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Gianluca Bolelli
Pubblicato il
24 ago 2022
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Tessuti ricavati da scarti dell’industria automobilistica, una pratica sempre più diffusa

Di
AFP-Relaxnews
Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
24 ago 2022

Ottenere tessuti dagli scarti dell’universo dell’automotive. Numerosi stilisti si sono già dedicati a questa pratica, proponendo collezioni realizzate con rifiuti o prodotti inutilizzati dell'industria automobilistica. Airbag, teloni, cinture di sicurezza e tappetini sono ora materie prime da riciclare per ampliare il nostro guardaroba.


L'ottimizzazione della gestione del riciclaggio dei rifiuti è una questione considerata fondamentale in tutti i settori industriali per affrontare le sfide ambientali. Le industrie della moda e dell'automotive non fanno eccezione, anzi, moltiplicano le innovazioni per ridurre il loro impatto sul pianeta. Una delle soluzioni - probabilmente non la più radicale, ma sicuramente la più creativa - potrebbe benissimo trovare la sua fonte nell'upcycling. La pratica, ormai divenuta piuttosto comune nel mondo della moda, che consiste nell'offrire un valore aggiunto a materie prime od oggetti destinati ad essere gettati via, permette oggi di disegnare collezioni di abbigliamento e accessori provenienti da rifiuti o prodotti scartati perché fallati dell'industria automobilistica.

Un telone di camion come borsa

Proprio questa è stata la scommessa (vinta) dal marchio zurighese Freitag, che può vantarsi di aver fatto ricorso all'upcycling ancor prima che il termine diventasse così popolare. Fu all'inizio degli anni '90 che Daniel e Markus Freitag svilupparono il primo prototipo di borsa progettato a partire da teloni per camion, cinture di sicurezza e camere d'aria di bicicletta usati. Chiamato “Messenger Bag”, questo modello è stato cucito a mano in un piccolissimo appartamento di Zurigo, a pochi passi dall'Hardbrücke, un ponte stradale su cui si sussegue il transito di mezzi pesanti che attraversano la città.

Quasi tre decenni dopo, il marchio elvetico è ancora sulla breccia, con le sue coperture per camion e cinture di sicurezza, dopo aver persino introdotto nuovi materiali, inclusi gli airbag, per creare borse, abbigliamento e altri accessori. Due piccioni con una fava per l'etichetta svizzera che, non contenta di non far ricorso a risorse esauribili per rifornire i nostri guardaroba, permette anche di limitare gli sprechi dell'industria automobilistica. Da allora, altri marchi hanno utilizzato un simile approccio, offrendo prototipi, o persino intere collezioni, fabbricati a partire da queste materie prime inaspettate.
 
Collezioni uniche

La casa automobilistica sudcoreana Hyundai ha anch’essa fatto la scelta di riciclare i propri veicoli - o parte di essi - in collezioni di prêt-à-porter per uomo e donna. Attraverso il suo progetto “Re:Style”, interamente dedicato all'upcycling, ha utilizzato vecchi airbag, parabrezza, pezzi di pelle per sedili, tappeti e cinture di sicurezza per trasformarli in pantaloncini, maglie, felpe con cappuccio o tute, che combinano stile, confort e funzionalità. Sebbene si tratti solamente di collezioni in edizioni limitate, lo sforzo va sottolineato, e potrebbe ispirare più di un brand e/o designer a passare ai fatti concreti.
 
L'artista e designer americano Heron Preston ha collaborato con la casa automobilistica Mercedes nel 2021 per disegnare ampi pantaloni e giacche a sbuffo dotate di cappuccio partendo dagli airbag usati della stella a tre punte. Un sodalizio realizzato solo per quella iniziativa, che tuttavia testimonia un certo interesse dell'industria della moda per questi materiali spesso destinati ad essere buttati via.

In Giappone, il designer Ryohei Kawanishi ha recentemente presentato un'intera collezione realizzata con airbag per auto riciclati, su richiesta dell'azienda di riciclaggio Nishikawa Shokai. Ci è voluto un anno per raccogliere questa sfida, che ha dato vita a una linea di borse, cappelli e giacche, che presto dovrebbe essere arricchita con nuove basi disponibili in una più ampia gamma di colori. Lungi dall'essere un'utopia, vestirsi partendo dai rifiuti o dagli scarti dell'industria automobilistica non è solo possibile, ma anche - e soprattutto - benefico per il pianeta.

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