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Pubblicato il
5 lug 2019
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Tessitura Attilio Imperiali diventa 4.0 con l’etichetta digitale

Pubblicato il
5 lug 2019

Un’etichetta digitale che racconti la ‘storia’ del tessuto. È il nuovo progetto 4.0 lanciato da Tessitura Attilio Imperiali per rispondere alle esigenze del mercato del lusso, sempre più desideroso di conoscere vita, morte e miracoli dei materiali usati nelle collezioni. Ma anche per snellire i processi logistici e garantire l'autenticità del suo Made in Italy.

La tecnologia RFID


Origine, composizione, lavorazioni e scheda tecnica diventano a portata di ‘click’. Al cliente basterà usare uno smartphone per leggere la matricola applicata al tessuto ed essere subito reindirizzato a una pagina web con tutte le informazioni sul prodotto, incluso il suo contenuto di sostenibilità. “Il livello di dettaglio delle informazioni è stabilito da noi”, spiega il direttore generale di Tessitura Attilio Imperiali, Luca Viviani, in occasione dell’incontro con la stampa organizzato nella sede dell’azienda serica a Lurate Caccivio, in provincia di Como. Siamo ancora lontani da un “paradigma Blockchain”, prosegue il DG, “che richiede un processo non modificabile e la presenza di un terzo come ‘garante’. La tecnologia introdotta ci potrebbe permettere, più avanti, di adottare un approccio tipo Blockchain. Ma è prematuro parlarne perché non esiste ancora uno standard”.
 
Un lavoro mastodontico di recupero dati che punta a ricostruire l’intera catena del valore di ogni singola stoffa, nonostante rimanga difficile reperire le informazioni dai fornitori (la maggior parte cinesi, ndr) a monte della filiera. Risolte, invece, alcune criticità legate alla resistenza del tag. “La patch termoadesiva non si stacca e il chip sopravvive alle lavorazioni più critiche dal punto di vista delle sollecitazioni meccaniche e chimiche”, assicura il direttore generale.

Il tag permette quindi di rendere trasparente il ciclo di vita del tessuto, ma è anche una garanzia della sua autenticità. “Se la lettura del codice non trova una risposta dal mio server significa che quel prodotto non è una nostra stoffa. Questa tecnologia supera il nostro attuale sistema di certificazione del Raso imperiali, indentificato attraverso una bandiera italiana”, sottolinea Viviani.

Ne gioverà poi la logistica interna, perché la nuova tecnologia RFID, sviluppata dell'azienda all'interno del progetto F-Susy, finanziato in parte dalla Regione Lombardia, permette di ottimizzare i principali processi di magazzino.

L'ingegnere Luca Viviani, direttore generale di Tessitura Attilio Imperiali


La tracciabilità rappresenta solo l’ultima frontiera di un percorso virtuoso di un’azienda vocata all'innovazione e, in particolare, alla sostenibilità. La Tessitura, guidata oggi dalle sorelle Alessandra e Claudia Imperiali, onora questo concetto in ogni sua declinazione, dalla parità di genere, grazie all’elevato numero di donne che impiega nel suo stabilimento a Lurate Caccivio (ben 25 su 33 pari al 75% dell'organico), alle iniziative 'green' che si inseriscono nel progetto di sistema ‘chimica zero nel tessile’.
 
Nel 2014 ha sottoscritto l’impegno Detox di Greenpeace per ‘cancellare’ dai propri tessuti, entro il 2020, le 20 classi di sostanze chimiche considerate dannose per uomo e ambiente, aderendo in seguito anche al programma ZDHC, che raccoglie la sfida di Greenpeace fornendo linee guida precise su come conseguire l’obiettivo. “La sfida più complessa è stata trovare un impermeabilizzante che non contenesse le sostanze ‘bandite’. L’alternativa c’è, ma ancora non assicura le stesse performance”, racconta l'amministratore delegato di Tessitura Imperiali, Alessandra Imperiali.

Storicamente specializzata in tessuti di seta per accessori e calzature da donna, Tessitura Attilio Imperiali accarezza da tempo l’idea di una linea per l’homewear, che potrebbe vedere la luce tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020. “Ci stiamo lavorando, nonostante alcuni clienti già usino i nostri tessuti per l’arredamento”, rivela Imperiali.

Due dipendenti della Tessitura

 
La famiglia Imperiali opera da ben 5 generazioni nel tessile comasco, nonostante l'azienda porti il nome del bisnonno di Alessandra e Claudia, Attilio Imperiali, che lavorava nel settore come direttore della Stucchi, al tempo l’unica grande tessitura di Lurate Caccivio. L'atto di fondazione vero e proprio risale al 1961 per mano del figlio di Attilio, Marco Imperiali. Nel 1987, le redini del gruppo passano alla moglie, Marica Domanda, chiamata a raccogliere una difficile eredità per l’improvvisa e ravvicinata scomparsa di suocero e marito. Negli ultimi anni il testimone è passato alle due figlie, Alessandra e Claudia, che si occupano, rispettivamente, di parte commerciale e produzione.
  
L’azienda viene da un biennio molto positivo, in controtendenza con il comparto serico frenato dalle oscillazioni di prezzo della seta greggia, che hanno colpito particolarmente i produttori di tessuti per abbigliamento. “Realizziamo l'80% del fatturato nel segmento accessori, dove l’incidenza della materia prima sul costo del prodotto finito (scarpe e borse) è molto inferiore rispetto a quella di un capo d’abbigliamento”, ha ricordato Luca Viviani. “Il nostro prodotto di punta, il raso Imperiali, ha registrato un +70% di vendite negli ultimi due anni”.

Un gruppo in salute che nel 2017 ha evitato la chiusura della tessitura milanese Segre e Schieppati, divenendone licenziatario esclusivo a livello mondiale, e lo scorso gennaio ha annunciato l'acquisizione della conterranea realtà del tessile Serikos, da tempo in stato di dissesto finanziario, di cui ingloberà il 75% dei dipendenti.

Alcuni campioni di tessuti esposti in sede


Tessitura Attilio Imperiali ha archiviato l’ultimo esercizio con 13,5 milioni di euro di fatturato, sul quale pesa ancora molto l’Italia, mentre la quota export si attesta tra il 20 e il 25%. “La prima parte del 2019 è andata un po' a rilento, ma gli ordini sono in ripresa e ci attendiamo un recupero nel secondo semestre per chiudere l’anno ‘quantomeno’ in linea con il 2018”, ha concluso Alessandra Imperiali.

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