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Pubblicato il
24 giu 2019
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Pitti Bimbo 89 chiude con oltre 5.100 buyer. Calano gli italiani, bene da UK, USA e Francia

Pubblicato il
24 giu 2019

L'89esima edizione del salone di moda infantile Pitti Bimbo dovrebbe chiudersi con oltre 5.100 buyer, registrati nel quartiere fieristico della Fortezza da Basso, di cui 2.400 internazionali da 80 Paesi. In calo i compratori italiani, mentre rimangono stabili quelli esteri, con aumenti da UK, USA e Francia. Complessivamente i visitatori dovrebbero raggiungere ancora una volta le 10.000 presenze totali.

Pitti Bimbo 89 - @pittiimmagine


A dominare la classifica dei primi 15 mercati del salone fiorentino, andato in scena dal 20 al 22 giugno 2019, è ancora la Spagna, seguita da Russia, Regno Unito, Germania, Turchia, Belgio, Francia, Cina, Olanda, Grecia, Stati Uniti, Corea del Sud, Ucraina, Portogallo e Kuwait.

"La prima cosa che colpisce entrando nei padiglioni di Pitti Bimbo”, dice Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine, “è la quantità e la qualità dei progetti speciali a sostegno delle collezioni messi in campo dagli espositori, di qualsiasi taglia e provenienza: un calendario così vario non lo avevamo mai avuto, segno dell'impegno e della creatività di un settore che, a dispetto di una fase congiunturale certo poco dinamica, soprattutto in termini di consumi e di interscambio commerciale, investe sui potenziali del brand, lavorando in termini di innovazione stilistica e di materiali".

"Il salone”, prosegue Napoleone, “conferma poi una vocazione sperimentale, che si esprime stavolta nella dolce rivoluzione del Piano Attico del Padiglione Centrale all'insegna della moda di ricerca, e una forte dimensione internazionale, su entrambi i lati del mercato (e della stampa), da cui deriva grande parte della sua indiscussa posizione di leadership".

The Pitti Special Click - @pittiimmagine


"A metà percorso i dati ci dicono di una minore affluenza dei compratori italiani ampiamente prevista”, afferma Agostino Poletto, direttore generale, “nell'ordine del 5-6%, più che accettabile alla luce della situazione economica interna e della trasformazione del settore distributivo, e ci dicono di una sostanziale e significativa tenuta dei dati esteri, con una leggera e fisiologica flessione di un paio di punti percentuali (lo scorso giugno il segno era positivo, la legge dell'alternanza…). Ma come sempre i numeri da soli non parlano - o almeno non dicono tutto. Per esempio non dicono che sono in aumento mercati decisivi per l'abbigliamento bambini come Regno Unito, Stati Uniti, Francia, dai quali sono arrivati i più importanti top buyer, come Barneys NY, Bergdorf & Goodman, Childrensalon, Childsplay, Fenwick, Galeries Lafayette, Harrods, Kurt Geiger, Le Bon Marché, Neiman Marcus, Printemps, Selfridges e Smallable. O che sono arrivati dal Kuwait e dal Qatar i compratori dei grandi mall, veri e propri hub commerciali per il Medio Oriente e per l'Asia occidentale. O che i migliori compratori italiani e europei sono comunque tutti presenti. Peccato piuttosto per la Germania che, come è successo a Pitti Uomo, mostra un deciso rallentamento pur restando nelle parti alte della classifica in termini assoluti - e peccato anche per la Russia, che per ora non riesce a dare stabilità al suo recupero di capacità di acquisto. Dovremo lavorarci, tutti insieme".

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