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Versione italiana di
Laura Galbiati
Pubblicato il
21 set 2021
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Tessile/abbigliamento: le esportazioni europee tornano a crescere

Versione italiana di
Laura Galbiati
Pubblicato il
21 set 2021

Nel 2020, la UE ha registrato una contrazione del -12% nelle esportazioni di abbigliamento e del -14% quelle tessili. Tali attività sono tornate a crescere nella prima metà del 2021, mentre le importazioni hanno registrato livelli stabili, secondo il French Fashion Institute.


Shutterstock


I 27 paesi dell'Unione hanno esportato 14,8 miliardi di euro di abbigliamento durante i primi sei mesi dell'anno. Un aumento che riguarda sia l'Asia, a +35% (3,5 miliardi di euro), sia i paesi del bacino del Mediterraneo, a +29% (723.996 milioni di euro), oltre al resto dei mercati export, a + 38% (10,5 miliardi). La Svizzera (+19%) resta il primo cliente dell'abbigliamento europeo, davanti al Regno Unito, che a causa della Brexit è l'unico Paese della top 20 a rimanere in calo, con un -36% rispetto al primo semestre 2020.
 
Seguono gli Stati Uniti (+26%) e soprattutto la Cina, verso cui le esportazioni sono esplose del +86% nel periodo. Segno di una ripresa che viene confermata dall’aumento delle esportazioni verso Hong Kong (+8%) e Macao (+120%). Tra gli altri fatti degni di nota, Taiwan, al 20° posto nel 2020, esce dalla classifica, mentre l'Australia scende dal 9° al 17° posto.

Per quanto riguarda le esportazioni tessili, il 2020 è stato segnato da un calo del -14%, mentre il primo semestre del 2021 mostra un aumento dello stesso ordine, per un totale di 12,1 miliardi di euro. I primi clienti della Ue restano gli Stati Uniti (+18%), davanti al Regno Unito (-4%), unico Paese nella top 20 a calare insieme al Giappone (-11%), sceso al 14° posto.
 
Da segnalare che forti incrementi negli ordini si sono registrati in Turchia (+16%), Marocco (+34%) e Tunisia (+21%), oltre che in altri Paesi di produzione come Messico (+23%), India (+47%) e Vietnam (+15%).

IFM


Sul fronte importazioni, la ripresa è più relativa per via della prudenza di fronte a una crisi la cui conclusione è attesa da tempo, ma anche a causa dell'aumento dei prezzi di alcuni materiali e a costi di trasporto senza precedenti.
 
Le importazioni europee di abbigliamento, diminuite del -12% lo scorso anno, sono aumentate solo del 3% nella prima metà del 2021, a 31,3 miliardi di euro. Un incremento dovuto in minor parte ai fornitori asiatici (+3%) rispetto a quelli dei Paesi del bacino del Mediterraneo (+ 25%).
 
Si sono infatti registrate forti accelerazioni delle importazioni dalla Turchia (+23%), dal Marocco (+43%), dalla Tunisia (+19%) e persino dall'Egitto (+12%). Dal canto suo, la Cina, scesa del -4% lo scorso anno, ha iniziato il 2021 con un aumento del 2%, mentre il Bangladesh è cresciuto dell'8%, dopo il calo del -17% registrato nel 2020.
 
Tra i fatti di rilievo, va segnalato che il calo del -9% registrato lo scorso anno dalla Birmania si sta aggravando: i disordini legati al colpo di Stato locale stanno facendo scendere gli ordini europei del -16%.

IFM


Per quanto riguarda le importazioni europee di tessili, occorre ricordare che le dogane contano gli ordini per le mascherine sanitarie in questa categoria, il che ha portato a un'esplosione del 66% delle importazioni tessili europee lo scorso anno.
 
Il calo del -38%, a 16,5 miliardi di euro, delle importazioni tessili europee nella prima metà del 2021 è dunque da considerare un ritorno alla normalità. La Cina (-62%) resta in testa alla classifica, davanti a Turchia (+38%), India (+36%) e Pakistan (+11%). Cifre che suggeriscono su tutto l'esercizio livelli più vicini ai 31,1 miliardi di importazioni tessili registrate nel 2019, diventato ormai l’anno di riferimento.

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