Save the Duck comprato da Progressio. Obiettivo raddoppio dei ricavi in 3 anni

Il marchio di piumini privi di piume d’oca Save the Duck vara un piano triennale di crescita e annuncia il nuovo assetto societario. Finora la titolare del 51% delle quote della società guidata da Nicolas Bargi (terza generazione di imprenditori del tessile attraverso l’azienda di famiglia Forest, fondata nel 1914 dal nonno Foresto) attraverso Alchimia SpA, era dal 2014 l’imprenditrice Marina Salamon, la quale esce dall’azionariato. La sua quota di maggioranza del brand è stata acquisita da Progressio SGR tramite il fondo Progressio Investimenti III.

Filippo Gaggini e Nicolas Bargi - Save the Duck

Filippo Gaggini, Managing Director di Progressio SGR e mente dell’operazione, nella nota ufficiale si dimostra categorico: “In tre anni raddoppieremo il fatturato. Save the Duck rappresenta esattamente il tipo di target su cui puntiamo: un’eccellenza italiana, guidata da un imprenditore con doti fuori dal comune, con una crescita unica e una capacità senza pari di incrementare la propria presenza su scala mondiale». Resta al timone dell’azienda Nicolas Bargi, che ha ideato il marchio nel 2011 partendo dalle sue stesse convinzioni etiche.
 
Save the Duck, i cui capispalla non contengono neanche pellami, pellicce e in generale materiali/tessuti di derivazione animale, e che utilizza l’innovativa ovatta tecnica termoisolante ‘Plumtech’, comunica di avere una marginalità superiore al 20%, e di aver archiviato il 2017 con ricavi a quota 31,5 milioni di euro e un Ebitda del 23% a 7,2 milioni di euro. Per il 2018 punta a superare i 36 milioni con un margine atteso del 24%. Ma l’obiettivo al 2020 è raddoppiare i risultati del 2017.
 
Al momento il brand (che solo nel 2017 ha salvato oltre 3 milioni di oche, ricorda orgogliosamente il comunicato ufficiale) è presente in 29 nazioni, 2 in più dell’anno precedente, perlopiù distribuite in Europa, con in testa Germania, l’area Benelux e tutta la Scandinavia, attraverso un network selezionato di negozi wholesale, ricorda Bargi nel comunicato. Il giro d‘affari generato all’export è superiore al 50% con stati definiti come “stelle emergenti” nelle vendite del marchio del papero che fischietta, come Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud, Cina e Russia.
 
“Con Progressio SGR, che ha all’attivo fondi gestiti per oltre 400 milioni di euro e 21 investimenti messi a segno, intendiamo sviluppare anche un network di monomarca basati su un concept innovativo e al 100% in linea con il nostro credo”, precisa Nicolas Bargi. E Gaggini, che ha scelto proprio Save the Duck quale primo investimento per il fondo Progressio Investimenti III, è ancora più esplicito: “Il primo store a insegna Save the Duck aprirà i battenti entro il 2018. Ma non sarà che un primo passo. Il focus nel medio termine è sulle principali destinazioni fashion del mondo. A partire da New York, Londra e Tokyo”.

Save the Duck, PE 2018

Nel 2015 Save the Duck ha aderito alla LAV (Lega Anti Vivisezione), mentre nel 2017 ha vinto il premio “Mario Unnia – Talento & Impresa”, promosso da BDO Italia, nella categoria ‘Innovazione sostenibile’. Nel suo carnet ci anche tre premi dell’organizzazione no-profit a sostegno dei diritti degli animali PETA (People for Ethical Treatment of Animals), tra i quali l’ultimo ricevuto a dicembre 2017 da Peta UK per la collezione “Recycle” by Christopher Raeburn, la luxury capsule per l’Autunno-Inverno 2017/18 firmata dallo stilista inglese.
 
“Parliamo al mondo e vogliamo farlo nella maniera più corretta possibile”, puntualizza Nicolas Bargi. “Investiremo molto anche sull’e-commerce. Attualmente abbiamo una piattaforma di proprietà che ci frutta il 10% circa delle vendite totali. Entro il 2020 intendiamo arrivare a quota 30%”.
 
Intanto, Marina Salamon sostiene che continuerà “a supportare l’azienda” di cui si definisce “grande fan”. E non è nella sua natura restare in attesa. Per oltre dieci anni consigliere internazionale del WWF (al quale nel 2016 Save the Duck ha dedicato una speciale capsule collection), azionista e consigliere di Banca Ifis, vicepresidente di Illycaffè e consigliere di Morellato SpA, la Salamon in un altro comunicato ha dichiarato: “Penso che la responsabilità sociale di ogni imprenditore sia, innanzitutto, quella di continuare a costruire lavoro basato sulla meritocrazia. Non accetto le rendite di posizione. Desidero reinvestire e desidero farlo subito”.
 
La Salamon, in passato vincitrice del ‘Premio Bellisario’, attraverso la holding di partecipazioni Alchimia Spa, sua al 100%, è attiva in diversi ambiti industriali e dei servizi: le fanno capo i brand Altana (abbigliamento luxury fashion per bambini), Doxa (prima società di ricerche di mercato in Italia) e le controllate Connexia (agenzia di marketing e communication data driven) e DoxaPharma (società di ricerche in ambito farmaceutico e medico-clinico). Tutte aziende che destinano volutamente parte dei propri profitti a progetti di utilità sociale non profit. “Voglio reinvestire soprattutto nei settori in cui sono presente e in cui credo di avere maturato maggiori competenze e dunque dove posso essere maggiormente d’aiuto. A cominciare dai mercati fashion, digital, comunicazione o marketing. Non escludo investimenti anche in altri ambiti manifatturieri”, conclude.

Marina Salamon - Web of Life

Nato a Pisa, Save the Duck ha oggi sede negli spazi di Via Arcivescovo Calabiana, 6 a Milano, vicino alla Fondazione Prada, dotati di uffici stile, direzionali, commerciali e archivio storico. Un’ex cartiera e tipografia ottocentesca che venne acquistata nel 2012 da Marina Salamon (per farne lo showroom del suo brand Altana e di una ventina d’altri marchi) insieme al fondatore e presidente di White, Massimiliano Bizzi, e poi utilizzata per organizzarvi nel 2013 la prima edizione del salone di occhialeria di ricerca DaTE, oggi spostatosi alla Stazione Leopolda di Firenze, dopo un breve passaggio In Piazza Lina Bo Bardi a Porta Nuova.

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