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Schiaparelli, in lenta ma costante evoluzione, lancia una nuova capsule di ready-to-wear da Bergdorf Goodman

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
today 16 dic 2018
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La venerabile, e lussuosamente eccentrica, maison Schiaparelli ha lanciato la sua ultima capsule collection da Bergdorf Goodman questo venerdì, e l’ha chiamata – che sorpresa – “Pink Victory”. Oltre a mettere ancora una volta in evidenza lo stile alquanto particolare della griffe, il lancio rappresenta anche l'ultima espressione dell’approccio nuovo messo in pratica per rilanciare questa leggenda della moda, una casa nata nel 1927, molto prima della televisione, non parliamo poi di Internet.

Un abito della collezione "Story #2, Pink Victory" di Schiaparelli - Foto di Sharna Osborne


Anche il suo lungo rilancio è stato particolare, sebbene con una certa logica italiana al centro. Pure questo non sorprende, visto che sia la fondatrice che l’attuale proprietario del marchio sono italiani. Elsa Schiaparelli, nata a Roma nel 1890, è stata una delle più grandi stiliste e rivoluzionarie della moda di tutti i tempi, la cui tonalità feticcio era il color rosa shocking. Diego della Valle, 64 anni, miliardario marchigiano anticonformista eppure di grandissimo successo (che controlla anche Tod’s, Hogan e la squadra di calcio della Fiorentina) ha comprato Schiaparelli nel 2007.
 
Venerdì, Schiaparelli ha svelato “Story #2”,la seconda vetrina della sua nuova divisione dedicata a prêt-à-porter e accessori, un conciso guardaroba di circa 31 pezzi, nel nuovo pop-up aperto da Bergdorf Goodman. “Story #1” faceva riferimento a Man Ray e al surrealismo nella fotografia, ed è in vendita nei negozi dallo scorso settembre.

“L'idea è un accumulo di storie, ogni volta tramite una capsule”, spiega il CEO Delphine Bellini, davanti a un caffè all’interno del quartier generale di Schiaparelli sulla piazza più ricca di Parigi, Place Vendôme. Una strategia che rispecchia quella del nuovo progetto “T Factory” pianificato da Della Valle per Tod’s, un nuovo hub creativo per far nascere delle collaborazioni che sono partite quest’autunno con Alessandro Dell’Acqua.
 
“Story #2” salta avanti e indietro nel tempo tra l'immaginario ellenistico della gioventù romana di Schiap, i suoi soggiorni a NYC e l’ossessione contemporanea per l’athleisure. Come la splendente bomber jacket di finta pelliccia rosa con una meravigliosa fodera di seta – una stampa di dee alate che indossano elmetti di football americano con teste di Arcimboldo. Mentre per la sera ci sono estasianti abiti da cocktail in un pot-pourri di collane pazze e piume attorcigliate.
 
In settembre, Bellini ha anche lanciato una nuova borsa in pelle finemente lavorata, “The Secret”, con grossi lucchetti dorati, offerta in colore rosa; e anche con uno schizzo in bianco e nero della luna, con un cavo elettrico vecchio stile. La stessa stampa vista su una giacca nera da sera di seta grezza. E poi anorak in nylon; cappotti di seta davvero rosa shocking rifiniti con frammenti di tessuto grezzo; e alcune fantastiche felpe di cashmere con una stampa di occhi spaventati alla rinfusa, immagini di Dalì e foto di Man Ray. Spiccano maglioni e giacche da baseball sulle quali marciano le dee con gli elmetti, sollevando serrature giganti come trofei – il tutto rifinito con decorazioni azzurro mare davvero grandiose. La collezione è stata disegnata dal team dello studio stilistico interno, mentre la prossima linea d’alta moda della maison, del couturier Bertrand Guyon, sarà presentata il 21 gennaio, ancora una volta all'Opera di Parigi, come la scorsa stagione.
 
L'eclettismo della fondatrice romana è evidente nelle sorprendenti spille da maschera di attrice greca e nei suoi famosi gemelli-feticcio di bronzo smaltati di rosa.

Abiti della collezione "Story #2, Pink Victory" di Schiaparelli - Foto di Sharna Osborne


“Il colore regala piacere estatico… Si possono abbassare o alzare le linee, modificare le curve, accentuare un punto piuttosto che un altro, ma l’armonia deve rimanere. I greci avevano capito questa regola, e hanno dato alle loro dee la serenità della perfezione e l'aspetto favoloso della libertà”, scrisse una volta Elsa Schiaparelli nel suo libro di memorie “Shocking Life”.
 
Tutte le nuove idee sono esposte all'interno del grande magazzino in bauli giganti, con display video che riproducono vedute di Place Vendôme dall'alba al tramonto.
 
Il prêt-à-porter di Schiaparelli non costa poco: lo sciccoso abito da cocktail costa 6.000 dollari, anche se le felpe entry-level sono vendute a 300 dollari. Il fatturato della casa è di una manciata di milioni di euro; e per il momento non ci sono piani immediati per realizzare un profumo, o dell’abbigliamento maschile. Lo sviluppo della griffe sta avvenendo, secondo gli standard contemporanei, con la velocità di una lumaca. Risponde Delphine Bellini: “Dobbiamo avanzare attentamente. Non vogliamo correre; abbiamo appena lanciato il prêt-à-porter. Non vogliamo andare troppo velocemente o troppo lontano; dobbiamo rispettare la casa e i suoi valori. Siccome non si tratta di un marchio emergente, dobbiamo stare molto attenti. Non possiamo semplicemente giocare con il suo heritage; non abbiamo il diritto di fallire!”.
 
La griffe è in lenta ma costante crescita. Ogni stagione, nuovi elementi vengono aggiunti al salone, come due antichi manichini in legno del XIX secolo che Elsa chiamava Pascal e Pascaline. “Schiap ha anche organizzato loro una cerimonia di nozze, s’immagini”, sorride la Bellini.
 
O le perfette librerie di Jean-Michel Frank o un quadro quasi psichedelico con farfalle, arlecchini, duchesse in abiti Schiap, e la colonna di Napoleone a Place Vendôme.
 
La nuova collezione sarà disponibile solamente in due indirizzi; Bergdorf e il quartier generale di Schiaparelli in Place Vendôme 21. Quest'ultima non è una boutique al piano strada, ma un salone al terzo piano del soleggiato lato nord della piazza, dove gli acquirenti devono essere controllati prima di salire.

La fondatrice della maison, Elsa Schiaparelli - Foto: Schiaparelli


“La democratizzazione della moda significa che puoi trovare tutto dappertutto. Noi vogliamo assolutamente rimanere esclusivi. Ed offrire l’esperienza migliore”, spiega la Bellini, che indossa una giacca Schiaparelli di seta con una stampa patchwork in mezzo a tante fotografie di Man Ray, appese con spille stravaganti. Il fotografo fu il leitmotif della prima capsule, nella quale i bottoni rappresentano una tipica firma di Schiap. Era lo scultore Alberto Giacometti a prepararli per Elsa.
 
“Madame Schiaparelli ha dato così tanto alle donne in termini di cultura, arte ed emancipazione. Era una sarta ricca di inziativa imprenditoriale, il che è un fatto molto stimolante ed ispiratore per le donne d’oggi” insiste Delphine Bellini.
 
“Story #2 è un guardaroba casual per il giorno o per serate artistiche. L'anno prossimo vogliamo creare degli happening, e stiamo pensando ad altri pop-up, probabilmente in altre città. L'importante è apportare una certa dose di magia e sorpresa”, conclude.
 
“Schiaparelli boutique-salons”, 21 place Vendôme (Lun-Sab/10-19).

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