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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
26 ago 2022
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6 minuti
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Reportage in Veneto nella roccaforte delle calzature Louis Vuitton

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
26 ago 2022

Con il suo lungo edificio rettangolare che scintilla sotto il sole, la manifattura di calzature Louis Vuitton non passa inosservata. È lì, a Fiesso d'Artico, tra Padova e Venezia, lungo il Naviglio del Brenta, che ha sede la fabbrica mondiale delle calzature del marchio di punta di LVMH. In questi stessi luoghi si diffusero a partire dal XIV secolo i "calegheri", virtuosi calzolai veneziani che lavoravano per i nobili della Serenissima, dando vita ad uno dei più importanti distretti calzaturieri della Penisola.

La manifattura di calzature di Fiesso d'Artico si estende su 14.000 metri quadrati di superficie - Louis Vuitton


Da allora, gli artigiani hanno perpetuato il loro know-how di generazione in generazione, effettuando come nei secoli scorsi fino a più di 300 operazioni manuali per realizzare un modello dall’inizio alla fine. La maison parigina di prodotti di lusso non poteva scegliere zona migliore per collocarvi uno dei suoi cinque maggiori siti produttivi mondiali. Gli altri sono il suo storico laboratorio di Asnières-sur-Seine, quello di Grasse per i profumi, l’atelier di Ginevra per gli orologi e quello di Place Vendôme a Parigi per i gioielli. Nel 1998, Vuitton decise di centralizzare la sua produzione di calzature all'interno di due aziende familiari a Fiesso, che acquisì nel 2001 per creare il proprio stabilimento. Una manifattura ospitata dal 2008 in questo edificio moderno, disegnato in modo da somigliare ad una scatola da scarpe dall'architetto Jean-Marc Sandrolini, tutto in cemento e vetro rivestito da una sottile rete d'acciaio.

L'enorme costruzione si sviluppa su una superficie di 14.000 metri quadrati tutt’intorno a un cortile interno attraversato da un nastro d'acqua e ricoperto d'erba, dove si ergono sculture che celebrano la calzatura, come la scintillante scarpa décolleté gigante creata dall'artista portoghese contemporanea Joana Vasconcelos a partire da pentole di acciaio inossidabile. Il design elegante e la tranquillità del luogo ricordano un giardino giapponese. Un'impressione di serenità che ci segue all'interno della fabbrica, dove i luminosi laboratori con i pavimenti in parquet e gli ampi corridoi dalle pareti bianche si alternano a tutta una serie di patii-giardino che lasciano filtrare la luce naturale. Grandi blocchi di colore segnalano l'ingresso ai laboratori. In effetti si tratta di vere e proprie fabbriche indipendenti e separate, ciascuna dedicata a una specialità.

Originariamente quattro, esse sono recentemente diventate cinque. Il rosso rappresenta l'unità "Alma" dedicata alle scarpe per “la donna elegante”, il blu identifica il laboratorio "Nomade", dedicato alle calzature per guidare le automobili, il verde indica l’area produttiva "Taiga", rivolta alle scarpe da uomo, il giallo è riservato all’atelier "Speedy", che produce le sneakers, mentre l'arancione "Horizon" è stato riservato a un nuovo laboratorio di sneakers aggiuntosi nel 2021. Sotto l'impulso di Virgil Abloh, il direttore delle collezioni uomo, scomparso nello stesso 2021, le sneakers hanno infatti assunto una nuova dimensione e portata nell’offerta di Louis Vuitton. “Ci ha spinto verso una nuova visione del prodotto attraverso una scarpa sportiva più tecnica con molta ricerca e innovazione”, ci viene raccontato nello stabilimento.

Gigi, l'esperto in forme della manifattura di scarpe di Louis Vuitton - ph Dominique Muret


A questi cinque blocchi si aggiunge una serie di spazi più piccoli e di laboratori, come la sala di formazione per il personale di vendita o l’area lounge-galleria alla reception, dove, accanto a una selezione di modelli fra i più emblematici di Louis Vuitton, vengono presentate diverse opere d’arte, come una serie di disegni originali di Andy Warhol ispirati alle scarpe. Oppure il laboratorio per il controllo qualità, dove si svolgono i test chimici, fisici e meccanici per verificare la resistenza dei materiali, anche sottoponendoli a diverse temperature. Le scarpe Louis Vuitton devono essere indossate senza problemi sia ai +50 gradi di Dubai che ai -30 gradi di San Pietroburgo!

Un altro laboratorio è quello delle forme che fungono da supporto per la fabbricazione della scarpa. Circondato da file di modelli in legno, in piedi davanti al suo banco da lavoro, matita in mano, Gigi traccia delle linee su un pezzo di legno, che presto trasformerà in una forma che traduce al millimetro il desiderio creativo del designer. Il tutto senza dimenticare la nozione di comfort. “Il piede è un organo che si muove e genera compressioni. Questo deve essere preso in considerazione durante la creazione della forma”, dice.
 
“Dall'idea del designer bisogna ricavare un prototipo tridimensionale”, spiega poi. Una volta terminata, questa forma che funge da modello base verrà declinata in una serie di sagome in polipropilene e sviluppata nelle diverse dimensioni grazie ad un programma per computer. Più avanti, nell'ufficio stile e prototipi, ci immergiamo in un ponderoso ambiente da studiosi: nella fase di sviluppo della collezione prima della sfilata si possono realizzare fino a 1.000 prototipi, frutto di un intenso lavoro di ricerca.

La fabbricazione di una scarpa richiede fino a 300 operazioni manuali - ph Dominique Muret


Dalla scelta dei materiali e dei fornitori, al taglio delle pelli, passando per la realizzazione di tacchi, suole o decori che vanno ricalibrati secondo le diverse taglie, ogni artigiano ha la sua specialità. Nel laboratorio dedicato alle scarpe da donna, quasi 1.000 persone sono al lavoro in camicette gialle o grembiuli marroni ricamati con il logo LV, occupandosi del taglio, del montaggio, della cucitura e anche della rifinitura. Qua, con l’aiuto un martello, la pelle viene inchiodata alla struttura del sottopiede senza tenderla troppo. Là, viene segnato con una matita il limite in cui verrà posizionata la colla per la suola. Una tecnica ancestrale ripetuta con maestria e precisione da queste maestranze altamente qualificate, che per la maggior parte sono entrate nel mondo della pelle sin dalla culla, visto che i loro genitori esercitavano la stessa professione dei propri genitori e così via.

Al laboratorio Nomade sono attive 450 persone, il 60% delle quali sono artigiani. “Inizio della pausa per il gruppo 1”, annuncia una voce dall'altoparlante, mentre in un angolo Michela resta concentrata su un modello di mocassino che cuce a mano con le dita coperte da protezioni metalliche. Con più di vent'anni di esperienza alle spalle, questa esperta che si è formata nella selleria, punge la pelle con fermezza. A poca distanza, una sua collega liscia le cuciture di un altro modello con l’aiuto di martello e pinze.
 
Più lontano, nel corridoio, le calzature da cerimonia maschili, in rapida crescita, vengono curate in maniere differenti in quanto “portatrici di un'antica tradizione”. Così, al laboratorio Taiga non può mancare Roberto, 40 anni di attività, che ha iniziato a 12 anni con i suoi genitori. È uno degli ultimi a saper praticare la cucitura Goodyear - o la simile cucitura norvegese - che serve per fissare la tomaia al guardolo, rafforzando la solidità della scarpa pur mantenendone la flessibilità. Prepara lui stesso il filo e cuce rigorosamente a mano, a piccoli punti, i modelli più esclusivi di scarpe da uomo Louis Vuitton. Impiega tre ore per completarne un paio. In un altro spazio, appoggiata a un grande tavolo, una donna strofina con convinzione un mocassino usando un panno umido imbevuto di cera naturale. Le ci vorranno fino a due ore per dare alla scarpa la giusta patina.

La produzione delle scarpe unisce tecniche manuali e processi industriali - ph Dominique Muret


Infine, il laboratorio delle sneakers si presenta simile a un alveare, dove ogni lavoratore è legato a una specifica operazione. Il progetto di personalizzazione "Now Yours", lanciato a fine 2018, vi occupa sempre più spazio. Ovunque nel mondo, i clienti Louis Vuitton possono ordinare il proprio paio di scarpe da corsa scegliendo materiali, colori e altri dettagli. Sono possibili più di 1 miliardo di combinazioni! Sul posto, la fabbrica, che ha completamente internalizzato l'intera procedura fino alla stampa di iniziali e nomi, dispone di uno stock permanente di materiali. In media, arrivano due ordini al giorno e ci vogliono quattro settimane per completarli. I modelli così personalizzati vengono venduti a partire da 700 euro al paio. Finora ne sono state realizzate poco meno di 4.000 paia. Una vera sfida per l'etichetta francese.

Ma il produttore di bauli non intende fermarsi qui. Dotatosi di un'altra fabbrica in Italia, dedicata a borse e accessori, ad Incisa in Val d'Arno, vicino a Firenze, che ha recentemente ampliato, Vuitton sta pensando di costruire una fabbrica più grande. A fine 2021, il vicedirettore generale di LVMH, Toni Belloni, ha infatti accennato a un progetto “per creare un centro di know-how che concentri efficacemente una serie di professioni, che già utilizzano professionalità e competenze italiane, in un'entità che probabilmente sarà situata in Toscana. Questo nuovo stabilimento, se vedrà la luce, sarà totalmente dedicato a Louis Vuitton”.

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