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Di
AFP
Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
8 mar 2022
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Stupefatti, i moscoviti vedono scomparire i loro marchi preferiti

Di
AFP
Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
8 mar 2022

Stupefatti. Molti moscoviti si stanno rendendo conto della portata della risposta internazionale all'intervento militare russo in Ucraina, scoprendo le porte chiuse dei negozi delle grandi insegne dove erano soliti entrare, come tutti gli europei, per comprare vestiti e oggettistica.

Un negozio Apple a Mosca il 7 marzo scorso - AFP


Zara, H&M, Ikea... Dallo scorso weekend hanno tutti sospeso le vendite sul mercato russo, abbassando le serrande nei tanti centri commerciali della capitale russa. Nella giornata di oggi marchi come Chanel, Levi’s, Pronovias, Puma, Swarovski, Sephora o Mango si sono aggiunti all’elenco delle aziende che hanno deciso di sospendere le proprie attività in Russia, come negli ultimi giorni hanno fatto anche grandi multinazionali, tra le quali il gigante dell’informatica Apple o la compagnia petrolifera BP. Al contrario, il gruppo giapponese Fast Retailing (Uniqlo) ha deciso di mantenere attivi i suoi negozi in loco, in quanto “vestirsi è una necessità di vita”, ha dichiarato il suo fondatore e presidente Tadashi Yanai. Mentre L'Oréal ha scelto di chiudere tutti i suoi punti vendita in Russia, mantenendo però attiva e in produzione la propria fabbrica nei pressi di Mosca.
 
Dopo che per 40 anni i moscoviti hanno vissuto molti periodi di crisi, carenze di prodotti di base o iperinflazione, gli ultimi due decenni sotto Vladimir Putin hanno rappresentato per molti un'era che garantiva una certa prosperità e l’accesso ai consumi.

Il governo russo continua a ripetere che la Russia si riprenderà rapidamente dalle sanzioni internazionali imposte dal 24 febbraio dopo l'ingresso di truppe russe in Ucraina, ma molti si aspettano un domani oscuro.
 
Anastasia Naumenko, una studentessa di giornalismo di 19 anni, lavorava in un negozio di abbigliamento della catena Oysho, ma ha perso il lavoro dopo che il colosso spagnolo Inditex ha chiuso lo store.
 
In questo lunedì 7 marzo festivo, vuole comprarsi dei trucchi, purché se lo possa permettere, in quanto il rublo sta precipitando, preso d’assalto delle sanzioni economiche e finanziarie occidentali.  “Ho sentito dire che i prezzi sono già quadruplicati”, ha detto la giovane, incrociata all'ingresso del centro commerciale di Mosca Metropolis. “Sarà terribile”, aggiunge, perché con l'entrata in vigore lo scorso fine settimana del divieto di fornire qualsiasi informazione denigratoria sulle forze armate russe, crede anche di dover rinunciare al suo sogno di diventare giornalista. “Chi ha bisogno della mia professione con questa censura?”, continua la giovane. “Come vivere in un mondo che si limita alla Russia...”.
 
La vita che si sgretola
 
Yulia Chimelevich, 55 anni, vive dando lezioni private di francese. Incontrata davanti a un negozio di alimenti per animali, è venuta a comprare cibo occidentale per cani e gatti finché ce n’è ancora.
 
Racconta che in dieci giorni la maggior parte dei suoi studenti ha cancellato le lezioni, e che molti hanno scelto di lasciare la Russia di fronte alla repressione e alle difficoltà che stanno arrivando. Suo figlio si è unito a questi esiliati domenica.
 
Stupefatti e sbalorditi, i moscoviti vedono scomparire i loro marchi preferiti. “La mia vita si è sgretolata”, dice Yulia, “tutti i lussi a cui ci eravamo abituati negli ultimi anni, i prodotti importati, i vestiti, sono già un ricordo del passato”. “Ma la cosa più difficile non è tirare la cinghia, ma il dovermi separare da mio figlio e il senso di colpa di fronte al resto del mondo”, chiosa.
 
Anche Piotr Loznitsa, interior designer di 47 anni, ha visto il proprio portafoglio ordini svuotarsi in pochi giorni. Ma ciò che lo preoccupa di più è il futuro dei suoi figli e la disponibilità di medicinali d’importazione per i suoi genitori anziani.
 
Niente di estero
 
“Se durante l'anno la situazione non migliora, allora porterò i miei figli fuori di qui a tutti i costi”, afferma. Per il resto, pensa che i russi saranno in grado di mostrare resilienza. “Anche in Iran si sono adattati”, sostiene Piotr Loznitsa.
 
Ksenia Filipova, una studentessa di 19 anni, esce da un raffinato negozio di lingerie con una borsetta rosa in mano, in compagnia di un'amica che tiene un cane al guinzaglio. Un po' imbarazzata, la giovane spiega di essere “venuta a comprare un'ultima volta i (suoi) marchi preferiti perché tutto sta chiudendo”. E poi “l'aumento dei prezzi, colpisce il portafoglio”. Ma cerca anche di vedere le cose dal lato positivo. “I marchi russi possono sostituirli, forse le sanzioni faranno bene al mercato russo”.
 
Vladimir Putin ha affermato per anni che le ritorsioni economiche devono diventare un'opportunità per la Russia di prodursi da sola le proprie merci. Ma se nell'agroalimentare o nel tessile dei progressi sono stati compiuti, nel campo tecnologico finora le evoluzioni sono state minime.
 
Sull'arteria commerciale Kouznetski Most, dove ora ci sono solo negozi chiusi, Tamara Sotnikova, 70 anni, insiste sul fatto che non le importa un bel niente delle sanzioni. “Tutto deve essere fatto da noi in casa nostra, vero e naturale!”, si accende la pensionata. “In epoca sovietica, cosa avevamo? Niente! E vivevamo normalmente, con tranquillità”.

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