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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
4 lug 2017
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Settimana dell’Alta Moda di Parigi: da Dundas a Hermès, la Haute Couture significa anche pre-collezioni e resort

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
4 lug 2017

Se è la prima settimana di luglio e appartenete al mondo fashion, allora è il momento in cui si svolge l’Alta Moda a Parigi, giusto? Beh, in questa stagione non proprio, perché domenica si sono visti show, quelli di Hermès e di Peter Dundas, che erano entrambi chiaramente di ready-to-wear.

Peter Dundas, Haute Couture 2018 - Dundas World/Instagram


Quest’ultimo ha fatto il suo debutto come etichetta indipendente, scegliendo uno spazio davvero molto bello (un appartamento del XVIII secolo perfettamente restaurato nascosto in fondo a un passaggio del primo arrondissement parigino) per svelare sostanzialmente una cruise collection.
 
Dundas è uno stilista molto esperto, la cui cifra stilistica è costituita da un senso del glamour esplosivo per donne dalle gambe interminabili. Il designer norvegese ha trasformato Pucci in una potente casa di moda da red carpet, nel periodo intermedio fra due prestigiosi incarichi da Emanuel Ungaro e Roberto Cavalli.

Egli è rimasto totalmente fedele al suo stile in questa linea per l’AI 2017, con lunghi abiti in maglia Art Decò che mostrano metri di pelle; salopette piene di lustrini blu zaffiro; felpe altrettanto piene di lustrini color rosa brillante coperte di uccelli selvaggi e dello slogan “Starship Soul”. Le trasparenze regnavano in una collezione coraggiosa che richiamava lo Studio 54, pur dimostrandosi anche in parte deludente, per il fatto che stia così tanto attenta a non allontanarsi mai troppo dalla solita formula stracollaudata e testata di Dundas.

Peter Dundas alla sua sfilata di Alta Moda a Parigi - Dundas World/Instagram


Da Hermès i vestiti erano tutti relativamente affascinanti, sebbene in un modo quasi zuccheroso. Ma l’intenzione generale e l’impostazione dell’ambiente erano confuse. Un gruppo di lavoratori spazzolava in maniera ossessiva la passerella di ciottoli al secondo piano dell’elegante flagship di Hermès su cui erano disegnate ordinate linee Zen. Poi le modelle hanno cominciato ad arrivare, camminando in gran fretta, come fossero in ritardo per un volo Easy Jet, impazienti di raggiungere il loro fidanzato DJ ad un rave party a Ibiza. Alla fine ciò che è rimasto era una passerella con un leggero e indefinito strato di ghiaia, dopo che 30 donne alte e dinoccolate ci hanno corso sopra, lasciando un’impressione conclusiva di una lettiera per gatti, un’immagine che francamente non ci saremmo mai aspettati di dover vedere associata a un marchio come Hermès.
 
Per quanto concerne i vestiti, la griffe ha presentato alcuni eleganti top e dei fascinosi abiti da cocktail di seta leggera con stampe a motivi araldici e di chiavi antiche; un meraviglioso cappotto da città in cashmere color sorbetto e un grande tubino di coccodrillo blu elettrico. Insomma, una collezione ben riuscita. Tuttavia, si è trattato semplicemente della presentazione di una serie di abiti puliti e commerciali, senza una forte affermazione di un qualche discorso moda, né una particolare identità estetica. Una collezione che è addirittura sembrata un po’ fuori posto rispetto a questa settimana di sfilate di Haute Couture.
 
Versione italiana di Gianluca Bolelli

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