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Settimana della Moda di Milano: bilancio in chiaroscuro

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
today 28 feb 2017
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Basso profilo per la Fashion Week Donna di Milano dedicata alle collezioni di prêt-à-porter dell’autunno-inverno 2017/18. Con 174 collezioni, tra le quali 70 sfilate ufficiali (alle quali si sono aggiunti innumerevoli show fuori calendario) e 92 presentazioni, la manifestazione ha mostrato un bel programma, pur con alcuni distinguo.

Gigi Hadid in Max Mara. La collezione del marchio reggiano ha ottenuto un grande successo a Milano. - © PixelFormula


La Settimana è terminata lunedì con una messa celebrata in Duomo in omaggio a Franca Sozzani, la famosa direttrice di “Vogue Italia” deceduta lo scorso 22 dicembre, che ha riunito il gotha del Made in Italy e non solo.
 
Punto di arrivo di una settimana "un po' distratta”, come l’ha definita una buyer. “Non c’è niente di nuovo. Nessuna tendenza o filone ai quali si possa far riferimento. Sta a noi arrangiarci a trovare degli spunti”, si rammarica una dettagliante di Modena. "Sono particolarmente delusa dal fatto che si tratti della collezione per l'inverno, una stagione molto importante per noi. Paradossalmente, sono i marchi storici, come Max Mara o Agnona, che ci hanno dato più soddisfazioni proponendo dei prodotti autentici”, sottolinea.

Stessa storia da Elina Halimi, che ha venduto da poco tempo il concept store “Kabuki Paris” di rue Etienne Marcel. “Mi sembra che questa Settimana abbia mostrato soprattutto una tendenza molto orientata sulla proposta di capi indossabili, più commerciali. Con Prada, che ha creato una collezione eccezionale, ho molto apprezzato lo show di Max Mara, che ha rimesso al centro della scena l’autentico abito. Avrei comprato tutto!”.
 
Con i suoi outfit monocromatici composti di capi semplici, allo stesso tempo confortevoli e molto eleganti (tailleur, pantaloni, dolcevita e grandi cappotti), la linea di Max Mara sembra aver interpretato al meglio le attese dei consumatori odierni, che vogliono essere rassicurati e non dover spendere un sacco di soldi per dei vestiti che magari porterà una volta sola.
 
Molte collezioni viste sulle passerelle milanesi andavano in quella direzione, evitando gli eccessi del passato con dei capi adatti per tutte le occasioni o intercambiabili, affiancandovi però alcuni tocchi di scintillante follia, come testimonia il ritorno del lamé per la sera, e le tante intrusioni di colori accesi, per risollevare lo spirito del guardaroba e del morale.
 
Ma nell’insieme l’impressione era quella di un “già visto” e di una mancanza di rinnovamento. Alcune case di moda hanno deluso le aspettative. Altre si sono semplicemente accontentate di rispolverare le loro creazioni del passato.
 
Almeno Milano ha potuto contare sulle proposte più fresche e interessanti dei giovani talenti e dei nomi nuovi approdati nel suo calendario di questa stagione, tra i quali tre marchi cinesi, Angel Chen, Xu Zhi, e Annakiki, e la label Situationist, del designer georgiano Irakli Rusadze.
 
Questi nuovi talenti hanno innegabilmente portato nuova linfa alla Settimana della Moda di Milano.

(Versione italiana di Gianluca Bolelli)

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