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Pubblicato il
31 ott 2013
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Richard Hobbs (The Hub): "Il mercato cinese è maturo per i multimarca"

Pubblicato il
31 ott 2013

Il salone di Hong Kong The Hub e l'appuntamento pechinese di moda giovane Chic Young Blood hanno annunciato qualche giorno fa una collaborazione. Lo Chic prenderà parte a The Hub attraverso delle conferenze, mentre The Hub ha già fatto questo passo durante lo Chic Young Blood nel giorno 25 ottobre a Pechino, con una tavola rotonda sul tema dell'assenza di multimarca in Cina. Una problematica che è alla base della creazione di The Hub. E' quanto spiega il suo co-fondatore Richard Hobbs, molto impegnato nello spazio dedicato ai brand di The Hub collocato proprio nel cuore dello Chic Young Blood.

Richard Hobbs, co-fondatore di The Hub


FashionMag.com: Qual è lo scopo di questo avvicinamento allo Chic?
Richard Hobbs: Lo scopo di questa collaborazione è di promuovere il concept dei negozi multimarca in Cina. Come sapete, ci sono pochissimi buoni department store indipendenti nel Paese. I marchi di lusso sono ben consolidati attraverso i loro concept store, e le aziende di fast fashion sono dappertutto. Fra i due estremi, c'è un vuoto immenso. Di fatto, una grande quantità di marchi non hanno la possibilità di conquistare questo mercato e di svilupparvi la loro offerta. Pertanto, noi pensiamo che sia venuto il momento per distribuirsi in Cina.

FM: Per quali ragioni?
RH: Gli affiliati in franchising dei grandi gruppi adesso hanno più fiducia nella loro capacità di poter fare i dettaglianti, ma anche di essere buyer e merchandiser. Ancora pochi anni fa, non avrebbero mai creduto di poter avere quest'opportunità né di possederne le capacità. Ma quel periodo è finito. Inoltre, la maggioranza dei grandi gruppi del retail sono alla ricerca di brand. Non possono creare da soli decine di offerte, dunque devono poter accedere ai marchi internazionali. Che siano di sportswear, streetwear, casualwear, heritage e altri ancora.

FM: Come convincere i commercianti a lanciarsi nel settore del dettaglio multimarca?
RH: Prima di tutto, bisogna dire loro che guadagneranno di più, grazie a migliori margini. In più, quando si è franchisee affiliati, si hanno molti meno controlli sull'offerta, nessuna vera attenzione a ciò che si ha in negozio. Tutto dipende da ciò che il brand ha deciso per te. Ma se si ha un negozio in proprio, tutto dipende da te. Sei tu a scegliere i prodotti, tu a dover rivedere il merchandising, tu a determinare come farti promozione.. Sei tu da solo a controllare il tuo destino. E invece di arrivare a un margine tra il 38 e il 40%, si può fare tra il 60 e il 65%. Ancora di più se sei bravo (ride, ndr.).

FM: E dall'altro lato, come presentare tale concept, nuovo per i cinesi?
RH: Io penso che il consumatore sia proprio alla ricerca di questo. E' alla ricerca di individualità, di più marchi, di legittimità e credibilità. Attraverso i multimarca potranno scoprire dei marchi italiani, francesi o inglesi di cui non avevano mai sentito parlare. Se avete dei dubbi, guardate al boom delle vendite on-line, dove questi marchi creativi funzionano molto bene. A lungo termine, i mutimarca avranno anche l'effetto positivo di aprire dei nuovi canali ai designer cinesi. Per ora questi ultimi hanno delle risorse limitate. Per svilupparsi, non hanno altra scelta che aprire il loro negozio in proprio. Il che è diventato troppo caro, laddove era economico 10 anni prima.

FM: Con The Hub, chiedete a dei brand di presentarsi su un mercato ben sapendo che non esiste ancora una rete per loro. Un atto di fede?
RH: Solo per il momento, perché noi abbiamo la certezza che il mercato crescerà. Tutto è basato su questo principio. Nessuna attività del resto è mai senza rischi, e questo comporta una certa fiducia. La mia certezza però, è che il mercato cinese sia maturo per i multimarca.

Matthieu Guinebault (Versione italiana di Gianluca Bolelli)

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