Real estate commerciale: l'Asia traina gli investimenti, Milano fuori dalla top 25

Il real estate commerciale a livello internazionale continua il suo trend positivo: nei 12 mesi terminati a giugno 2018, gli investimenti nel settore hanno raggiunto la quota record di 1.800 miliardi di dollari, in crescita del 18% sulle stesso periodo dell'anno precedente. L’incremento è dovuto principalmente all’Asia, sia come provenienza di capitali (45% di quelli oltreconfine proviene da acquirenti asiatici) che come destinazione degli investimenti (52% del totale), con Hong Kong che ha messo a segno la performance migliore (+68% sul 2017), diventando la prima città della regione ad entrare nella “top 5” - in quinta posizione - delle città mondiali per investimenti.

L'area del City Life a Milano - Facebook/Comune di Milano

A dirlo è il rapporto annuale di Cushman & Wakefield, “Winning in Growth Cities”, che stila una classifica delle città più attrattive per i capitali. New York conferma il suo primato mondiale per volume di investimenti, seguita da Los Angeles, Londra e Parigi, ma perde appeal per gli investitori internazionali, scendendo dal 2° al 6° posto, mentre La City si conferma la piazza più attrattiva, con una quota di 10,9 miliardi di dollari.
 
Posizione defilata per l’Italia, che in Milano ha il suo principale mercato di investimenti immobiliari: la città meneghina, assente nella “top 25” mondiale, è tuttavia considerata un obiettivo appetibile dagli investitori per il 2018/2019 sia nelle asset class tradizionali (uffici, retail e logistica) che in quelle alternative.
 
Nel complesso, tra le prime 10 città per investimenti globali, 6 sono statunitensi, 2 europee e 2 asiatiche. Per capacità di attrare capitali internazionali, invece, l’Europa è la regione più rappresentata. In generale, da 5 anni a questa parte, nelle prime 25 classificate per volume d’investimenti non si registrano significative variazioni, con l’unica eccezione di Toronto.

Dati incoraggianti anche per il futuro del mercato immobiliare commerciale, “se il contesto resterà invariato, il prossimo anno potrebbe registrarsi una crescita del 2% rispetto ai livelli attuali”, ha dichiarato il responsabile Global Capital Markets di Cushman & Wakefield, Carlo Barel di Sant’Albano.
 
“Ciò che potrebbe cambiare il prossimo anno è il potenziale aumento dell'offerta: alcuni investitori infatti cambieranno strategia e proveranno a monetizzare, altri sentiranno gli effetti dell'aumento del costo del denaro e avranno necessità di raccogliere capitali, mentre sempre più investitori cercheranno partner per progetti di investimento e sviluppo”, ha concluso David Hutchings, autore del rapporto e esponsabile Investment Strategy, EMEA Capital Markets di Cushman & Wakefield.

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