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Ansa
Pubblicato il
7 dic 2021
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Sul futuro di "Vogue" l'ombra di un sindacato

Di
Ansa
Pubblicato il
7 dic 2021

Dopo aver espugnato il New Yorker e Wired, i sindacati Usa si preparano a cingere d'assedio altre riviste Condé Nast, tra cui Vogue: il gioiello della corona. I dipendenti si stanno organizzando e "presto annunceranno piani di farsi rappresentare dagli esperti della News Guild, il sindacato a cui fa capo il personale di altre grandi organizzazioni giornalistiche", ha appreso il New York Times da fonti all'interno del gruppo.


È un altro segno dei tempi per Anna Wintour, ai vertici di Vogue dal 1988 e che di recente, a dispetto delle proteste per l'assenza di diversità e le scelte editoriali eurocentriche, è stata messa alla guida di tutte le testate del gruppo con l'incarico di ridisegnarne il futuro all'insegna di un nuovo slogan: "Eccezionale non significa esclusivo".

Dopo aver passato i mesi del Covid nella villa degli Hamptons, la 72enne arbitra dello stile è tornata a occupare i piani alti della Freedom Tower e lì ha trovato ad accoglierla altre preoccupanti notizie. Non solo i bilanci aziendali che vedono perdite da cento milioni di dollari l'anno per Condé Nast solo negli USA: gli ultimi 12 mesi hanno visto una fuga di direttori tra cui Emmanuelle Alt, da dieci anni a Vogue Parigi, Angelica Cheung, da 16 a Vogue Cina, e poi Christiane Arp per 17 alla guida di Vogue Germania e Dylan Jones, 22 anni al GQ britannico. Da Them, un sito destinato a un pubblico Lbgtq, Whembley Sewell è scappata a Netflix e lo stesso ha fatto Michelle Lee di Allure, mentre Lindsay Peoples Wagner, astro nascente a Teen Vogue, in gennaio è passata a The Cut, le pagine 'hip' del New York Magazine.

"Li rispettiamo, ma alcuni non erano a loro agio con la transizione", ha detto la Wintour al New York Times: "Noi però siamo convinti che è ora di andare al passo coi tempi". Anna ci sta lavorando da un anno: sette grandi riviste Condé Nast - Vogue, GQ, Wired, Architectural Digest, Vanity Fair, Traveler e Glamour - diventeranno brand globali, ciascuno sotto un solo direttore. "Invece di avere dieci Vogue a caccia di una storia avremo un 'Vogue' globale. Una sola redazione con diversi desk", ha spiegato la Wintour.

Non è solo questo che sta smuovendo le acque: due estati fa, quando le fu chiesto se avesse mai pensato alla pensione, le tensioni già sobbollivano e la regina della moda fu costretta a scusarsi per una cultura aziendale che marginalizzava lo staff di colore. Nel settembre 2020 Condé Nast ha introdotto un pacchetto di valori in cinque punti che afferma che "la diversità è la nostra forza". Nel primo 'diversity report' i risultati: il 40 per cento delle assunzioni del 2020 e il 50 per cento dei direttori negli USA sono ora persone non bianche.

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