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Seconda sessione: sempre meno francesi e italiani ai saloni dalla Fashion Week

Versione italiana di
Laura Galbiati
Pubblicato il
today 10 ott 2019
Tempo di lettura
access_time 2 minuti
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Il trend di presenze ai saloni della seconda sessione continua a non crescere, come ha confermato l’ultima edizione della Fashion Week negli ultimi giorni di settembre. Se gli appuntamenti B-to-B hanno registrato globalmente una “stabilità”, o quasi, dei loro visitatori, quelli che sono riusciti a distinguersi l’hanno fatto grazie a un posizionamento preciso e mirato o a un approccio di nicchia.


L'esterno del salone Première Classe, al Jardin des Tuileries, settembre 2019 - photo Yannick Roudier


Le edizioni dei saloni Première Classe, Tranoï, Woman e Splash, che si sono svolti contemporaneamente a fine settembre, non hanno dunque invertito la tendenza, ma anzi hanno confermato il livello di attività più calmo percepito dagli espositori già da diverse stagioni. I visitatori francesi continuano a diminuire; diventa quindi sempre più fondamentale conquistare i buyer internazionali.
 
La buona notizia arriva dal Giappone, che dopo la diserzione post attentati del 2015 ha confermato il suo ritorno in forza. I visitatori giapponesi erano più numerosi sia a Woman sia a Tranoï, secondo gli organizzatori, confermando il loro ruolo preponderante nella buona riuscita dei saloni. Per tutte e quattro le manifestazioni il Giappone è stato il Paese straniero più rappresentato, in alcuni casi addirittura il primo in assoluto davanti alla Francia, come per Woman e Splash. Le presenze americane, tedesche e britanniche sono sembrate piuttosto dinamiche, al contrario di Italia e Francia, che hanno registrato un calo significativo.

In dettaglio, il salone più francofono, con il 42% di francesi nei padiglioni, anche se questa percentuale si riduce ad ogni stagione, è stato Première Classe alle Tuileries, che ha registrato presenze stabili, senza dare cifre precise, ma un incoraggiante rinnovamento, con il 23% di nuovi visitatori. Anche Tranoï rivendica un trend stabile (7.000 visitatori), con una buona presenza di buyer rispetto ai profili meno “business”.
 
Woman dichiara un bilancio positivo; le dimensioni più contenute del salone, che ospita una selezione di 80 brand, sono considerate un elemento forte di fidelizzazione dei compratori, che cercano questo tipo di formato, secondo gli organizzatori.
 
Da notare che il salone Splash, specialista dell’universo resortwear, da diversi anni previsto a giugno e inserito di nuovo nel calendario di settembre per questa stagione, ha fatto un buon debutto: 1.350 visitatori, più che nell’edizione di inizio estate. L’appuntamento, organizzato dagli inglesi di The Claret Showroom, conferma dunque il format biennale anche per il 2020, avendo trovato il proprio pubblico, arrivato a Parigi da tutto il mondo. Il campione è infatti molto diversificato: giapponesi, ovviamente inglesi, viste le origini degli organizzatori, ma anche tedeschi, mediorientali, mediterranei, americani, spinti dalla buona dinamica attuale del segmento resortwear alto di gamma presso una clientela cosmopolita, per la quale i viaggi “premium” hanno il vento in poppa.

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