Stefano Martinetto (Tomorrow): “Ci sono stilisti indipendenti che competono con le griffe”

Da quando nel 2010 ha fondato Tomorrow London Holdings Ltd col suo socio Giancarlo Simiri, Stefano Martinetto ha fatto evolvere il proprio showroom in una piattaforma multiservizi dedicata agli stilisti, dalla produzione alla distribuzione, passando per il marketing e la comunicazione. Il dirigente, che conta nel suo portafoglio di licenze alcune delle etichette più interessanti del momento (A-Cold-Wall, Ader Error, Ambush, Facetasm, Sunnei, Marni per citarne solo alcune), racconta a FashionNetwork.com la sua esperienza e la sua visione del mercato, ponendosi risolutamente dalla parte degli stilisti.

Stefano Martinetto, il CEO ed azionista di maggioranza di Tomorrow London - FNW ph Dominique Muret

FashionNetwork.com: Quale realtà si nasconde dietro Tomorrow London Holdings Ltd, di cui è il CEO e l’azionista di maggioranza?
 
Stefano Martinetto: Veniamo ridotti troppo spesso a un semplice showroom, ma noi siamo molto più di quello, un po’ come un Netflix della moda, che prima era incentrato sulla distribuzione e ora crea i propri contenuti. Tomorrow è una piattaforma al servizio dei giovani designer. Disponiamo di un laboratorio per lo sviluppo dei prodotti, dall’abbigliamento agli accessori, con filiali produttive in Italia e a Hong Kong, di un dipartimento comunicazione e consulenza in strategia, di filiali distributive a Hong Kong, nel Regno Unito e negli Stati Uniti, oltre che di quattro showroom a Londra, Parigi, Milano e New York.
 
Inoltre, investiamo direttamente nei giovani brand. Attualmente, possiamo contare su 55 marchi di cui gestiamo in licenza esclusiva la distribuzione mondiale. Vantiamo anche importanti partecipazioni in tre di essi, tra i quali il britannico A-Cold-Wall, fondato nel 2015 da Samuel Ross e Andrew Harper.
 
FNW: Come lavorate con questi marchi?
 
SM: Creiamo desiderabilità. La nostra distribuzione è quindi limitata e molto selezionata. Per esempio, con A-Cold-Wall abbiamo deciso deliberatamente di non superare i 100 clienti. È semplice, la label accetta solo un ordine su quattro. I brand capiscono molto bene questo approccio, così come l'equilibrio da trovare tra la distribuzione classica, gli eventi, ecc. Il wholesale non è morto, ma si è trasformato in qualcosa di molto più interessante, simile a una partnership con il creatore di moda. Noi ci muoviamo più in un processo di sforzo collettivo.
 
FNW: Come vedete evolversi il mondo della moda?
 
SM: La nuova normalità è che ci sono degli stilisti indipendenti che oggi sono in grado di competere con le griffe. Sono riusciti a ridurre i costi per lo sviluppo del prodotto e, via Instagram, hanno ridotto al minimo la comunicazione, il che li rende molto competitivi e, proporzionalmente, sono meglio valutati di alcuni giganti. Le grandi firme del lusso stanno reagendo con un certo ritardo a questo fenomeno, cogliendo il valore di questi designer.
 
FNW: Vale a dire?
 
SM: Guardate Kim Jones e la stilista coreana Yoon Ahn da Dior Homme, o ancora Virgil Abloh da Louis Vuitton. Prendete il fondatore di Vetements, Demna Gvasalia. Dal suo arrivo presso Balenciaga, le vendite sono salite alle stelle. Assumendo questi stilisti, i brand possono assicurarsi la loro coolness a poco costo. Ciò che questi designer apportano alle case di moda è molto maggiore in termini di valore rispetto al compenso che viene loro versato. Perché questi dovrebbero aiutare i grandi marchi di lusso, a rischio di penalizzare la propria label? Io invito i giovani a restare indipendenti! È molto più interessante e redditizio per loro!
 
FNW: In che ambiente si muovono i giovani designer?
 
SM: Devono affrontare una competizione spietata, ma dall'altro lato non hanno mai potuto beneficiare di così tanti supporti. A cominciare da tutti i sostegni e i programmi di mentoring istituiti per aiutarli, ai quali si aggiungono gli innumerevoli concorsi dedicati alla giovane creazione. Penso che stiano vivendo un momento incredibile.
 
FNW: Come è cambiato il comportamento dei buyer?
 
SM: Sono alla disperata ricerca di nuovi designer. In questo momento i dettaglianti stanno cercando di bilanciare gli acquisti di prodotti griffati, soprattutto per sostenere le loro vendite online, con marchi di stilisti originali. Sono costantemente affamati di novità.
 
FNW: Qual è oggi il peso di Tomorrow London e quali sono i vostri nuovi progetti?
 
SM: Stiamo lavorando a un progetto relativo al settore atletico per il quale stiamo provando ad inventare un concept. Per quanto riguarda Tomorrow London, ho cofondato il gruppo nel 2010 con Giancarlo Simiri, associandomi al Saturday Group nell’intento di offrire una serie di servizi. Con Giancarlo Simiri possediamo oggi il 70% della società, mentre il restante 30% è nelle mani di investitori come Three Hills Capital Partners e Red Circle Investments, la società d’investimenti di Renzo Rosso. La nostra sede è a Londra, ma abbiamo una filiale importantissima a Milano. Diamo lavoro a 150 persone e abbiamo tra 75 e 80 milioni di euro di ricavi lordi.

Versione italiana di Gianluca Bolelli

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