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22 apr 2021
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Quantis: il comparto cosmetico crea l’1,5% delle emissioni di gas serra del pianeta

Pubblicato il
22 apr 2021

La società di consulenza ambientale Quantis ha presentato, in occasione della Giornata Mondiale della Terra 2021, il proprio Report “Make up the Future – Leve di cambiamento per un business della cosmetica sostenibile” all’interno del webinar “Green Deal Europeo e le sfide della sostenibilità ambientale nel settore cosmetico”, organizzato da Cosmetica Italia per i propri associati e con la partecipazione di L’Oréal Italia.

Simone Pedrazzini, DirettorediQuantisItalia


Secondo i dati di Quantis, che ha inteso fotografare il settore cosmetico fornendo la prima sostanziale stima dell'impronta ambientale dell'industria della bellezza sul pianeta Terra, il settore della cosmetica (che dovrebbe raggiungere un valore stimato di 863 miliardi di dollari nel 2024) impatta sul pianeta con emissioni globali di gas serra comprese tra lo 0,5% e l’1,5%.
 
“Abbiamo deciso di elaborare uno studio che approfondisse, a partire da solide basi scientifiche, un settore produttivo chiave, il cui impatto è percepito con forza nella vita dei consumatori, mettendo in evidenza le aree della catena del valore in cui soluzioni innovative e science-based possono fare la differenza in termini di decarbonizzazione, e quindi di sostenibilità”, precisa in una nota Simone Pedrazzini, Direttore di Quantis Italia. “I dati ci dicono che i passaggi che impattano di più sul pianeta sono l'estrazione delle materie prime con il 10% delle emissioni del settore, il packaging con il 20%, poi il al trasporto col 10%, fino alla fase d'uso del prodotto che impatta per ben il 40%”, rivela.

Dalla lettura dei dati emerge un prerequisito indispensabile: avere più dati, e di qualità, per individuare i punti “critici” della filiera, e da quelli partire per definire obiettivi e azioni sistemiche che capitalizzino le esperienze positive delle aziende, oggi ancora troppo frammentate. Ciò che si può misurare, infatti, si può gestire. Un approccio data-driven che è fondamentale anche a livello corporate: alle aziende Quantis suggerisce di procedere misurando l'impatto ambientale dell'intera catena del valore, definendo obiettivi di mitigazione allineati alla scienza, nonché roadmap solide per il raggiungimento di tali obiettivi, assicurandosi che le strategie di sostenibilità siano integrate in tutti i processi aziendali e monitorandone i progressi. Un approccio scientifico alla sostenibilità si traduce anche in trasparenza, alla base della fiducia dei consumatori.
 
La base di consumatori di prodotti cosmetici fotografata dalla ricerca Quantis è attenta ad acquistare e utilizzare i prodotti responsabilmente: il 78% degli intervistati ricerca un packaging plastic-free, il 76% desidera acquistare prodotti sostenibili o ottenuti da fonti rinnovabili e ancora il 76% opta per packaging ricaricabili e riutilizzabili. Il 69% è influenzato dalla riduzione di carbonio, mentre il 65% si informa e preoccupa della riduzione dell'impronta idrica.
 
Il prodotto resta un nodo centrale: dai dati del report si evince che la sostenibilità deve entrare in ogni fase del suo ciclo di esistenza, dalla formulazione al fine vita passando per la distribuzione, prestando attenzione ad alcuni miti da sfatare, come quello dell'utilizzo di “ingredienti naturali” che possono, talvolta, avere un impatto più elevato in termini di emissioni, uso del suolo e acqua. In alcuni casi, i materiali sintetici possono offrire un’alternativa con minore impatto, senza compromettere la qualità, puntualizza la ricerca.


Nel packaging, che come detto impatta per ben il 20% sulle emissioni complessive, gli aspetti di cui tener conto sono quelli legati a soluzioni di riutilizzo e refill, con attenzione alla riciclabilità, alla semplificazione del design per ridurre componenti e materiali, e a considerare i processi di finitura, che nel caso della metallizzazione hanno un impatto elevato.

L'impatto della fase di utilizzo può variare anche a seconda delle caratteristiche energetiche e idriche dell'area in cui il prodotto viene utilizzato, ricorda il report di Quantis, che analizza le differenze di alcuni Paesi (Colombia e Emirati Arabi). La comparazione tra i due utilizzi fa emergere una maggiore emissione di gas serra negli Emirati Arabi, dove l’energia non rinnovabile utilizzata per riscaldare l'acqua necessaria per l’uso del prodotto genera tre volte più emissioni rispetto al mix di energia rinnovabile della Colombia. Il consumo di acqua, che considera quella utilizzata nella doccia e nei processi di raffreddamento delle centrali elettriche, gravato dalla scarsità idrica, è cinque volte superiore negli Emirati Arabi.
 
“Se fino a pochi anni fa la sostenibilità era un obiettivo perseguito da più attori ma in modo talvolta discontinuo, oggi è e una strada maestra nelle agende di organizzazioni sovranazionali e Governi, e nelle politiche industriali”, ricorda infine Simone Pedrazzini. “Il lancio del Green Deal Europeo ha infatti come scopo principale il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050, ma non solo: protezione della biodiversità, tutela delle risorse idriche e circolarità sono altri fra i pilastri di un piano d’azione che avrà sempre più impatto sui cittadini europei ed eserciterà crescenti pressioni sul business”.
 
Nata nel 2006 in seno al Politecnico di Losanna, Quantis ha all’attivo un portafoglio clienti che comprende organismi internazionali, società multinazionali e realtà locali, e vanta sedi in Francia, Germania, Stati Uniti e Svizzera. Dal gennaio 2019 è attiva anche in Italia, a Milano. Dalle 5 persone di fine 2019, il team italiano è arrivato a fine 2020 a contare 15 collaboratori, dall’età media di 35 anni.

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