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Pubblicità

Sergio Tacchini sale di gamma e si sposta a New York

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
today 13 gen 2020
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Sergio Tacchini ha lanciato la propria rivoluzione al Pitti Uomo. Il marchio di sportswear, che nel luglio scorso è stato ceduto dal gruppo cinese Wintex all’imprenditore italiano Stefano Maroni, associato con i due fondi americani Twin Lakes Capital e B.Riley Principal Investments, ha scelto la famosa fiera di moda maschile per illustrare la sua nuova strategia. L’obiettivo? Riportare all’antico splendore quello che è stato definito “il Lacoste italiano” attraverso una crescita di gamma in termini di immagine e di prodotti.

Dao-Yi Chow al centro, attorniato dalla nuova collezione - Sergio Tacchini


Un cambiamento radicale rispetto al suo precedente modello di business di “brand company”, in cui design, sviluppo delle collezioni e comunicazione erano centralizzati a Milano, mentre tutta la distribuzione e la produzione erano gestite su licenza attraverso una decina di partner.
 
“L’identità del marchio si era un po’ persa negli ultimi anni con un posizionamento che non gli corrispondeva. Vogliamo rifocalizzarlo sul suo DNA e dargli nuovo slancio”, spiega a FashionNetwork.com Stefano Maroni, fondatore ed ex capo dell'azienda americana GMI USA specializzata nella gestione di marchi su licenza in particolare nelle calzature (7 for All Mankind, True Religion, Ben Sherman).

Di fatto, è stato dopo aver firmato un accordo l'anno scorso con Wintex per avere i diritti di Sergio Tacchini negli Stati Uniti, tramite la sua società GMI, che l’uomo d’affari ha maturato la decisione di comprare il marchio e iniziare le trattative.
 
Ed è proprio partendo dal mercato americano, dove l’etichetta è assente da anni e poco conosciuta, che i nuovi proprietari intendono rilanciare Sergio Tacchini.

Uno dei primi modelli scaturiti dall'esame degli archivi - Sergio Tacchini


Entro luglio, la società trasferirà l'intero ufficio stile e quello dello sviluppo prodotti a New York, mentre a Milano resteranno lo showroom e gli archivi. Una decisione che ha destato la preoccupazione di alcuni licenziatari, che temono la perdita dell’expertise degli stilisti italiani, alcuni dei quali hanno operato per più di 20 anni nella società. La perplessità riguarda anche i nuovi prodotti presentati al Pitti, alcuni dei quali sono stati da loro considerati troppo “elitari” o poco in linea con la distribuzione attuale.
 
“Ci sarà una grande focalizzazione sugli Stati Uniti e sul Giappone, un mercato chiave per Sergio Tacchini. In Europa il riposizionamento sarà graduale, con un prodotto di qualità per riportare il marchio alla sua aura degli anni '80. Il nuovo slancio che stiamo per iniettare al brand è un'opportunità per i licenziatari”, sostiene invece Stefano Maroni, che ha assunto per guidare il marketing Shaun Lee Lewis, che vanta una lunga esperienza da Levi Strauss & Co. 
 
Mentre il Nord America sarà gestito direttamente, gli altri mercati continueranno ad essere gestiti tramite delle licenze, che logicamente dovranno essere ridefinite. Quanto all’e-commerce, sarà rilanciato all’inizio di febbraio, così come il profilo Instagram e l’immagine sui social network. Tra le licenze confermate, c’è quella per gli occhiali con il gruppo di Hong Kong Mondottica, siglata un anno fa esatto, la cui durata arriva fino al 2023.
 
Per supportare la sua strategia, il nuovo management ha chiamato a collaborare con Sergio Tacchini il designer di New York Dao-Yi Chow (35 anni). Cofondatore dell’etichetta street e dal design creativo e di ricerca Public School con Maxwell Osborne, Chow, di origini sudcoreane e appassionato di tennis, ha svelato a Firenze in una presentazione al Tepidarium del Roster, la storica serra ottocentesca del Giardino dell’Orticultura, una prima collezione che miscela cultura hip-hop a un guardaroba maschile più classico.

Mondottica per Sergio Tacchini


“Mi sono immerso negli archivi, che sono enormi. La costruzione e la qualità dei vestiti erano incredibili. Voglio essere ispirato da tutti questi dettagli e tecniche. L’idea è di miscelare influenze diverse, tra l’aspetto quasi sartoriale delle origini e i colori accesi degli anni ‘80, aggiungendovi la tecnologia odierna”, ci dice lo stilista, che ha cercato di creare un nuovo Sergio Tacchini più pulito e contemporaneo.
 
Per l’Autunno-Inverno 2020/21, Chow ha giocato sul contrasto tra lo stile classico da “riviera italiana” e il modo divertente e casual con il quale i rapper americani e i tifosi di calcio inglesi si sono appropriati del brand negli anni ‘90. Il risultato è una collezione davvero attraente, con un innegabile tocco fashion.
 
Le proporzioni dei classici pantaloni della tuta sono riviste con un taglio leggermente svasato. Una giacca ibrida, contemporaneamente tuta e abito a righe, s’indossa con pantaloni dall'aspetto classico scanalati dietro sulle caviglie. Un pullover nero in viscosa e lana con un collo trompe-l'oeil mostra il nome di Sergio Tacchini ricamato in verde, come appariva sulle etichette dei primissimi modelli del marchio.
 
“Vogliamo uscire un po' dal registro sportivo. I consumatori si aspettano qualcosa di più alla moda. Svilupperemo soprattutto la maglieria e capi d’abbigliamento leggermente più formali”, prosegue Dao-Yi Chow, che annuncia una prossima collaborazione con New Balance e spera di poter sfilare a Milano con la sua prossima collezione. La crescita di gamma si fa sentire nel prodotto, ma anche nei prezzi, con giacche foderate in seta o tagliate in raso vendute a 785 dollari (700 euro), pantaloni di nylon superleggeri foderati in vendita a 195 dollari, completi giacca-pantalone che possono arrivare fino a 1.400 dollari.

Dettagli e qualità sono protagonisti della nuova collezione - Sergio Tacchini


Nel 2018, il marchio ha registrato un fatturato di 50 milioni di euro, e punta ai 55 milioni nel 2019. L’Europa è il suo primo mercato con il 60% delle vendite, seguita dal Giappone. L’Italia resta un mercato storicamente forte, con vendite a 13 milioni di euro, mentre la Francia si colloca tra gli 8 e i 9 milioni di euro. Distribuito da 1.500 clienti multimarca nel mondo, Sergio Tacchini non possiede negozi monomarca.

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