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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
6 nov 2017
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The Modist: la moda discreta di Dubai per le signore impegnate

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
6 nov 2017

Oltre ad aver creato una Fashion Week all'avanguardia, Dubai è anche la sede di un nuovo business di e-commerce nella moda molto dinamico e che porta con sé un tocco di vera novità.

Ghizlan Guenez - fondatrice e CEO di The Modist - DR


Chiamato The Modist, il sito è il sogno dell’imprenditrice Ghizlan Guenez, la cui frustrazione personale per il poter comprare vestiti di livello solo modesto l’ha portata a creare un business di e-commerce per donne che cercano uno stile più interessante. La fondatrice Guenez ha lanciato The Modist l’8 marzo, la giornata internazionalmente dedicata alla donna, partendo con 75 brand. Sette mesi più tardi il numero era raddoppiato a 140 marchi, che comprendono nomi come Cédric Charlier, Lanvin, Marni, Christopher Kane e Mary Katrantzou.
 
Il sito Web combina “il modo in cui si vestono le donne delle nostre famiglie miscelato alle nostre frustrazioni con l'esperienza di shopping che stavamo avendo. Riguarda le donne che amano la moda, che si vestono ancora in modo modesto e che passano molto tempo cercando di trovare capi più adatti a loro”, spiega l’algerina Guenez, che ha finanziato The Modist dopo aver lavorato per il gruppo Abraaj, uno specialista del private equity.

The Modist ha dei punti in comune con e-tailer del mondo fashion come Net-a-Porter o ModaOperandi, ma si differenzia da essi principalmente in tre punti. “Primo, con la nostra scelta di prodotti, modificando le collezioni esistenti che crediamo funzionerebbero per i nostri clienti. Poi, il modo in cui personalizziamo alcuni pezzi, come una tuta di Adam Lippes che aveva un pannello trasparente sul lato che noi abbiamo cambiato ad opaco. Infine, con le nostre capsule collection, come i caftani per il Ramadan - abbiamo avuto Mary Katrantzou, Osman, Alberta Ferretti o Adam Lippes, ben 12 brand che hanno realizzato prodotti esclusivi”, spiega.
 
Il sito della Guenez aggiunge anche un elevato prezzo medio per carrello – più di 500 dollari. Il Medio Oriente rappresenta il 50% delle entrate; gli USA sono il suo secondo mercato e il Regno Unito il terzo. Con il mercato dell'abbigliamento islamico stimato valere attorno ai 250 miliardi, e il retail digitale che rappresenta solo il 2% nella regione, invece che il 15% nei mercati maturi, ci dovrebbe essere tanto spazio per ottenere una rapida crescita.

Homepage di The Modist


“Negli Stati Uniti, i consumatori locali comprano bene.  Ma sapevamo che la nostra proposta avrebbe funzionato altrettanto bene per la cristiana come per la musulmana. La nostra cliente potrebbe essere un’avvocatessa a Brooklyn o una signora saudita che fa compere in previsione del suo prossimo viaggio”, continua.
 
The Modist è anche sceso sul terreno dei negozi fisici (aprendo un pop-up nel Dubai Design District (D3), durante la recente stagione fashion della città-stato) e ha messo insieme un team forte e agguerrito. Il suo COO (Direttore delle Operazioni) è Lisa Bridgett, in precedenza responsabile globale delle vendite e del marketing di Net-a-Porter. Il Direttore Creativo è Sally Matthews, che sovrintende alla rivista del sito, “The Mod”, proveniente da “Harper’s Bazaar Arabia”. 
 
“È una squadra di esperti nel proprio campo”, dice la Guenez della sua forza lavoro, composta da 35 persone, che per la maggior parte lavora dall’interno del D3. Essi hanno già raggiunto oltre 120 Paesi, con tempi di consegna impressionanti: 36 ore in media nel Regno Unito; due o tre giorni negli USA e da un giorno all’altro per il Medio Oriente. In più, l’hashtag #IAmModist piano piano è diventato virale, aiutato da stelle locali della moda come Lady Fozaza o Rosemin.
 
Come investitrice in capitale di rischio, quando ha pianificato di vendere The Modist?  “Potenzialmente sì, ci ho pensato. Ma non ho iniziato questa attività con la mentalità di vendere. Ho cominciato perché sono appassionata dell'idea. La mia esperienza nella moda è come consumatrice, ma una di quelle frustrate. E voglio cambiare tutto questo per tante donne”.

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