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Sartore vuole rafforzarsi in Italia e negli USA e punta ai millennials

Pubblicato il
today 11 feb 2019
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Sartore, griffe francese di calzature da donna di nicchia nata negli anni ’30 da un’idea di Paul Sartore e guidata oggi dalle figlie Catherine, Direttore Creativo, e Françoise, ha tra i suoi obiettivi il rafforzamento sui mercati italiano e americano. Ne abbiamo parlato con Monica Virgili, AD di Vittorio Virgili S.r.l., calzaturificio marchigiano che dal 2004 detiene la licenza produttiva di Sartore e dal gennaio 2018 ne cura anche la distribuzione e il marketing.

Monica Virgili, AD di Vittorio Virgili S.r.l.

 
“Sul fronte statunitense abbiamo recentemente siglato un accordo di collaborazione con un importante showroom di New York, Fo. Ri. Showroom”, ci ha spiegato Virgili. “L’idea è di sviluppare il mercato americano, finora servito solo tramite department store quali Barneys e Bergdorf Goodman, attraverso una distribuzione più capillare, che arrivi alle boutique di riferimento in tutti gli Stati Uniti”.
 
Per quanto riguarda l’Italia, dopo qualche anno di contrazione del mercato, Sartore vuole tornare ad essere presente nelle principali boutique, anche grazie allo showroom direzionale recentemente aperto a Milano. “Il mercato italiano è un punto di riferimento per i player di tutto il mondo, una vetrina fondamentale per il settore moda, ed era quindi assolutamente necessario riallacciare rapporti  storici con alcune delle migliori boutique che conoscono e apprezzano il nostro stile”, ha commentato Virgili. “Al momento siamo presenti in 10 prestigiosi punti vendita monomarca, il nostro obiettivo è di raddoppiarli nel giro di due stagioni, confermando il posizionamento attuale attraverso un marketing mix dedicato alle esigenze del mercato domestico”.

Tra i progetti futuri del brand è in programma per il 2020 il lancio della collezione uomo, ambito non del tutto nuovo per Sartore, che nel 2000 aveva presentato la linea unisex Sartore Sartore. “L’uomo è nel DNA sia della famiglia Virgili che della famiglia Sartore, per cui ci è sembrato naturale riprendere l’idea di una collezione maschile, che partirà dalla prossima stagione”, ha spiegato Virgili. “Sarà all’inizio una piccola capsule, in linea con l’immagine del marchio, che contiamo di far crescere fino ad arrivare a un’incidenza sul fatturato del 15/20% circa nel giro di 3/5 anni”.


Sartore, autunno/inverno 2019-20


Altro focus dell’azienda, i millennials: “Ci siamo resi conto che per Sartore parlare di millennials equivale a raggiungere un nuovo pubblico, che fruisce quotidianamente di contenuti e storie sui social media”, ha proseguito Virgili. “Instagram e Facebook rappresentano ancora una grande opportunità che da febbraio, insieme all’agenzia di comunicazione Attila&Co di Milano, abbiamo iniziato ad  alimentare in maniera decisamente originale per il brand:  Sartore è diventata una persona, una donna, con le sue peculiarità e le sue abitudini, libera, chic, estroversa, che vive in un mood parisien. Per quanto riguarda lo stile abbiamo inserito nuove risorse, loro stesse millennials, capaci di interpretare in chiave moderna  il DNA del marchio, lavorando su forme, volumi e colori, sotto la supervisione di Catherine Sartore”.
 
Sartore propone quattro collezioni all’anno, rigorosamente made in Italy: due collezioni (autunno-inverno e primavera-estate) e due pre-collezioni. Ogni collezione è declinata in circa 60 modelli per un totale di 160 pezzi ed è divisa in due macro gruppi: la parte Texane (country-chic e rock) e la parte Faubourg, con calzature eleganti da giorno. La gamma dei modelli comprende sandali, stivali, stivaletti e scarpe, flat o con tacco, realizzati in pellami vegetali, pelli esotiche (come pitone, tejus e struzzo) e inserti di pelliccia di volpe, tutte rigorosamente italiane e tracciate. Il range di prezzo globale varia dai 600 ai 1200 euro al pubblico.
 
A livello distributivo, Sartore possiede un monomarca in rue du Faubourg Saint-Honoré 3 a Parigi ed è presente in un network di circa 150 selezionate boutique multimarca, tra Francia (40%), Giappone (30%), Belgio (10%) e il resto del mondo (20%). In Francia, il marchio è presente da Le Bon Marché a Parigi, da Intemporel a Reims, da La Suite a Rouen e a Deauville; in Belgio da Azur Knokke Le Zoute; in Olanda da Pauw; in Italia da Gio Moretti, Tiziana Fausti e Tassinari; negli Stati Uniti da Barneys New York e da Boyds Philadelphia; in Giappone da Barneys Japan, Baycrews Deuxieme Classe, Isetan e Tomorrowland; in Corea da Boon The Shoop e Shinsegae.
 
Dopo una leggera flessione, il marchio si pone l’obiettivo di raggiungere i 7 milioni di euro di fatturato nel 2022. “Il 2018 si è chiuso con un sostanziale pareggio rispetto al 2017; la nostra licenza distributiva parte dalla PE19, per cui i frutti della nuova strategia si vedranno a partire dall’anno appena iniziato, che mostra già un trend positivo”, ha concluso Virgili. “Oggi i nostri primi tre mercati sono Francia, Giappone, Belgio. L’Italia al momento rappresenta il 5% del fatturato”.

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