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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
15 set 2019
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3 minuti
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Scissione del gruppo Gap: Old Navy svela i piani d’espansione e Gap si rifocalizza sul denim

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
15 set 2019

Il gruppo statunitense Gap, Inc. ha fatto il punto sulla prossima scissione della sua attività in due società distinte: il numero di negozi fisici di Old Navy dovrebbe raddoppiare, mentre il marchio Gap si concentrerà nuovamente sul denim.

Il numero di store fisici del brand Old Navy dovrebbe raddoppiare - Instagram: @oldnavy


Annunciata lo scorso febbraio, la separazione farà del marchio Old Navy un’azienda autonoma. Gli altri marchi del gruppo Gap, Inc. — Gap, Athleta, Banana Republic, Intermix e Hill City — proseguiranno le rispettive attività all’interno della medesima entità che (l’informazione è stata confermata il mese scorso) conserverà il nome di Gap, Inc.
 
L’idea è di permettere ad Old Navy, vero motore trainante del gruppo Gap, Inc., di concentrarsi pienamente sull'attuazione della sua strategia di crescita, mentre l'altra società risultante dalla divisione potrà di indirizzare le proprie risorse verso marchi in difficoltà, come la sua etichetta omonima Gap o Banana Republic.

Ad un incontro con gli investitori tenutosi la scorsa settimana, la direzione del gruppo americano ha annunciato che, una volta separato dalla propria società madre, Old Navy intende aprire 860 nuovi punti vendita nel Nord America.
 
Old Navy propone una gamma che ha prezzi più abbordabili di Gap; l’esercizio 2018 l’ha chiuso con una rete composta da 1.140 negozi. Nel quadro della sua espansione, il marchio intende concentrarsi sui propri negozi outlet in vari mercati di dimensioni ed importanza minori, evitando i centri commerciali.
 
Grazie a questa forte presenza nel settore della vendita al dettaglio fisica, Old Navy, che ha registrato un fatturato netto di circa 8 miliardi di dollari (7,2 miliardi di euro) nel 2018, si aspetta di ottenere vendite annue per 10 miliardi di dollari (9 miliardi di euro) nel lungo periodo.
 
Quanto al marchio Gap, può darsi che alla fine il numero di chiusure di negozi sia inferiore al previsto (Gap ne aveva annunciate 230). In effetti, alcuni proprietari hanno comunicato la volontà di proteggere questi negozi dalla chiusura.
 
Gap ha anche indicato agli investitori che la rivitalizzazione del suo marchio principale ruoterà attorno a una rifocalizzazione sul denim e i jeans.
 
“L’obiettivo? È molto semplice. Guadagnare quote di mercato nel settore della tela blu. È quanto abbiamo fatto in passato per risanare gli altri nostri marchi. Ed è quanto ho fatto quando dirigevo il brand nel 2012”, ha spiegato Art Peck, CEO del gruppo, che continuerà a dirigere l’azienda dopo la scissione di Old Navy. “Il denim sarà il carburante che fa girare la macchina”.
 
Questa strategia è simile all'approccio adottato dal gruppo VF Corporation, che qualche mese fa ha anch’asso separato dal resto del business i propri marchi di denim convogliandoli nella nuova entità Kontoor Brands. Una decisione motivata in parte dal desiderio di sfruttare al massimo il ritorno del denim come prodotto in voga nella moda, che è andato di pari passo col declino della tendenza "sportswear" che ha dominato il settore negli ultimi anni.
 
In più, Art Peck nutre grandi speranze per il marchio di abbigliamento sportivo Athleta, le cui vendite secondo lui potrebbero raggiungere i 2 miliardi di dollari (1,8 miliardi di euro) in futuro.
 
Per quanto riguarda la nuova strategia organizzativa di Gap, Inc., l'accento viene posto sull’alleggerimento della struttura gestionale dell'azienda, al fine di accelerare i processi decisionali. Inoltre, ll piano di compensi agli alti dirigenti della società è stato aggiornato, per migliorare il loro rendimento e la loro responsabilizzazione.
 
Gap intende concludere il processo di divisione nel 2020. Tra il 2019 e il 2021, l’azienda statunitense prevede di spendere tra 400 e 450 milioni di dollari (fra 361 e 406 milioni di euro) in costi eccezionali per la separazione, e spese per immobilizzazioni nell’ordine dei 300-350 milioni di dollari (da 271 a 316 milioni di euro).

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