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4 feb 2021
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SMI: il tessile-abbigliamento italiano ha perso 17 miliardi nel 2020

Pubblicato il
4 feb 2021

In occasione della prima tappa del progetto “I Giovedì di SMI”, una serie di incontri di approfondimento sui temi più attuali del settore tessile-abbigliamento, il Presidente di SMI, Marino Vago, ha sottolineato la preoccupazione degli imprenditori del comparto per il calo di fatturato di quasi il 30%, pari a circa 17 miliardi di euro, registrato nel 2020.

Marino Vago, Presidente di SMI

 
“I temi di grande preoccupazione per noi imprenditori sono due, l’export e l’occupazione. Gli ultimi dati ufficiali (ISTAT) sul periodo gennaio/ottobre 2020 evidenziano una perdita di fatturato all’export di poco inferiore al 20%. Per un settore “esportatore abituale” come il nostro, con una percentuale di fatturato all’export del 60%, ciò significa una perdita in vendite estere di quasi 6 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2019 ì, ma soprattutto il timore di perdere quote di mercato difficilmente recuperabili”, ha sottolineato Vago. “In uno scenario di perdite di fatturato così elevate, in mancanza di una strategia governativa a favore di un sistema fondamentale come quello della moda, non è difficile immaginare una contrazione importante del livello occupazionale”.
 
Per sensibilizzare le istituzioni su questo probabile pericolo, SMI e Confindustria Moda hanno illustrato al Ministro del Lavoro Nunzia Catalfo i risultati di una ricerca secondo la quale, in mancanza di interventi governativi, la filiera tessile/abbigliamento subirò una perdita di 75.000 occupati nel triennio 2021/2023. 

Durante il primo “Giovedì di SMI” sono stati inoltre presentati i risultati di un’indagine internazionale sui cambiamenti strutturali causati o accelerati dalla pandemia Covid 19 nel comparto, per evidenziare la trasformazione profonda che lusso e moda stanno attraversando, tra cui la crescita del canale digitale e di nuovi modelli distributivi.
 
La ricerca è stata condotta su di un panel di Amministratori Delegati delle principali aziende del lusso in Francia e in Italia, che insieme realizzano oltre 25 miliardi di ricavi all’anno. Tra le principali necessità espresse dai manager, quella di una maggiore integrazione con i fornitori a monte, una migliore interazione con il cliente finale, un’offerta di prodotto meno legata alle stagioni e una maggiore attenzione alla sostenibilità.
 
“Le risorse per questa trasformazione non possono che venire da una politica industriale di Paese che investa nel rilancio e nel recupero di competitività della filiera italiana”, conclude SMI. “La natura delle sfide rende la scala dimensionale delle imprese un importante elemento abilitante. È evidente che le imprese più strutturate e finanziariamente solide possano guidare i tempi e la direzione del cambiamento, con grande efficacia. Ci attendiamo un periodo di profonda trasformazione e consolidamento delle piattaforme produttive di questo settore”.

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