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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
22 giu 2017
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Sfilate Uomo: l’abito maschile si frantuma a Milano

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
22 giu 2017

La Settimana della Moda maschile dedicata alle collezioni per la primavera-estate 2018 conclusasi lunedì a Milano, ha frantumato i codici dell'abbigliamento maschile. La metamorfosi era già in atto da alcune stagioni, ma mai come in questa gli stilisti erano andati così lontano, e tutti con il medesimo spirito di base, nel rivedere totalmente l'abbigliamento di questi signori.

Prada aggiorna il nylon al gusto odierno - © PixelFormula


Simbolo di tale rivoluzione? Lo stravolgimento della cravatta, che quasi scompare dal panorama, salvo poi accompagnare alcuni abiti formali (da Armani o Versace) o al contarario per trovarsi al posto d’onore, troneggiante, come accessorio cool e virile, come ultimo vestigio del menswear tradizionale (Fendi, Marni, Sulvam).
 
Altro segnale rivelatore, l’onnipresenza del rosa, benché un rosa pallido, che appariva in uno o più capi in tutte, ma proprio tutte le collezioni. A cominciare da Ermenegildo Zegna, la griffe maschile per eccellenza, che ne propone diverse sottili gradazioni, quasi impercettibili, in una linea che sembra più indirizzarsi a degli studenti che a degli uomini d’affari.

Il confort, nei volumi spesso ampi e nei materiali ultra leggeri, domina su tutto. Il direttore artistico di Zegna, Alessandro Sartori, arriva fino a tagliare le giacche sui lati per facilitare i movimenti. Una tendenza vista anche altrove, come dal coreano Munsoo Kwoo o nei gilet senza maniche né cuciture, posati sulle spalle come poncho, da Ports 1961.

Fendi, primavera-estate 2018 - © PixelFormula


Tutto è scomposto e ricomposto secondo il capriccio del momento. I pantaloni si fanno più ampi e fluidi, e spesso sono ristretti alla caviglia per darsi un’aria più sportiva. Il blazer s’indossa su una maglia con pantaloncini, l’impermeabile ha perduto le maniche, i maglioni e le tute sono protagonisti, così come le maglie superfini.
 
Nell’insieme il look è più informale, spesso indossato con nonchalance. Il gioco consiste nel miscelare con sottigliezza e acume un guardaroba facile e confortevole con alcuni capi maschili iperclassici.
 
Il tipico cappotto in tweed s’indossa su una tuta da lavoro di nylon da Prada, mentre da Marni l’uomo mescola allegramente tutto ciò che gli capita a portata di mano. Per esempio, una canotta da bagnante a strisce con una camicetta a fiori e un abito azzurro cielo. Il cappotto indossato con micro short insieme a sneakers o sandali con calze costituisce il look più rappresentativo di questo nuovo filone stilistico.

Prada, classico o sportswear? - © PixelFormula


“L’abito classico non esiste più. È destrutturato e si trasforma in un formale-informale. L’eclettismo è dappertutto, con le righe mischiate a stampe floreali o ai quadretti. È un po’ la filosofia degli oggetti smarriti e ritrovati. Ci si veste come viene, senza troppi calcoli”, commenta Graziano di Cintio, buyer per il mercato tedesco. Una nuova eleganza che identifica ciascuno con le sue scelte personali.
 
“La verità è che il logo ha raggiunto i propri limiti. Oggi il consumatore cerca maggiormente un prodotto, più che un’immagine. preferirà Cucinelli a Givenchy”, indica in modo secco un pragmatico buyer italiano, che ha trovato questa settimana milanese più caotica del solito.
 
Col suo calendario compresso in tre intense ed interminabili giornate, in effetti, non è stato facile seguire tutti gli eventi. E alcuni si sono lamentati dell’organizzazione. Anche le numerose sfilate miste per uomo e donna non hanno convinto molto, con la maggioranza degli stilisti che alla fine hanno proposto delle collezioni abbastanza simili da un sesso all’altro.

Con il suo brand N.21, Alessandro Dell'Acqua riassume bene il nuovo trend della moda maschile - PixelFormula


Ciò non ha però impedito agli organizzatori di ritenersi soddisfatti di una settimana giudicata “piena di energia e di novità, con tante etichette emergenti”. Il presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana (CNMI), Carlo Capasa, ha accolto con favore, in particolare, il forte aumento dei buyer esteri. Un bilancio completato da risultati trimestrali positivi per il menswear italico, le cui vendite hanno registrato una crescita dal 4 al 5% nel periodo fra gennaio e marzo 2017.
 
Versione italiana di Gianluca Bolelli

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