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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
18 mar 2022
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Roland Herlory (CEO Vilebrequin e Sonia Rykiel): “Bisogna dare tempo al tempo”

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
18 mar 2022

“Bisogna dare tempo al tempo”, spiega Roland Herlory, CEO di Vilebrequin, mentre svela una nuovissima collaborazione fra tre famosi artisti e il brand di beachwear, che con discrezione si è trasformato nel numero uno del mercato dei costumi da bagno di lusso.

Roland Herlory, CEO di Vilebrequin e di Sonia Rykiel - Vilebrequin


Il lancio, che rende omaggio a Sylvie Fleury, Kenny Scharf e John M. Armleder, è solo uno dei tanti progetti supervisionati da Roland Herlory. Di recente, quest'ultimo è stato nominato anche CEO di Sonia Rykiel, dopo la sua acquisizione da parte della società newyorkese G-III, che ha comprato Vilebrequin a fine 2021. Fortunatamente, il dirigente prevede di adottare lo stesso approccio strategico per il marchio francese di articoli di lusso acquisito dal gruppo americano.
 
Questo atteggiamento riflessivo e premuroso è evidente nell'ultima collaborazione di Vilebrequin. Inizialmente il marchio aveva previsto un quartetto, ma le idee dell'artista afroamericana Mickalene Thomas si sono rivelate troppo complesse per essere realizzate in tempo, e così Vilebrequin ha preferito rimandarne il lancio.

“La nostra quarta artista non era ancora pronta. Mickalene Thomas cerca di spingersi oltre i limiti, e ci vuole tempo. Dobbiamo rispettare questo principio e le sue aspirazioni”, dice Roland Herlory davanti a un caffè sorseggiato al ristorante “La Plume”, sui tetti di Parigi.
 
Herlory, dirigente particolarmente cerebrale, ha avuto l'idea per questa collaborazione artistica in quanto desiderava lavorare con l'editore JRP Editions e il suo fondatore Lionel Bovier, un rinomato curatore di mostre e direttore del MAMCO, il principale museo d'arte moderna di Ginevra, dove si trova la sede di Vilebrequin.
 
“All’inizio volevamo collaborare con artisti per i quali i tessuti sono oggetto di un impegno naturale, al centro della loro pratica. Ho esitato a mescolare arte e moda. Ma è stato Lionel a identificare coloro il cui lavoro poteva inserirsi in modo logico nel nostro universo”, dice Roland Herlory.

La versione fiammeggiante di un tubo di scappamento di Sylvie Fleury sui costumi da bagno di Vilebrequin riecheggia la sua ossessione per le decappottabili americane - Vilebrequin


Sylvie Fleury viene spesso definita “artista dell'appropriazione”, poiché prende in prestito e fonde con assurda ironia i manufatti e le immagini della cultura popolare americana e del lusso europeo. I suoi costumi da bagno Vilebrequin decorati con sgargianti tubi di scarico riecheggiano l'ossessione dell'artista per le auto decappottabili americane.
 
Kenny Scharf, il cui stile si potrebbe riassumere come “haute couture della street art”, ha già collaborato con Dior per una collezione che aveva per tema Saint Laurent a Miami. I pantaloncini di Kenny Scharf riprendono i suoi amichevoli mostri ghignanti graffitati, o una serie di tartarughe, i rettili preferiti di Vilebrequin. Mentre i legami di John M. Armleder con il concettualismo neogeometrico lo hanno inaspettatamente portato a una forma di astrazione gestuale.
 
Le idee di ogni artista si concretizzano in asciugamani, cappellini da mare, bikini e camicie di lino. Dalla prossima primavera, Vilebrequin commercializzerà questi prodotti in soli 20 negozi e online sui siti web del marchio, ma probabilmente non tra i suoi partner negli e-commerce, anche se Vilebrequin lavora con tutti i maggiori marchi del settore: Net-à-Porter, Mytheresa, Zalando e Farfetch.
 
“Non voglio che vengano venduti come maglie qualsiasi. Non sono un'opera d'arte, ma estensioni del lavoro di un artista. Quindi devono essere presentati con una spiegazione adeguata”, ha affermato Roland Herlory.
 
In effetti, la partnership riguarda tanto l'immagine quanto la vendita. Perché Vilebrequin potrebbe guadagnare dieci volte di più collaborando con un grande designer.
 
“Ma bisogna sognare per far sognare i nostri clienti. Ciò permette di aumentare il livello del nostro marchio e di generare un impulso. Secondariamente, ci fa avanzare dal punto di vista tecnico. E in terzo luogo, lavorare su cose rare e belle è qualcosa di cui essere orgogliosi”, conclude Roland Herlory, la cui predilezione per gli ampi pantaloni di velluto a coste e le giacche di tweed lo fa sembrare più un intellettuale che un dirigente.

vilebrequin


La prima collaborazione artistica in assoluto di Vilebrequin è stata con Massimo Vitali, fotografo italiano famoso per le sue foto di spiagge di grande formato.

“Massimo è l'artista per eccellenza della spiaggia, il particolare ambiente che ha visto nascere Vilebrequin. Amava il marchio e per creare le sue immagini ha chiesto ai partecipanti di indossare pantaloncini bianchi sulle spiagge della Presqu'île di Gien o di Porquerolles. Rispettare il lavoro dell'artista è stato tecnicamente molto difficile, dovevamo anche assicurarci che l'immagine proseguisse correttamente nella tasca. Ma ci siamo riusciti”, si rallegra. Il risultato: una serie di costumi da bagno leggendari, icone del beachwear.

Successivamente ha aggiunto al catalogo Alex Israel, Derrick Adams, Donald Sultan, i Rolling Stones e Karl Lagerfeld. Più recentemente, Palm AngelsSpace Jam, il film. Tra 10 anni, Roland Herlory spera di organizzare una grande mostra di tutte queste collaborazioni.
 
L'anno scorso, Vilebrequin ha celebrato il 50° anniversario del marchio fondato da Fred Prysquel, un fotografo sportivo daltonico e appassionato di corse. Nel 1971 Prysquel ebbe l'idea di un nuovo costume da bagno davvero originale. Dopo aver cucito lui stesso il primo esemplare e aver trovato i primi clienti, ha lanciato il suo marchio.
 
Più di vent'anni fa, Pierre Blum, degli orologi Ebel, ha acquisito Vilebrequin e ha trasferito la sua sede a Ginevra. Dieci anni fa, G-III, titolare delle licenze di Calvin Klein e Tommy Hilfiger, ha acquistato Vilebrequin dall'azienda olandese Fashion Fund One per 85,5 milioni di euro, quasi il doppio del fatturato del marchio nel 2011, che ammontava a 45 milioni di euro.
 
G-III, società quotata al Nasdaq, non specifica le entrate annuali di Vilebrequin, ma Roland Herlory afferma che si tratta di “circa 100 milioni di dollari, o 200 milioni di dollari al dettaglio”. G-III ha reso noti questa settimana utili per 200 milioni di dollari su un fatturato annuo di 2,77 miliardi di dollari, rispetto ai 23,5 milioni di dollari e ai 2,06 miliardi di dollari dell'anno precedente.

I pantaloncini di Scharf sono un remix dei suoi graffiti con amichevoli mostri sorridenti o mostrano una serie di granchi, crostaceo feticcio di Vilebrequin - Vilebrequin


Herlory si spertica in elogi per il CEO di G-III, Morris Goldfarb.
 
“A Morris piace costruire marchi. Possiede un piccolo gruppo di brand e apprezza il modo molto rigoroso con cui sviluppiamo Vilebrequin. Gli americani a volte sono molto aggressivi in ​​termini di crescita. Ma Morris sostiene e accetta un ritmo più lungo in Vilebrequin. Sì, stiamo crescendo ogni anno, ma a un ritmo naturale per il marchio, aggiungendo mercati, ma con attenzione. Ed è così che procederemo anche per Rykiel”, afferma Roland Herlory, che parla un inglese perfetto, ma con noi si è espresso in francese.
 
Questi è diventato PDG del marchio dopo la sua acquisizione da parte di G-III, e proveniva da 23 anni in Hermès, dove ha ricoperto diverse cariche, tra cui quella di direttore commerciale del gruppo, direttore dell'America Latina e responsabile dei progetti speciali di Jean-Louis Dumas, il CEO più geniale e brillante del marchio.
 
“Sono stato attratto da Vilebrequin perché è un vero punto di riferimento nella sua specialità. Difende una visione reale, offrendo al contempo un prodotto davvero originale: i primi veri pantaloncini da mare, progettati per sfruttare al meglio la spiaggia. Abbiamo voluto spingere più lontano questo esercizio d’eccellenza e dare prova di essere fantasiosi ed inventivi”, spiega Roland Herlory, che ha recentemente festeggiato il proprio mezzo secolo di vita, un anniversario in occasione del quale ha fatto il voto di dire solo la verità, nient'altro che la verità.
 
Nei primi due anni, tutto si è concentrato su “modernizzazione, modernizzazione e modernizzazione”. È stato necessario prestare molta attenzione nell'utilizzare solo scarpette, puntali, materiali elastici e maglie della migliore qualità, un fattore essenziale poiché i pantaloncini Vilebrequin sono rinomati per essere estremamente comodi e ad asciugatura rapida. La rete è composta da un filo di poliestere circondato da cotone. I pantaloncini sono realizzati in poliammide elastico filato in Francia, mentre le stampe sono a volte francesi, a volte italiane. Utilizzando un filato ad alta densità, i tessuti vengono spazzolati con carta vetrata per creare una sorta di moleskine in micro velluto.

“La mano dà una sensazione di benessere umana e naturale”, spiega Roland Herlory, cresciuto a est di Metz, prima di trasferirsi a Parigi per studiare alla Sorbona.

Fred Prysquel, il fondatore del marchio - Vilebrequin


Ha imparato cose da Hermès che ora applica a Vilebrequin?
 
“La qualità e la longevità. Per me la vera eco-responsabilità è la robustezza. Un prodotto che duri anni. I nostri pantaloncini si possono riparare, cambiarne l'elastico o la rete interna, all'infinito. Questo l’ho preso da Hermès. Oggi tutti i nostri filati sono riciclabili. Otteniamo la nostra poliammide dalle reti da pesca e persino dai tappeti. Anche i materiali più pregiati vengono ricavati da bottiglie di plastica. Collaboriamo anche con 1.500 pescatori in Spagna”, spiega.
 
Attualmente, Vilebrequin gestisce circa 200 negozi indipendenti, inclusi 10 all’interno di altrettanti aeroporti, e alcuni misurano solo 20 metri quadrati. Inoltre, il marchio è distribuito in circa 150 punti vendita di prestigiosi department store, come KVD, Harrods, Selfridges, Galeries Lafayette, Nordstrom, Neiman Marcus, Saks e Bloomingdales.
 
“Certo, molti grandi magazzini hanno dovuto affrontare serie difficoltà, anche se alcuni rivenditori americani hanno fatto molto bene con i loro siti di e-commerce. Ma Internet, secondo me, è una vera truffa. Se paghi di più ottieni una posizione più alta su Google. Praticamente è come una guerra tra bande. Paghiamo 85 centesimi per ogni click generato dalla ricerca di un costume da bagno di lusso, e anche di più in alta stagione”, s’indigna.

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