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Pubblicato il
15 ott 2022
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Simon Cracker si affida allo showroom Garage e incrementa collezioni e diffusione

Pubblicato il
15 ott 2022

Simon Cracker trova nuovi clienti per la sua moda radicale e disruptive, fatta di capi d’abbigliamento che sono sostanziali pezzi unici, composti da eccentrici patchwork neo-punk e dotati di un pizzico di infantilismo arty, e che fin dagli esordi ha puntato su un approccio di upcycling al 100%. 

Simone Botte e Filippo Biraghi. Alle loro spalle la collezione PE 2023 di Simon Cracker - G.B. - FashionNetwork.com


“Anche i fili sono upcycled, e volutamente sono sempre a contrasto, che è diventata una mia particolarità. Ormai stiamo anche arrivando al no season; ci sono delle regole nella moda che non puoi disattendere e quindi dobbiamo presentare, visto che sfiliamo in calendario alla Milano Fashion Week, una Spring-Summer e una Fall-Winter, ma i miei sono pezzi che vanno oltre, anche alla solita divisione donna/uomo”, spiega a FashionNetwork.com lo stesso stilista di Cesena, classe 1985, che all’anagrafe fa Simone Botte e che all’ultima edizione del salone di moda di ricerca White a Milano ha presentato circa 300 creazioni unisex. Inoltre è reduce dalla partecipazione allo show di creazione fashion “Tailor Made – Chi ha la stoffa?” su Discovery+ e replicato su Real Time.
 
Simon Cracker ha inserito in azienda nel periodo post-Covid la figura del Brand Coordinator, incarnata da Filippo Biraghi. “Ci siamo detti, ‘Ok, noi siamo fuori dal coro, però proviamo a vedere cosa riusciamo a fare nel mainstream’, così ci siamo affidati per la prima volta a uno showroom in Italia, Garage di Marina Guidi”, spiega lo stesso Biraghi.

Precedentemente il brand era seguito da uno showroom a Parigi, nella cui fashion week venne selezionato fra i talenti emergenti, e dopo il successo con Kappa in Cina per la linea cult “Simon Cracker Destroys Kappa”, per la PE 2018, ha trovato buyer in Giappone e a Hong Kong ed è stato invitato alla Fashion Week della Lituania, a un contest a Lodz e alla manifestazione che miscela arte e moda Fashion Clash, a Maastricht. “Proprio grazie a Garage abbiamo trovato una prima, vera espansione e le prime vendite in Italia. Fino ad allora, per il mio stile particolare, ero sempre stato apprezzato quasi esclusivamente all’estero”, racconta Botte.
 
Il marchio di abbigliamento fondato nel 2010 è così approdato in 15 punti vendita d’alto livello, più 2 online. Questo in Italia, ma Simon Cracker è venduto anche da un negozio di design atipico a Berlino, reduce dall’apertura di un pop-up a Vienna. “A Berlino, Simon Cracker non è visto come una cosa così strana, ma come un brand interessante da comprare, e visto che siamo un po’ un marchio anti sistema moda ‘ancien régime’, crediamo che nel Nord Europa potremmo avere un mercato più fertile in futuro”, dice Botte.
 
“Fondamentalmente, Simone e io siamo due punk”, spiega Biraghi, “ma il punk oggi è diverso da quello degli anni ’70, che diceva ‘vaffanculo’ a tutto. Oggi viviamo in un mondo in cui, anche in televisione, vince e ha visibilità chi grida più forte o parla senza cognizione di causa. Il ‘vaffanculo’ è ormai una metafora, quindi abbiamo pensato che oggi essere punk è diventato l’essere gentili, il dire ‘grazie’ e il sapere di ciò di cui si sta parlando”.

Simon Cracker, menswear, Autunno-Inverno 2022/23


“Ne è nato il concetto del ‘Punkindness’, diventato un hashtag sui nostri capi, un vero e proprio manifesto su magliette e hoodie. La vera trasgressione oggi è la gentilezza”, afferma Simone Botte. Così, nella PE 2023 di Simon Cracker la Punkindness è citata spesso e la felpa con la scritta ‘Vestiti brutti per tutti’ rappresenta l’interpretazione ironica dell’ossessione legata al capo logato che tanto inquina la creatività di oggi, secondo il designer cesenate.

Graphic designer di formazione, ma passato quasi subito alla creazione di vestiti e accessori, Simone Botte crea una moda che è anche intrisa d’ispirazioni artistiche, grazie soprattutto al nonno pittore. Dopo gli studi come disegnatore pubblicitario, lo stilista romagnolo è entrato nel mondo fashion lavorando su grafiche e motivi dei tessuti per marchi come Prada, Iceberg e Moschino, collaborando con la sua concittadina Camac. Tra le sue tante collaborazioni, partite nel 2006, ci sono state quelle con la Central Saint Martins, la UAL - University of the Arts London e (come stylist, social media director e direttore artistico) con vari designer emergenti, tra gli altri Alessia Giacobino, Jo No Fui, Who's Who, Mariù De Sica, MSGM.
 
La scorsa estate, in modo molto discreto, Simon Cracker ha anche lanciato la sua prima collezione di haute couture, esposta anch’essa al White, con un défilé organizzato in un castello e come protagonisti 17 capi d’alta moda realizzati con vecchie tende, strisce di stoffa tenute insieme dal silicone o tessuti ricavati da paracadute, “in un approccio alle forme classiche della couture che, come al solito, ho distrutto e reinterpretato”, conclude Simon Cracker.

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