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Pubblicato il
13 mag 2021
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Retail High Street 2021: gli effetti della pandemia in Italia

Pubblicato il
13 mag 2021

Secondo il report “Fashion High Street 2021 post pandemia 2020”, realizzato da World Capital con Federazione Moda Italia Confcommercio, il mercato del retail in Italia ha subito una forte limitazione sia a causa della pandemia, sia per la crescita dell’e-commerce e per le nuove abitudini di acquisto generate dal Covid-19.

Le contrazioni nei canoni di locazione delle vie del lusso si sono verificate soprattutto al sud

 
“Tra i diversi settori del mercato immobiliare, l’asset Retail è quello che ha subito in maniera più forte gli effetti della pandemia, a causa del lockdown, delle restrizioni, del calo del turismo e della propulsione dell’e-commerce”, ha affermato Andrea Faini, CEO di World Capital. “Tuttavia, crediamo che il progresso sul fronte vaccinale e la ripartenza del turismo nei prossimi mesi potrebbe portare ad una graduale ripresa del settore. Nonostante la pandemia abbia modificato le abitudini di acquisto delle persone, il negozio fisico resta fondamentale, sia come vetrina del brand, ma soprattutto come luogo di esperienza per il consumatore.”
 
Se al nord la situazione si è mantenuta relativamente stabile, con una variazione media dei canoni di locazione nelle vie dello shopping di lusso pari al -6% rispetto al periodo pre-pandemico, al sud la contrazione è stata più forte, come ad esempio in corso Italia a Catania (-16%) e in via Calabritto a Napoli (-15%). A Milano, via Montenapoleone, seppur con valori ridimensionati rispetto al semestre precedente, si riconferma la via dello shopping italiana più lussuosa, con canoni medi di 10.500 al metro quadro all’anno. Un altro effetto della pandemia è stata la richiesta di spazi più piccoli, con una variazione di circa il -10% in termini di metri quadrati rispetto al 2019.

Per quanto riguarda più in generale l’impatto del Covid sul comparto moda in Italia, che nel 2019 aveva generato oltre 7,5 miliardi di euro di consumi da parte degli stranieri, Federazione Moda Italia Confcommercio prevede una perdita complessiva di 20 miliardi di euro di consumi nel solo dettaglio moda nel 2020, su quasi 60 miliardi di euro complessivi; la chiusura definitiva di 20 mila negozi di moda in Italia su 115 mila punti vendita; e una ricaduta sull’occupazione per oltre 50 mila addetti su 310 mila.
 
“I dati confermano il momento di estrema difficoltà che stanno attraversando i negozi e l’intera filiera della moda, abbigliamento, calzature, pelletterie e accessori, ha dichiarato Renato Borghi, Presidente di Federazione Moda Italia Confcommercio. “È chiaro che con 138 giorni di chiusura, questi negozi – che sono incomprensibilmente collocati tra le pochissime attività commerciali a rimanere chiuse per decreto in zona rossa – hanno dovuto rinunciare al 35% del tempo da dedicare al lavoro. (…) Urgono interventi a sostegno e per la ripresa del comparto, come indennizzi congrui alle effettive perdite con rivisitazione dei parametri di perdita del fatturato utilizzati nel DL Sostegni; credito d'imposta su locazioni di immobili ad uso commerciale; credito d'imposta a tutte le attività della filiera della moda sulle rimanenze di magazzino; immissione di nuova liquidità e credito garantito; moratoria titoli di credito; moratoria fiscale e contributiva; iniziative volte a sostenere e stimolare la domanda interna come l'abbassamento temporaneo dell'IVA sui prodotti di moda al 10% e l'introduzione di bonus per l'acquisto dei prodotti di moda magari Made in Italy, sulla scia del bonus mobili e ecobonus auto; sgravi contributivi sul costo del lavoro sull'intera filiera della moda sulla scia di quanto previsto con l'iniziativa già in vigore “Decontribuzione Sud””.

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