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Pubblicato il
19 feb 2013
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Sfilate a Milano: si parte sotto il segno della polemica

Pubblicato il
19 feb 2013

Niente star, né eventi speciali. In questa vigilia di Fashion week, l’atmosfera a Milano non sprizza un’effervescenza particolare. Dal 20 al 26 febbraio la capitale lombarda accoglie le grandi griffe del Made in Italy, che presenteranno 126 collezioni di prêt-à-porter femminile per l’autunno/inverno 2013/2014. Con 71 sfilate, di cui 7 doppie e 59 presentazioni, la kermesse si annuncia intensa. Il calendario si articola di nuovo su 6 giorni pieni invece dei cinque della scorsa edizione, con la settima giornata dedicata ai giovani talenti sostenuti dalla Camera Nazionale della Moda Italiana.

Sfilata Prada autunno/inverno 2012/2013


Tra i grandi nomi sarà Gucci ad aprire le danze mercoledì 20 febbraio, seguito da Prada giovedì 21, Versace il 22, Roberto Cavalli il 23, Dolce & Gabbana il 24 e Giorgio Armani il 25. La seconda linea di Versace, Versus, esce fuori dal calendario optando per altre forme di presentazione, mentre due nuovi nomi fanno il loro ingresso nel calendario ufficiale : il milanese Andrea Incontri, che sfila oggi (il 20 febbraio) e il cinese Wang Peiyi, che chiuderà la settimana il 26 febbraio.

Il calendario di questa edizione è in linea con le scorse stagioni. Ma, invece di trovare consensi unanimi, si trova ancora al centro di vivaci polemiche. Mentre Milano continua a perdere terreno di fronte a Parigi, il Presidente della Camera della Moda Mario Boselli denuncia la mancanza di coesione da parte dei couturier milanesi e l’assenza delle istituzioni: "Quando Londra inaugura la sua piccola fashion week dedicata all’uomo riesce a farci venire le autorità pubbliche e la famiglia reale. Invece da noi i politici sono completamente assenti. Ci vorrebbe un maggiore patriottismo! Se vuole difendere il suo patrimonio, il nostro paese deve impegnarsi di più".

La stilista Donatella Versace propone un incontro con le grandi maison - Foto: Ansa


Mario Boselli mette inoltre in evidenza le difficoltà riscontrate per trovare un accordo con tutte le maison attorno a un calendario coerente: “Ogni stagione dobbiamo reinventare il calendario! Non è possibile. Dovremmo prendere esempio dai francesi, il cui calendario non cambia quasi mai, permettendo alla stampa e ai compratori di organizzarsi meglio”. Un’accusa contestata da numerosi stilisti italiani, come Luisa Beccaria: "Facciamo il possibile per aderire alle richieste della Camera della Moda, ma siamo spesso messi davanti al fatto compiuto, con cambiamenti di orari improvvisi senza essere avvertiti", testimonia quest’ultima.

Di fatto sono spesso i piccoli marchi a pagare le conseguenze dei cambiamenti imposti dalle grandi maison, come è successo lo scorso settembre quando Giorgio Armani ha anticipato la sua sfilata di un giorno. Prese di mira, le grandi griffe non hanno mancato di reagire. Donatella Versace ha lanciato un appello qualche giorno fa. «Il sistema moda è vecchio, va cambiato. L'immagine del "Made in Italy" da anni è diventata obsoleta, si parla solo di fatturati e poco di creatività», denuncia la stilista, proponendo di organizzare un incontro con Giorgio Armani, Miuccia Prada, Dolce & Gabbana e Frida Giannini per Gucci. L’obiettivo? Rilanciare il "Made in Italy". "Londra, Parigi e New York sono agguerrite, si muovono bene. A Milano non si riesce a cogliere il nuovo linguaggio della moda, mentre all'estero sì, c'è più vivacità. Serve una svolta", sostiene il direttore creativo di Versace.

Patrizio Bertelli, AD di Prada


Non è da meno Patrizio Bertelli, l’AD di Prada, che martedì 19 febbraio, in un’intervista al quotidiano "La Stampa", ha lanciato anche lui un grido d’allarme: «La moda italiana è come la bella addormentata nel bosco. Ma è ora che si svegli”, tuona il patron di Prada. «Dobbiamo capire che in questo Paese c’è il centro della manifattura mondiale del lusso per il tessile abbigliamento e per la pelle. Non penso solo ai tanti marchi italiani, ma a case come Vuitton o Chanel che vengono a produrre qui, perché le lavorazioni italiane sono di altissima qualità e fatte in tempi brevi. Noi, nonostante questo ruolo, rischiamo di diventare dei semplici “fasonisti”, che fanno lavorazioni per altri. Invece dobbiamo farci rispettare».

Secondo Patrizio Bertelli il rilancio comincia proprio dalla Settimana della Moda, che andrebbe rafforzata. «Portare gli stranieri a sfilare a Milano e poi inventarsi eventi, feste, manifestazioni, se è possibile anche iniziative che coinvolgano tutta la città. Insomma, fare quello che si fa da qualche anno in occasione del Salone del Mobile. Non si può ridurre tutto al calendario delle sfilate», conclude.

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