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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
18 dic 2017
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4 minuti
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Riccardo Tortato: “Cercate quello che non indossa un abito – lui è il capo”

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
18 dic 2017

Riccardo Tortato, boss dell’e-commerce e direttore della moda maschile presso i grandi magazzini TSUM e DLT, fornisce il punto di vista di un addetto ai lavori che frequenta da dentro il mondo poco conosciuto delle tendenze nel menswear in Russia, in una chiacchierata con FashionNetwork.com.


FashionNetwork.com: Cosa ha trovato nel reparto di abbigliamento maschile di Tsum quando è arrivato qui per la prima volta?
Riccardo Tortato: Ho cominciato come – e lo sono ancora – capo dell’e-commerce e mi è stato chiesto dal proprietario di diventare anche il capo di tutte le attività nell’Uomo. Il reparto maschile era davvero molto diverso. Ho trovato un buon livello di scelta qui, ma molti giovani marchi mancavano. La mia idea era quella di sviluppare la parte informale del business. Ebbi la sensazione, che si è rivelata abbastanza corretta, che il menswear nel mondo fashion si stesse muovendo verso un’altra direzione. L’abito non rappresentava più il simbolo di affermazione del proprio successo. Gli uomini volevano essere più a loro agio.
 
FNW: Qual è la differenza tra uomini russi ed europei in come si vestono?
R.T.: Russi o moscoviti? C'è una grande differenza tra Mosca e il resto della Russia. Ma non vedo differenze tra i tipici clienti di Mosca e qualsiasi cliente europeo o americano. Ad un certo livello, ovviamente. Forse gli americani sono più sportivi o indossano più easywear, ma in generale non c’è una grande differenza. Non ho mai voluto avere un punto di vista russo, altrimenti non avrebbero chiamato qualcuno nato in Italia che vive a New York. Il mio approccio è davvero globale. Siamo nel 2017. Differenziare tra un luogo e un altro è un po' anacronistico. Naturalmente, ogni singolo mercato ha le proprie specificità. Anche tra Francia e Italia ci sono differenze, o tra un inglese e un tedesco. La differenza è basata sul DNA delle persone e del Paese. E i russi viaggiano molto. Quindi, se hai qualcuno che viaggia molto e vede posti diversi, è bello quando gli fai trovare cose simili a casa. È come coi ristoranti. Qui ci sono molti buoni ristoranti perché quando le persone tornano a casa da Parigi o altre città vogliono mangiare le stesse cose che hanno assaporato all’estero. Lo stesso nella moda. In realtà, è un settore persino più competitivo che in molti altri posti. Hanno anche una buona capacità di acquisto e sono clienti viziati – lo dico in un senso positivo: sanno cosa vogliono.

FNW: Ma ci sono ancora alcune differenze fra i DNA delle persone, ci sono alcuni marchi che vendono meglio in Russia? Per esempio, lo stereotipo di un uomo russo dall'aria severa che vuole vestirsi con abiti di Brioni?
R.T.: No, non è più così. Probabilmente era corretto diversi anni fa. Non possiamo dire che tutti gli uomini russi indossino Brioni, perché se fosse così Brioni genererebbe la maggior parte dei nostri affari e questo non è vero, anche se è un marchio di successo. Ce ne sono altri che funzionano bene: Valentino, Stone Island, Dolce & Gabbana, DSquared. Givenchy è uno dei migliori. Loro Piana è un'etichetta che vende bene se parliamo di persone ricche e di classe. L’abito non è più una dichiarazione di ricchezza. Qui non è così, e nemmeno a New York. Se guardate le persone davvero importanti di Wall Street, non indossano abiti. Vai in una banca d'investimento in America e vorresti proprio capire chi è che cosa. Cercate quello che non indossa un abito – lui è il boss. Non ho mai visto, per esempio, [Roman] Abramovich indossare un completo formale.
 
FNW: Quali brand ha portato in Tsum?
R.T.: Ne ho portati 37. Off-White, NikeLab, Yeezy, Watanabe, Yohji, Sacai. Mancava molto una tale rappresentanza [di questo tipo di marchi].


FNW: Cos’è lo spazio 'On_Tsum' che ha creato di recente?
R.T.: Volevo un posto dove comprare prodotti esclusivi e ascoltare della buona musica. La superficie è di circa 200 metri quadrati. È un posto molto sofisticato. È difficile notare certe cose che senti ma non capisci. Ad esempio, le sue luci sono completamente diverse da qualsiasi altro ambiente di Tsum. Non ci sono specchi, perché volevo avere delle luci ‘da museo’ per esporre i prodotti. Per il 99% di questi articoli ci sono solo 2-3 pezzi [disponibili]; per molte cose ce n’è solo uno.
 
FNW: Il reparto menswear di Tsum ha tutto oggi?
R.T.: Sì. Non manca niente. Ho tutto ciò che volevo avere.
 
FNW: Quali sono i suoi piani per il futuro del menswear di Tsum?
R.T.: In primo luogo, sono il direttore dell’e-commerce. Questa è l’area in cui abbiamo molto da fare e nella quale focalizzo molte delle mie energie. Se parliamo della parte maschile, c'è ancora del lavoro da fare. È come se avessi preso un blocco di marmo e avessi iniziato a scolpirlo. Prima c'era un blocco di marmo, ora c'è una scultura. Devo decorarla e levigarla ancora un po’, ma il blocco principale è ancora lì.

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