “Dopo un primo shock iniziale dovuto alla pandemia, la lana merino è una delle poche materie prime che ha mantenuto dei prezzi in linea con il 2019. C’è sempre stata molta domanda, in particolare la maglieria è cresciuta del 15% rispetto ai tempi pre-Covid grazie a una maggiore richiesta di abbigliamento confortevole, e c’è anche una buona offerta, con un aumento del 5% di pecore tosate e lana di buona qualità. Oggi la problematica principale sono i costi dei trasporti, ma anche questo aspetto ha avuto ricadute positive: molte aziende stanno infatti riportando in Europa parti della filiera perché hanno capito che non è più così conveniente produrre in Cina”.

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