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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
20 feb 2020
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Saint Laurent varca la soglia dei 2 miliardi di euro

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
20 feb 2020

Più forte di Gucci! Saint Laurent ha registrato, nell’esercizio 2019 del suo proprietario, il gruppo Kering, una crescita nel 14,4% delle vendite su base comparabile. L’azienda diretta da François-Henri Pinault vede infatti riprendere un ritmo più coerente alla crescita del suo fiore all'occhiello italiano, con un incremento del 13% su base comparabile tra il 2018 e il 2019, per raggiungere i 9,628 miliardi di euro. Relativizziamo: in un anno, Gucci ha generato ricavi supplementari per 1,343 miliardi di euro. Nello stesso tempo, Saint Laurent supera per la prima volta la soglia psicologica dei due miliardi di euro, a 2,049 miliardi.

L'attore Rami Malek, testimonial di Saint Laurent per la PE 2020


Certo, questo non fa del marchio guidato da Francesca Bellettini uno sfidante per Gucci, ma comunque lo rende quello che dà il secondo maggiore contributo al fatturato della capogruppo, davanti a Bottega Veneta, a 1,168 miliardi di euro, ma anche a Balenciaga e Alexander McQueen, le cui vendite non sono dettagliate nei risultati annuali, ma "hanno superato traguardi importanti nel 2019", ha precisato François-Henri Pinault davanti alla stampa il 12 febbraio scorso, in occasione della presentazione dei risultati del gruppo francese. "Balenciaga ha superato, e di molto, il miliardo di euro. E McQueen oltrepassa i 500 milioni".
 
Se Gucci pesa per quasi il 63% sulle vendite del suo gruppo, François-Henri Pinault rifiuta di considerare la portata del gigante italiano come un problema. "La dipendenza del gruppo da Gucci è una sciocchezza. Non ho problemi di bilanciamento. Ci viene posta questa domanda perché il nostro nome è Kering. Se ci chiamassimo Gucci Group, non ci sarebbe stato chiesto. Gucci è un marchio dal successo fenomenale. Abbiamo la fortuna di averlo. Il gruppo lavora principalmente per Gucci. Il suo feedback di ritorno va a beneficio del gruppo e di tutti gli altri marchi. È un circolo virtuoso straordinario".

Per le sue dimensioni e la maturità della propria diffusione, la firma italiana gestita da Marco Bizzarri beneficia degli investimenti per testare nuovi concept, come i pop-up "Gucci Pin" collegati al lancio di mini-collezioni o collaborazioni avviate nell'ultimo trimestre del 2019 sul mercato americano, ma soprattutto per supportare la sua strategia.

Il concept "Gucci Pin" è stato installato per un mese all'inizio di quest'anno nel grande magazzino parigino Printemps Haussmann - Printemps


Gucci non ha più una politica di aperture di negozi, ma può procedere rapidamente all'implementazione del suo nuovo concept negli store di proprietà. Al brand resta da convertire ancora il 40% della sua rete. "In termini di vendite per metro quadro, abbiamo compiuto ulteriori progressi, poiché abbiamo raggiunto i 45.000 euro al metro quadrato. I migliori del comparto sono al di là dei 50.000. Qui abbiamo il potenziale per fare molto meglio del mercato con Gucci. Abbiamo già vari negozi Gucci oltre i 45.000, ma anche di Saint Laurent".
 
Di fatto, la maison Saint Laurent non si è ancora impegnata in una strategia di pop-up. La priorità del marchio è di rafforzare la propria rete di negozi. Un progetto che riguarderà in particolare la Francia, dove la griffe nutre ambizioni su Parigi. L’anno scorso ha inaugurato il suo impressionante flagshipdi rue Saint-Honoré, Saint Laurent Rive Droite, esattamente al posto dell'iconico concept store Colette.
 
Più che un negozio, il luogo è destinato ad ospitare eventi (firma del libro di Kate Moss...) e il marchio lo utilizza davvero come strumento di comunicazione. Oltre a questa location privilegiata, Jean-Marc Duplaix, direttore finanziario di Kering ha rivelato al pubblico dei giornalisti, sempre durante la presentazione dei risultati annuali, che Saint Laurent "ha in cantiere altri progetti a Parigi che devono ancora essere confermati".
 
In totale, sono state annunciate più di venti aperture per il 2020. E anche se, a causa dell'attuale crisi del coronavirus, diverse inaugurazioni di negozi in Asia potrebbero essere posticipate, la Cina rimane una terra di conquista per il marchio transalpino.
 
"Possediamo 222 boutique Saint Laurent. La rete è tutt'altro che matura, soprattutto in Cina, dove il marchio è sottorappresentato", ha sottolineato il Presidente e Direttore Generale del gruppo. Abbiamo aperto i nostri primi due veri flagship nella Cina continentale a fine 2019. Vantiamo dunque un grande potenziale in termini di aperture".
 
Uno sguardo alla distribuzione geografica dell'attività del marchio sembra confermare questo punto. L’Europa occidentale resta il primo mercato di Saint Laurent, pesando per il 35% sulle vendite, mentre l’Asia-Pacifico e l’America del Nord contanto rispettivamente per il 28% e il 24%. Per fare un paragone, da Gucci, la zona Asia-Pacifico (Giappone escluso) vale il 34% delle vendite, davanti all’Europa occidentale al 32%.
 
Soprattutto, il retail rappresenta l’88% del fatturato di Gucci contro "solamente" il 69% da Saint Laurent. In sostanza, il margine operativo della marca francese si colloca al 27% contro... l’oltre 40% del gigante italiano. L'espansione della rete di negozi in proprio in Asia deve quindi consentire di attirare nuovi clienti, in particolare in Cina, ma anche di migliorare i margini di Saint Laurent.

Saint Laurent - Primavera-Estate 2020 - Womenswear - Parigi - © PixelFormula


Un altro grande obiettivo per il marchio fondato nel 1961 da Yves Saint-Laurent e le cui collezioni sono ora disegnate da Anthony Vaccarello è l’affrontare nuove categorie di prodotti.
 
"In termini di categorie di prodotti, con Francesca e il suo nuovo team del merchandising abbiamo deciso di espandere la base di clienti soprattutto sul prêt-à-porter", ha precisato François-Henri Pinault. "Non che questa sia la categoria più importante; è ovviamente la pelletteria. Ma è la categoria che crea la desiderabilità della maison. Saint Laurent è rinomata per il suo eveningwear, per gli abiti da sera. Svilupperemo il daywear (vestiti per il giorno, ndr.) con segmenti di prezzi più accessibili. Riteniamo di avere un potenziale significativo con questo approccio. L'anno scorso, il team ha lanciato “Vestiaire”, una collezione permanente che funziona davvero bene. La stanno implementando, perché al momento è disponibile solo in alcune boutique. Pensiamo di avere un grande potenziale anche nelle calzature, per le quali vengono effettuati investimenti in merchandising e produzione".
 
Anticipazioni che dovranno quindi essere tenute d'occhio alla prossima sfilata di Saint Laurent, che si svolgerà la sera di martedì 25 febbraio durante la Fashion Week di Parigi.
 
Alla fine, il marchio mostra una dinamicità nei progetti sulle proprie collezioni e sulla rete di punti vendita che fa dire al suo proprietario: "Abbiamo superato i due miliardi con Saint Laurent. E ora siamo sulla buona strada per andare verso i tre miliardi e oltre".

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