Stephen vede salire il fatturato e punta con decisione ai mercati esteri

Il marchio d’abbigliamento in pelle e pellicceria di Empoli (FI) punta ad approdare in Polonia quest’anno, mentre con la successiva PE 2020 guarderà ai mercati dell’area DACH. Fatturato +10% nel 2018, con l’estero votato a salire del 20% ad orizzonte 2022.

Stephen, AI 2019/20 - Instagram/Stephen

La distribuzione di Stephen è garantita da un reparto commerciale interno, e da un gruppo di agenti. “Quest’anno parteciperemo a una fiera in Polonia, nazione in cui puntiamo ad entrare”, dice a FashionNetwork.com il titolare Stefano Degli Innocenti. Corea del Sud ed Estremo Oriente sono i mercati trainanti di Stephen, ma il brand vanta clienti anche in Russia e Stati Uniti. “In Europa purtroppo molti meno, perché vi stiamo ancora evolvendo la distribuzione, che per il momento comprende fra i 120 e i 150 clienti, variabili a seconda delle stagioni, tendendo a crescere per l’invernale, considerando il tipo di prodotti che vendiamo, più adatti a climi freddi”, aggiunge Stefano Degli Innocenti.
 
Azienda familiare nata nel 1986 e al 100% Made in Italy, Stephen realizza linee di abbigliamento donna in pelle e pellicceria, principalmente cappotti, ma anche pantaloni o gonne. Il core business sono soprattutto i capispalla invernali, che nell’estivo sono realizzati con camosci o pelli più leggere. Ogni collezione comprende circa 30 pezzi, come anche quella per il prossimo Autunno-Inverno 2019/20. Il target è quello di una donna elegante, raffinata, non più giovanissima.

Stephen, PE 2019

“Oltre al progetto di approdare in Polonia, con la prossima Primavera-Estate vorremmo partecipare a una fiera a Monaco di Baviera, per entrare nell’area DACH”, puntualizza Degli Innocenti. Altri target a 3 anni: aprire un monomarca a Firenze, arrivare a raddoppiare i multibrand che ci distribuiscono, specialmente all’estero (Estremo Oriente e Medio Oriente), e trovare uno showroom più specializzato verso i mercati internazionali.
 
Il fatturato 2018 è cresciuto del 10%, arrivando a 1,2 milioni di euro, per il 70% generato all’estero, il 30% in Italia, “ma puntiamo a portarlo al 90% all’estero entro il 2022 se l’Italia continuerà a non stare benissimo”, aggiunge l’imprenditore. Quest’anno il marchio ha sperimentato per la prima volta delle nappe con stampa pitonata, inoltre – seguendo un trend sempre più diffuso nol mondo della moda e del lusso – punta a togliere quel 3% rimasto nelle sue produzioni di pellicce non recuperate dalla macellazione, ma arrivate in azienda da animali cacciati in natura.

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