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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
2 nov 2020
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4 minuti
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Sir Paul Smith: 50 anni nella moda festeggiati aprendo una fondazione e pubblicando un libro

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
2 nov 2020

Nessuno può accusare Sir Paul Smith di rallentare, anche nell'anno in cui celebra il suo 50° anniversario nella moda.

Sir Paul Smith - Foto: Paul Smith


Nonostante abbia trascorso quasi tutta la primavera praticamente da solo nel suo quartier generale di Covent Garden, che normalmente ospita oltre 200 dipendenti, il celebre designer è ancora riuscito a produrre una serie di collezioni d’abbigliamento maschile e femminile. Inoltre, ha appena aperto la sua fondazione, una nuova organizzazione progettata per guidare sulla strada giusta gli spiriti creativi, e aiutarli a evitare i blocchi nelle loro carriere. Qualcosa che Smith ha una notevole esperienza nel fare, poiché era un tutor privato part-time di Alexander McQueen negli anni ‘90.
 
In quel tempo, Smith vantava già una grandissima esperienza, avendo aperto il suo primo punto vendita omonimo nell'ottobre 1970 a Nottingham (la sua città natale), dove, in un afflato di tipica eccentricità britannica, ha fatto del suo cane (un levriero afgano) il direttore del negozio.

Smith, 74 anni compiuti a luglio, ha anche trovato il tempo di pubblicare un nuovo libro, che illustra il suo mezzo secolo nella moda, curato dall’ex giornalista di Wallpaper* Tony Chambers, con una prefazione di Jony Ive. Libro in cui torna il numero 50, perché racconta la vita di Smith nella moda attraverso 50 dei suoi oggetti preferiti. Alla fine il libro include tutto, dalla fotocamera Kodak Retinette che suo padre gli ha regalato alla sua folle collezione di scatole di fiammiferi, fino all'amata lente d'ingrandimento e alla bicicletta Paramount, perfetta per un fanatico del ciclismo come lui.
  
FashionNetwork.com (FN): Salve Paul, come sta?
Sir Paul Smith (PS): Molto bene, sto rispondendo da Covent Garden. Ho trascorso 16 settimane qui da solo durante l'ultimo lockdown. Direi che oggi ci sono circa 20 persone, dato che ruotiamo il personale, mentre prima c'erano normalmente 200 persone in questo edificio.
 
FN: Come vanno gli affari?
PS: Malissimo! Ma oggigiorno siamo tutti sulla stessa barca, che ci si chiami Louis Vuitton o Marks & Spencer.
 
FN: Ci racconti della sua nuova fondazione!
PS: Beh, stiamo lavorando all'idea da alcuni anni e mettiamo da parte un po’ di soldi ogni anno per la Fondazione Paul Smith. Non è una somma enorme. Ho solo pensato che nel nostro 50° anniversario sarebbe stato bello riportare un po’ di questa esperienza ai giovani. Nel periodo pre-Covid, direi che almeno una volta alla settimana c’era una scuola che veniva a visitare la nostra sede.

Paul Smith - Primavera-Estate 2021 - Menswear - Parigi


Paul Smith - Primavera-Estate 2021 - Womenswear - Parigi


FN: Qual è il suo obiettivo con questa fondazione?
PS: È così affascinante smitizzare come inizi qualcosa e come entri in un mondo particolare. Come demistifichi un approccio alla carriera semplicemente chiedendo: ‘Hai provato questo college?’. Oppure: ‘Hai sperimentato questa idea [almeno per] un fine settimana?’.

FN: Quando ha tenuto la prima lezione sulla moda?
PS: Anni fa sul retro dell'Odeon a Marble Arch, dopo Terence Conran e la signora Jean Muir. Ho infilato la testa nella stanza e c'erano 800 persone; me la stavo facendo sotto! Inoltre, mi sono reso conto che tutti stavano leggendo il loro discorso, mentre io non potevo leggere dal gobbo perché ho la dislessia.
 
Quando Terence Conran ha detto: “Ci sono domande?”, nessuno ha risposto. Quindi, ho chiesto se potevo mettere delle foto e quindi il discorso è diventato un commento ad ogni immagine e poi alla fine ho detto: “A chi faccia una qualsiasi domanda darò un premio!”, e si sono alzate circa 80 mani. Quindi prendo sempre qualche regalo da dare quando parlo: sciarpe, calzini e cose del genere.
 
FN: Ma ha mai fatto da mentore personalmente?
PS: Sì, in modo informale, con giovani designer come Grace Wales Bonner o Priya Ahluwalia, che fa un eccellente riciclo. Ho persino aiutato Alexander McQueen – quando Lee era alla St. Martins ed era un po’ perso e Suzy Menkes gli disse di incontrarmi. Ho conosciuto Lee abbastanza bene e ricordo che una volta disse: “La gente vuole che si faccia qualcosa col mio nome”, e mi chiese: “Che cos'è un contratto?”. Non c'è motivo per cui dovrebbero saperlo. Sono designer! Smith ride ad alta voce.
 
Wales Bonner l'ho incontrata tre volte e abbiamo solo chiacchierato; arriva con un piccolo taccuino con varie domande e io rispondo alle domande. Quando ci incontriamo per un caffè è sempre molto organizzata.
 
FN: Perché ha scelto una forma insolita per il suo nuovo libro?
PS: È stato Tony Chambers a suggerire di non fare un'altra sfilza di foto, come il look 15 del 1982 o il look 33 del 1983. Ha detto: ‘Perché non scegli dal tuo pazzo ufficio 50 oggetti e scrivi un saggio di una pagina su ciascuno?’.
 
La mia non è la tipica storia aziendale formale. Come quei giovani designer che iniziano e poi vengono rilevati da un fondo speculativo e quindi aprono tanti negozi. Possiedo ancora circa l'80% di tutto, tranne che in Giappone, perché mia moglie vuole vendere le sue azioni. È per i suoi nipoti. Non credo nemmeno che lo sappiano ancora! Smith ridacchia.
 
FN: Quando realizzerà un'altra sfilata?
PS: Non siamo sicuri se sia più giusto farlo e stiamo rivedendo il ciclo di consegna. Guardi, l'intero settore è in subbuglio, e nessuno è abbastanza coraggioso da fare cose coraggiose. Anche i grandi. Ma abbiamo un bellissimo showroom a Parigi, quindi se ci sarà consentito di spostarci l'anno prossimo, faremo una sfilata là alla fine di gennaio.
 
FNW: Sappiamo che ama l'Italia. È riuscito ad andarci quest'anno?
PS: Sono riuscito a visitare l'Italia per tre settimane a partire dall'8 luglio. E mi piacerebbe tornare per le mie visite in fabbrica in Veneto e per le scarpe in Toscana e nelle Marche, ma purtroppo quest'anno non posso davvero, causa lockdown.

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