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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
31 ago 2018
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Regno Unito: il lusso e la moda, settori più minacciati da una Brexit "dura"

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
31 ago 2018

Un’eventuale Brexit senza accordo sarebbe più dannosa per alcuni settori industriali britannici rispetto ad altri, con i prodotti di lusso e il settore della moda in generale che fanno parte dei comparti più minacciati, secondo una nuova analisi.

Regno Unito: il lusso e la moda sono fra i settori più minacciati dalla Brexit


Plimsoll Publishing spiega che i produttori di beni di lusso e le aziende del settore dell’abbigliamento saranno fortemente minacciate se nessun accordo sarà perfezionato con l’Unione Europea prima dell’addio della Gran Bretagna dal blocco commerciale. Questi due settori figurano nell’elenco delle prime 10 industrie più a rischio.
 
I risultati sono stati ricavati utilizzando i dati più recenti dell’agenzia Companies House, un ente pubblico del Regno Unito, combinandoli con lo strumento di analisi di Plimsoll. Secondo lo studio, il 43% delle esportazioni britanniche di beni e servizi erano destinate ai Paesi della UE, e la mancanza di accordo sarebbe disastrosa per alcuni settori.

In effetti, il comparto del lusso si colloca in testa a questa lista di rischio: il 39% delle aziende di questo settore sono segnalate come “in pericolo” e il 33% hanno già i conti in rosso. 
 
In una lista variegata che include anche nuove media companies, insieme ad aziende di petrolio e gas, ingegneria subacquea e biotecnologia, appaiono anche gli stilisti di moda: il 32% di loro sono in pericolo e il 31% registra già delle perdite.
 
Nel settore del lusso britannico, il 55% delle società hanno un’attività anche d’esportazione: l’aumento delle tariffe diganali e delle formalità amministrative potrebbe costituire un grosso problema. E tra gli stilisti di moda, il numero di coloro che esportano è ancora più elevato (63%).
 
"Le possibilità che il Regno Unito lasci l'UE senza un accordo commerciale sembrano essere aumentate in modo significativo negli ultimi tempi. Sebbene alcuni accolgano apertamente con grande favore un risultato simile, per molti comparti industriali tutto ciò renderà il compito ancora più difficile”, sostiene Christopher Evans, analista senior presso Plimsoll.
 
“Numerosi settori britannici fanno affidamento sul libero scmabio commerciale e sui regolamenti comuni che la UE offre loro, ma tutto questo potrebbe cambiare venerdì 29 marzo 2019 e un certo numero di mercati potrebbe subire gravi disagi”.
 
Eppure, non più tardi di questa settimana, il Primo Ministro britannico, Theresa May, ha dichiarato che una Brexit senza accordo “non sarebbe la fine del mondo”.

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