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Adnkronos
Pubblicato il
25 feb 2014
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Poletto (Furla): ''La Cina e gli USA le nostre prossime sfide''

Di
Adnkronos
Pubblicato il
25 feb 2014

Cina e USA le prossime sfide per Furla in termini di mercato e distribuzione. Lo spiega l'amministratore delegato Eraldo Poletto, in occasione della presentazione della nuova collezione a Milano.

Borse Furla


Poletto tiene innanzitutto a precisare che la presenza worldwide della maison è già importante e che sui mercati ove Furla è presente si tratta di consolidare: "siamo già in cento paesi e il problema non è aggiungerne ma diventare più bravi in quelli in cui siamo".

Al netto di questo, ci sono due realtà da affrontare: "abbiamo una sfida con la Cina, dove nei prossimi tre anni dobbiamo aprire un centinaio di negozi e l'altra grande sfida sta a ovest, negli USA perché è un mercato così strategico, difficile e importante rispetto al quale è impossibile pensare di stare ai limiti". "Inoltre - fa notare - la competizione nel nostro segmento premium luxury arriva dagli USA e gli Stati Uniti insegnano molto bene come fare competition. E io amo la competizione".

Intanto i numeri del 2013 danno conto di un'azienda in crescita (fatturato di 228 milioni di euro, +7%) che anche sul mercato interno tiene: "molto dipende da ciò che abbiamo fatto e da come ci siamo mossi in termini di prodotto e di mercato. Credo che le crisi siano sotto un certo punto di vista positive, nel senso che insegnano, a chi vuole imparare, a fare meglio il proprio lavoro e spesso offrono ad altri la scusa per non fare quello che dovrebbero fare. Uno dei risultati che mi dà più soddisfazione è che comunque in Italia riusciamo ad avere ottimi risultati perché è importante conoscere bene il marcato da cui si viene".

"Per noi l'Italia rappresenta il 24%. Siamo un'azienda internazionale ma vincere in Italia nel nostro mercato che amiamo, al quale dobbiamo molto è fondamentale. Abbandonare l'Italia sarebbe un errore strategico folle".

Nessun problema di credit crunch per Furla: "siamo in una situazione molto privilegiata - spiega Poletto - perché ci autofinanziamo. Siamo un'azienda molto sana finanziariamente e creiamo cash. Ritengo però, e questa è la nuova sfida del prossimo triennio, che sia necessario crescere a tassi impensabili nel passato, perché crescere è fondamentale, non per il proprio ego ma perché il mercato te lo richiede. E' ormai imprescindibile raggiungere certe dimensioni per competere sul mercato internazionale. O si è un settore di nicchia o si è nei grandi numeri. Ciò che è in mezzo è in grande difficoltà".

E Furla "non compete con il lusso per prezzi o branding, ma la competition con il lusso avviene nei negozi, nelle location dei negozi o nei mall". Ecco perché "bisogna diventare più grandi per poter competere".

Per quanto riguarda la quotazione invece l' AD parla di "una strada ipotetica", per la quale, eventualmente, l'azienda "deve essere preparata e gli azionisti messi in condizione di poter decidere", ha spiegato Eraldo Poletto, che affronta la nuova stagione di sfilate forte dei risultati del 2013.

Furla ha chiuso infatti l'esercizio con un fatturato di 228 milioni di euro, pari ad un incremento rispetto al 2012 del +7%. Un trend di crescita che nell'ultimo triennio è stato del +45%.

"La decisione di andare in Borsa è degli azionisti" tiene innanzitutto a chiarire, precisando che "il mio ruolo come manager è eventualmente fare in modo che questa decisione possa essere eventualmente presa. Per crescere serve denaro, ne serve molto, può essere chiesto alle banche che guardano ai numeri in un certo modo, al private equity che li guarda in un altro, alla Borsa che mette invece al centro la progettualità. Quello che di positivo ha la Borsa è che insegna alle aziende ad avere regole e quindi a misurarsi".

Insomma, per Poletto, "la Borsa è una strada ipotetica. Il mio lavoro è organizzare l'azienda affinché possa diventare una decisione degli azionisti. Bisogna organizzarsi per farlo. Questo richiede denaro, professionalità e competenze". La quotazione implica una "condivisione del rischio. Spesso in Italia si parla della Borsa come vincere la lotteria: 'vado in Borsa, prendo un sacco di soldi e compro la barca'. Serve invece per investire gran parte di quello che viene raccolto nell'azienda e finanziare la crescita. Certo, qualcuno va in Borsa per coprire i bond o in qualche modo trovare la strada della sopravvivenza. Non è - assicura l'AD - il nostro caso".

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