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Pubblicato il
25 set 2013
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Regno Unito: segnali di ripresa

Pubblicato il
25 set 2013

In occasione della pubblicazione dei risultati di Next il 12 settembre scorso, il suo direttore generale Lord Wolfson manifestava un moderato ottimismo: “Ci troviamo attualmente in un momento chiave, nel quale il credit crunch (ndr.: la stretta creditizia) si trova alle spalle e in cui cominciamo a percepire l'inizio della ripresa”.

Oxford Street a Londra. (Foto: AFP)


Queste osservazioni, che riecheggiano quelle di altri leader del settore, riflettono il recente miglioramento dei dati di vendita del settore dell'abbigliamento. Le condizioni meteorologiche eccezionali registrate a luglio e agosto in Inghilterra hanno infatti amplificato le vendite estive: le vendite al dettaglio in valore sono progredite a luglio del 3,9% in un anno, e del 2,2% a dati comparabili, secondo il BRC, l’organismo di supervisione del settore della distribuzione. Questo miglioramento si è esteso nel mese di agosto, con una crescita del 3,6% delle vendite e dell'1,8% a dati comparabili.

Il settore dell'abbigliamento si è comportato particolarmente bene, issandosi al primo posto delle maggiori vendite nella categoria non-food. Questo comparto ha anche salvato il settore delle vendite on-line, che ha ottenuto fra giugno e luglio la percentuale di crescita più bassa in UK da gennaio 2010. Oltre al tempo atmosferico bello, gli esperti hanno motivato la ripresa delle vendite con l'impatto positivo generato da alcuni eventi particolari e felici: la nascita del Royal Baby, oltre che le vittorie sportive inglesi a Wimbledon e al Tour de France, che hanno permesso di amplificare la fiducia e l'ottimismo delle famiglie britanniche. L’appetito per lo shopping ritrovato dai consumatori si è coniugato anche con il proseguire del fenomeno del drastico calo dei prezzi del settore: in un anno, i prezzi nell'abbigliamento e nelle calzature sono calati del 9,7%, vale a dire la diminuzione più elevata registrata dall’indice Nielsen Shop Price dalla sua creazione a dicembre 2006.

In compenso, gli esperti restano prudenti riguardo al prolungarsi di questo trend positivo: “I distributori tenteranno ora di vendere le linee rimanenti della stagione estiva e pregheranno perché non si assista a una “estate indiana”, il che rischierebbe di compromettere le vendite delle collezioni della stagione autunno-inverno che sono già in negozio”, spiega Clive Black analista di Shore Capital. I segnali positivi cominciano ad aumentare: la Banca Centrale d'Inghilterra ha rivisto in aumento le sue previsioni di crescita per il terzo trimestre, allo 0,7% rispetto allo 0,5% delle sue stime precedenti, conseguenza di un miglioramento dei consumi delle famiglie.

I direttori finanziari dei principali gruppi di distribuzione britannici scommettono addirittura su una crescita del settore nei prossimi 12 mesi: secondo uno studio realizzato congiuntamente dalla banca britannica RBS e dallo studio di consulenza BDO, 4 CFO (direttori finanziari, appunto, ndr.) intervistati su 5 si aspettano un miglioramento significativo. “Se la pubblicazione di buoni indicatori macro-economici prosegue fino alla metà dell'autunno, il settore in generale, e i sopravvissuti di questa profonda recessione in particolare, potranno senza dubbio trascorrere un buon Natale”, valuta Clive Black.

Ma in attesa che le buone notizie si concretizzino, il settore britannico dell'abbigliamento continua a pagare lo scotto della crisi: secondo uno studio pubblicato in agosto dalla società di ricerche Conlumino, il tasso di disoccupazione, in aumento dal 2007, ha considerabilmente eroso il settore delle vendite di vestiti indossati sul posto di lavoro in ambito professionale: il passivo al riguardo ammonta, secondo l'azienda di ricerche di mercato, a 706 milioni di sterline (825 milioni di euro) negli ultimi 5 anni...

(Versione italiana di Gianluca Bolelli)

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