Save The Duck: in 2 anni 60-70% piume da PET riciclato

Save The Duck, la maison di abbigliamento sportswear 100% animal free, che chiuderà il 2018 con un giro d'affari di 35 milioni (e con un target di 40 per il prossimo anno, viaggiando a grandi passi verso la quotazione in Borsa), entro due anni potrà contare sul 70% della fornitura di piume da PET riciclato. Lo spiega all'Adnkronos Nicolas Bargi, ideatore del brand e CEO della società, a sua volta partecipata al 65% dal private equity Progressio (attraverso il fondo Progressio Investimenti III, mentre è uscita dall'azionariato la Alchimia di Marina Salamon a marzo del 2018) e da Forest, azienda di famiglia di Bargi. "Stiamo già riutilizzando PET riciclato: in una anno e mezzo, da quando abbiamo immesso questa tecnologia, abbiamo il 30% della fornitura che riutilizza PET riciclato. In due anni potremo arrivare al 60-70%".

Facebook/Save The Duck

Allo studio anche la possibilità di smembrare piumini e di riutilizzare l'interno. Una operazione difficile "perché richiede l'utilizzo di sostanze trattate in un certo modo, affinché possano essere reimmesse nel sistema senza troppa dispersione di energia".

In tutti i casi quello di Save the Duck è un modello industriale che mira quanto più possibile a fare proprio il concetto di economia circolare, anche se, ammette Bargi, "è molto complesso". "Noi siamo nati come azienda totalmente animal free, quindi con nessun utilizzo di origine animale - niente piume, niente pellicce, niente seta - e da lì ci siamo domandati come saremmo potuti diventare anche sostenibili, perché un conto è la salvaguardia degli animali, ma non si può rimanere indifferenti rispetto al tema della sostenibilità. L'obiettivo finale è quello di una economia circolare e va affrontata su tre argomenti principali: uno è quello delle condizioni del lavoro, il secondo dell'impatto sull'ecosistema e il terzo è cercare di ridurre le emissioni di CO2".

"Ci impegnamo di anno in anno, sempre di più, su tutti e tre i temi. Un primo traguardo”, ricorda l'AD, “lo abbiamo già raggiunto ed è quello di avere ottenuto delle certificazioni date da enti terzi. Ora stiamo stilando un piano di sostenibilità a tre anni che verrà reso pubblico sul sito". Altro obiettivo "è fare audit e controllare che gli enti sovrani che certificano sui tre temi poi facciano un lavoro fatto bene". In definitiva, "operando sui primi due" argomenti "e cioè lavoro e impatto ambientale, si riesce anche a contribuire alla riduzione di CO2. Per quanto riguarda noi che siamo una azienda di piumini ecologici, il tema del riutilizzo significa anche potere creare piumini che possono essere smembrati e poi, senza troppo utilizzo di energia, possano essere immessi nel sistema cercando di evitare sovraccarichi di emissioni di Co2 e in generale chimiche e dannose per l'ambiente".

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