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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
17 set 2018
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4 minuti
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Stephanie Phair (Presidente del British Fashion Council) su Google, i piani digitali per la LFW, le sfide della Brexit e la moda a…Downing Street

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
17 set 2018

È stato un fine settimana colmo d’impegni per Stephanie Phair, la nuova Presidente del British Fashion Council. Ha partecipato a diversi show ed eventi durante la London Fashion Week; ha presentato la cena di lancio del flagship di Mulberry a Piccadilly venerdì sera e ha danzato al party di Vogue per il 10° anniversario di Victoria Beckham domenica. Ha dato il benvenuto agli ospiti in una serata alla National Gallery per il gigante cinese di Internet JD.com lunedì; e martedì chiude la stagione londinese co-organizzando un incontro al numero 10 di Downing Street con Theresa May.


La sua nomina al BFC questa estate ha segnato l'ultima tappa di una carriera impressionante. Dopo essersi laureata a Oxford, la Phair si è trasferita a New York, inizialmente lavorando come PR di Issey Miyake quando il grande designer giapponese ha aperto un flagship store disegnato da Frank Gehry, prima di raggiungere Anna Wintour da Voguecome editor. Stephanie Phair si è successivamente spostata nella tecnologia della moda, fino a diventare CEO di The Outnet, la divisione discount di Net-à-Porter, sito fondato da Natalie Massenet, che l’ha preceduta sulla poltrona di comando del BFC. 
 
Molte persone sostengono che la Phair abbia una bella patata bollente da gestire nel succedere alla Massenet, una donna che praticamente da sola ha rivoluzionato la moda e le vendite online con la sua invenzione di retail online che ha sconvolto i paradigmi tradizionali.

Sotto la guida della Massenet e quella della CEO di lunga data del BFC, Caroline Rush, a Downing Street si sono tenuti diversi cocktail nella scorsa decade, sebbene organizzati da Samantha Cameron e non dal suo primo ministro, il marito David.
 
Ci siamo incontrati con Stephanie Phair questo fine settimana a Londra per discutere dei suoi progetti per il BFC; del suo pensiero sul futuro della moda; di quale impatto la Brexit potrebbe avere sui designer londinesi e sui marchi britannici; e dei nuovi piani del BFC con Google.
 
Cosa ci può dire dell’evento di martedì a Downing Street?
 
Siamo molto contenti che il Numero 10 supporti la London Fashion Week. È un qualcosa che ha a che fare con il commercio internazionale e ci siamo concentrati sull'invitare importanti rivenditori e giornalisti in visita a Londra. 
 
Con il suo background nella moda e nella tecnologia, cosa vuole portare al BFC?
 
Dopo The Outnet mi sono presa un anno di pausa e poi ho collaborato con Jose Neves da Farfetch, inizialmente come Chief Strategy Officer. Esercitare questo incarico significa concentrarsi sempre sul guardare avanti, sul come sfruttare l'innovazione e collegarsi con le startup, sul come trattare con le aziende e come occuparsi di fusioni e acquisizioni. Questo è ancora il mio lavoro quotidiano.
 
Una delle maggiori sfide che la moda sta affrontando è la spaccatura determinata dal digitale. Può essere visto come un fatto bloccante o come una sfida, e anche come una nuova comunità. Quindi, essere in grado di mantenere un piede in ogni settore – moda e tecnologia – aiuta a mettere insieme più di quello che dobbiamo fare. E personalmente sono molto emozionata per questo.
 
Quali sono i suoi obiettivi principali?
 
Costruire basandosi sul grande lavoro svolto da Natalie e Caroline. Concentrandosi su tre pilastri principali: istruzione, affari e reputazione. La missione del BFC è sfruttare il potere collettivo del nostro settore. Quindi, la direzione che voglio prendere è quella di dare maggiore attenzione ai parametri, avere più finanziamenti privati e un BFC più sostenibile.
 
E abbiamo davvero bisogno di lavorare sodo per promuovere il commercio globale, anche se, francamente, i viaggi all’estero costano molto denaro. Sono abbastanza ossessionata dal fatto che abbiamo bisogno di trovare maggiori finanziamenti privati per compensare la diminuzione dei finanziamenti pubblici. Il governo deve darsi delle priorità, e dobbiamo accettarlo.
 
In che modo in particolare?
 
Per esempio, continueremo a sostenere i nostri “Saturday Clubs”, i club del sabato, che consentono agli adolescenti di sperimentare lavori e lavorare nella moda in college e aziende. Ciò significa che sia i ragazzi che i loro genitori possono essere educati su quali mestieri esistano nella moda. Non solo stilisti e modelli, intendo anche modellisti e merchandiser e sarti, eccetera.
 
Tutto supportato e corroborato dal digitale?
 
Dobbiamo sempre vedere il digitale come un'opportunità.
 
Le aziende di tecnologia già beneficiano di tutte le belle immagini e contenuti generati dalle stagioni della moda. Google è un nostro grande sostenitore. Il BFC, Google e Holition, azienda leader nel settore della realtà aumentata, hanno già creato un progetto di visualizzazione dei dati che ci consente di misurare realmente l'impatto avuto dalla London Fashion Week.
 
La nostra stagione della moda è davvero un grande business, ma è anche necessario avere le competenze atte a supportare tutta la nostra creatività. Come, ad esempio, aiutare gli stilisti a capire come mettere insieme un approccio ai finanziatori che prestano loro i capitali.
 
Per chiudere, il suo pensiero sulla Brexit?
 
Nel referendum ho votato per restare, come quasi tutti quelli che conosco nella moda. La Brexit è un argomento molto impegnativo per la moda, un settore con tante parti in movimento – sia in termini di persone che di servizi. Ma qualunque cosa accada, abbiamo bisogno di confini fluidi e accessi senza dogane all'Unione Europea. Abbiamo fatto conversazioni promettenti con il governo, ma tutta questa incertezza rende le cose molto difficili da pianificare!

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