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PwC: dal settore moda 1,45 milioni di mascherine al giorno

Pubblicato il
30 mar 2020
Tempo di lettura
3 minuti
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Secondo i dati rilasciati da PwC, sin dall’inizio sostenitore del progetto, grazie al protocollo di intesa tra Confindustria Moda e CNA Federmoda, redatto dallo Sportello Amianto Nazionale, tra tre settimane il sistema moda sarà in grado di produrre 1,45 milioni di mascherine ogni giorno, rispetto alle attuali 350 mila.

Piero Iacomoni, fondatore di Monnalisa, con la moglie Barbara Bertocci, Direttore Creativo del brand, hanno deciso di avviare la produzione di mascherine

 
“A 96 ore dal decreto si sono già riconvertite il 15% delle aziende candidate del circuito moda. Le altre sono in attesa di test da Politecnici e/o autorizzazione dal Ministero. Le previsioni indicano che, dopo il processo di autorizzazione del Ministero, la produzione massiva di mascherine aumenterà passando dalle 200.000 unità al giorno fino alle 700.000 unità al giorno entro le prossime 3 settimane”, si legge nella nota diramata.
 
Tra le aziende che nelle ultime ore hanno comunicato la riconversione della loro produzione a quella di mascherine sanitarie, Monnalisa, lo specialista del kidswear di lusso, ha annunciato di aver destinato parte dei suoi sforzi produttivi alla realizzazione di mascherine chirurgiche in tessuto non tessuto. Il primo lotto di presidi sanitari usa e getta è già stato consegnato alle amministrazioni e forze dell’ordine locali; questa settimana una tranche di altri 2.000 presidi sanitari sarà consegnata alla Azienda USL Toscana Sud-Est, per le necessità del personale medico e paramedico. Un altro storico brand italiano, il marchio di capispalla Peuterey, ha annunciato di aver iniziato a produrre, nella propria sede di Altopascio (LU), mascherine da donare alle comunità toscane limitrofe.

Peuterey ha iniziato a produrre mascherine nella sede di Altopascio (LU)

 
Anche Giemme BrandsCorporate, azienda bresciana leader nel settore della camiceria made in Italy con i brand Tintoria Mattei, Caliban e Le Sarte Pettegol, ha avviato una produzione straordinaria di dispositivi di protezione individuale, come mascherine, camici, copricapi e calzari. La prima linea produttiva oggi già attiva è interamente dedicata alla richiesta più urgente nell’emergenza, la produzione di mascherine riutilizzabili, con l’obiettivo iniziale di circa 40.000 pezzi a settimana, destinati a farmacie, parafarmacie e strutture industriali ancora operative; una parte della produzione sarà messa a disposizione gratuitamente dall’azienda per le strutture locali in forte necessità che stanno fronteggiando l’emergenza. Da parte sua, la marchigiana Tombolini, storica firma d'abbigliamento formale, produrrà nel suo stabilimento di Colmurano, in provincia di Macerata, 8.000 mascherine e 2.000 camici al giorno, con tessuti in cotone antigoccia, lavabili e sterilizzabili con acqua bollente, riutilizzabili al 100%; l’azienda donerà inoltre 5.000 mascherine ai comuni vicini.

Sul fronte internazionale, il marchio francese Sandro ha avviato la produzione di mascherine utilizzando il tessuto in eccesso delle collezioni precedenti; nei prossimi giorni verranno distribuite circa 10.000 mascherine per il personale ospedaliero non medico. Lo specialista spagnolo di calzature tecnologiche Callaghan ha deciso di sfruttare la propria expertise nella stampa laser 3D per la produzione di supporti per gli schermi delle maschere ad uso sanitario.
 
C’è anche chi non produce direttamente le mascherine, ma sceglie di donarle, come il brand giapponese di abbigliamento Uniqlo, che fornirà 1 milione di mascherine al Comune di Milano e 400 piumini ai volontari che prestano servizio nella città meneghina. E come Redstone, il gruppo cinese del lusso che conta nel suo portfolio marchi italiani, tra cui Giada, Curiel e Gabriele Colangelo, che tramite la fondazione no profit Santarelli ha fornito 20.000 mascherine agli ospedali e ai residenti di Roma. Inoltre, con l'aiuto e il coordinamento del Consolato Generale italiano in Cina, Redstone sta continuando a inviare in 'Italia decine di migliaia di maschere (finora 100.000 confermate) per i dipendenti dei propri marchi.

I prodotti igienizzanti di Mavive

 
Ma l’emergenza sanitaria non riguarda solo le mascherine, bensì anche altri presidi sanitari, come i camici e i gel disinfettanti. La storica azienda veneta della profumeria Mavive ha riconvertito parte della sua produzione di alta profumeria a prodotti igienizzanti e già dalla prossima settimana saranno distribuiti sul mercato da 700.000 a 1,5 milioni di prodotti a prezzo calmierato. Anche l’azienda svizzera Arval, fondata negli anni ’50 dal dermatologo Virgilio Vitali e specializzata nella produzione conto terzi di prestigiosi brand cosmetici, in soli tre giorni ha adattato parte della sua normale produzione alla fornitura di gel idroalcolico. Infine, Il brand canadese di outerwear Canada Goose ha deciso di utilizzare due dei suoi stabilimenti produttivi, a Toronto e Winnipeg, per produrre divise per operatori sanitari e camici per i pazienti, con l’obiettivo di produrre 10.000 capi.

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